Al di sotto del complesso monumentale della Parrocchia Santi Cosma e Damiano è presente una cripta in cui si celebra la devozione alle anime del Purgatorio. L’ipogeo risale alla costruzione della parrocchia del 1500, la più antica dell’area nord di Napoli, prima ancora che si innalzasse quest’odierna. Nasce come cimitero e resta tale fino al 1804 quando Napoleone, con l’editto di Saint-Cloud, impone la sepoltura dei morti al di fuori delle mura della città, per evitare la contrazione di malattie.
Nel cortile della parrocchia sono presenti due entrate, da cui si scende nella cripta. Sono le luci delle candele ad illuminarla, posizionate vicino alla statua della Madonna e sulla pavimentazione, dove al di sotto sono seppellite le salme. Incute un po’ di timore, posso immaginare, ma è un pezzo di storia che vale la pena di visitare. Le famose “capuzzelle” si trovano chiuse in due teche, ammassate ma ben visibili in mezzo a centinaia di ossa. Ogni venerdì della settimana i residenti del quartiere vengono a pregare e a chiedere una grazia.
Benessere nella vita terrena grazie a quella ultraterrena
Il culto delle anime Pezzentelle nasce nel periodo della Controriforma grazie al Concilio di Trento. Nella teologia cristiana la morte non è l’ultima tappa ma rappresenta un passaggio alla vita eterna. Le colpe commesse durante la vita terrena si accumulano ed è inevitabile il passaggio per il Purgatorio per espiarle, prima di risiedere al Paradiso. Il rito svolto consiste nel “rifriscare i morti“, cioè di dare sollievo a queste anime, tramite la preghiera, per velocizzare il loro processo di espiazione delle colpe. Le persone entrano nella cripta, pregano ad alta voce e bussano su ogni vetro della teca. Questo è il richiamo dei vivi ai morti. I vivi possono intercedere per i morti tramite l’unico collegamento possibile: quello dello scambio.
“Non è colpa nostra se i vostri mariti stanno a Poggioreale” – le anime del Purgatorio. Così recita la scritta posizionata su un vetro della teca. Da anni ormai i residenti del quartiere e oltre vengono nella cripta per chiedere l’amore coniugale, quello eterno, guarire dalle malattie e proteggere i propri familiari. Le mura sono ricoperte di nomi uniti insieme da cuori, ex voti e richieste di grazie. Non è solo un mucchio di ossa. Nelle teche è presente il Maresciallo, in cui si intravede quasi l’intero scheletro incastonato tra le altre ossa; è possibile riconoscerlo grazie ad un cappellino verde posizionato sul suo capo. Ci sono scheletri quasi del tutto intatti, tibie e femori che sbucano dalle capuzzelle, fiori e una piccola bara, di cui è ignoto il contenuto. Altre figure come il Parroco e la Sposa sono quasi impossibili da riconoscere a causa della dissezione dei teschi per le numerose ricerche scientifiche svoltesi. In alcune capuzzelle è possibile scorgere alcuni tratti umani, come la pelle o i bulbi oculari; sembrano mummificati con la bocca spalancata, come se chiedessero aiuto. Questi, presumibilmente, sono più recenti e risalgono alla seconda guerra mondiale.
Nel 1969 il Tribunale ecclesiastico per la causa dei santi emanò un decreto che proibiva il culto individuale e l’adozione delle capuzzelle, data la forte presenza superstiziosa napoletana che cerca di unire la scissione tra il sacro e il profano. Secondo la Chiesa solo i Santi possono fare miracoli, quindi vennero chiuse molte delle Terre Sante presenti sul territorio di Napoli. Da allora nasce la celebrazione del 2 novembre, cioè il giorno della Commemorazione di tutti i fedeli defunti. Questa legge porta la Terra Santa di Secondigliano ad essere una delle poche del territorio napoletano che non sia divenuta museo e in cui si celebra ancora la devozione alle anime del Purgatorio.
L’Associazione COSDAM
Raffaele Siciliano è il presidente dell’associazione COSDAM che si occupa, da almeno tre anni, della valorizzazione e fruizione del complesso monumentale dei Santi Cosma e Damiano. Questa cerca di trasmettere a più persone possibili, soprattutto alle nuove generazioni, i segreti più nascosti del quartiere di Secondigliano e, conseguentemente, tutta la bellezza che si cela dietro.
Si impegnano nella scoperta di nuovi elementi anche nella stessa parrocchia e cripta che frequentano da anni. La vita è troppo breve e gli archivi conservati, nonostante raccontino anni di storie delle famiglie di Secondigliano dal 1500 ad oggi, sono insufficienti per conoscere realmente tutto quel che ci ha circondati e che ci circonda. Sono le mura che parlano: col passare del tempo lo stucco si sta staccando, facendo fuoriuscire sagome avvolte dalle fiamme. Sono le anime del purgatorio, che forse chiedono di essere ascoltate.
Prima dell’apportazione di alcune modifiche nella parrocchia e nell’ipogeo, le mura erano costernate da affreschi, che man mano stanno venendo fuori, dandoci la possibilità di ammirarli. È anche nota la loro partecipazione ad eventi come la rassegna UANEMA e il Maggio dei Monumenti, in cui si coinvolgono le scuole superiori del territorio o delle zone limitrofe, cosicché da far aumentare nei giovani la fame di conoscenza. Questo è uno dei loro obiettivi. La conoscenza e la frequentazione della Terra Santa è preferita da un pubblico adulto o anziano; un numero limitato di giovani ne sono a conoscenza grazie ai loro nonni o genitori, che il venerdì mattina frequentano l’ipogeo per pregare dopo una lunga passeggiata sul corso di Secondigliano.
L’attaccamento alla fede cristiana non è diminuito, piuttosto ha cambiato forma; si è evoluto col tempo, insieme alle nuove generazioni. Secondigliano attrae non solo per la fede, ma anche per le credenze, le superstizioni e per le leggende. Ogni mattone, palazzo, chiesa o anche lo stesso cemento su cui cammini è intrinseco di storia. Che tu sia credente o no, è impossibile non essere trascinato dalla potente forza attrattiva che genera questo quartiere.



















