Stupri sui prigionieri palestinesi, Israele è una nuova Abu Ghraib

Martina Amante 10/08/2024
Updated 2024/08/10 at 12:09 PM
5 Minuti per la lettura

Potrebbe essere Guantanamo nel 2002. Invece i video che stanno girando in questi giorni di stupri di gruppo su prigionieri palestinesi, da parte di soldati dell’esercito israeliano, sono avvenuti nel carcere di Sde Teiman a sud di Israele. L’accusa arriva dopo che il quotidiano israeliano Haaretz aveva riferito a giugno che almeno trentasei prigionieri palestinesi di Gaza potrebbero essere stati torturati a morte dai soldati israeliani nella stessa struttura.

I dettagli dello stupro all’interno di Sue Teiman in Israele

Il canale israeliano Keshet 12 ha pubblicato un video che mostra stupri sui prigionieri palestinesi a Israele. Al suo interno sono incarcerate centinaia di persone catturate durante le operazioni di terra delle IDF nella Striscia di Gaza. Il video – registrazioni di telecamere di sorveglianza – mostra i soldati, accompagnati da un cane, scegliere una persona tra 25 detenuti costretti a stare a terra, a faccia in giù. Il prigioniero viene condotto attraverso la struttura in un angolo dove viene “nascosto” dietro una serie di scudi, in un apparente tentativo di nascondere lo stupro dalle telecamere.

Il video dovrebbe ritrarre il caso dello stupro del carcerato che è stato poi costretto all’ospitalizzazione per una “ferita grave nella zona del retto” – il caso che ha scatenato i disordini di fine luglio, quando la polizia militare israeliana è stata costretta a fermare 9 riservisti per le indagini scattate come automatismo in seguito all’emergenza medica.

Le proteste scoppiate a Israele

Secondo quanto riportato, i soldati avrebbero aggredito un terrorista del Nukhba, un’unità d’élite di Hamas. Il prigioniero era stato trasferito dalla prigione di Ofer a Sde Teiman, dove sono detenuti sospetti operativi di Hamas dal 7 ottobre 2023. Questi detenuti, classificati come “combattenti illegali”, non godono del diritto a un avvocato e sono spesso trasferiti in altre strutture dell’Israel Prison Service. A seguito della diffusione del video, sono scoppiate proteste fuori al centro di detenzione. I manifestanti hanno cercato di assaltare la base per liberare i soldati arrestati per l’aggressione.

Due giornalisti di Channel 12 sono stati aggrediti durante i disordini. Tra i manifestanti erano presenti anche membri della Knesset, incluso Zvi Sukkot del partito Sionismo Religioso. Inoltre, il partito di estrema destra Otzma Yehudit ha annunciato che i suoi MK stavano per recarsi a Sde Teiman.

Peggio di Abu Ghraib

«È più orribile di Abu Ghraib», ha dichiarato a giugno l’avvocato palestinese Khaled Mahajneh, che ha avuto accesso al campo: «Faccio questo mestiere da 15 anni… Non mi sarei mai aspettato di sentire di stupri di prigionieri o di umiliazioni del genere. E tutto questo non a scopo di interrogatorio – poiché la maggior parte dei prigionieri viene interrogata solo dopo molti giorni di detenzione – ma come atto di vendetta. Per vendicarsi di chi? Sono tutti cittadini [civili], giovani, adulti e bambini. Non ci sono membri di Hamas a Sde Teiman perché sono nelle mani dello Shabas [il servizio carcerario israeliano]».

Le indagini e gli indagati

I nove indagati sono stati condotti alla base di Beit Lid, quartier generale del tribunale militare, per essere interrogati da un magistrato al fine di accertare cosa sia accaduto. L’accusa nei loro confronti è infatti di quelle gravi: i nove, alcuni dei quali appartenenti all’unità speciale dell’esercito Force 100, avrebbero sodomizzato un prigioniero palestinese. Secondo una fonte della sicurezza israeliana, il detenuto è stato portato in ospedale con gravi ferite all’ano, lesioni così dolorose da impedirgli di camminare.

Alcuni degli indagati sono assistiti dall’avvocato Nati Rom di Honenu, un gruppo di assistenza legale israeliano di estrema destra. L’uomo ha dichiarato che i suoi clienti negano tutte le accuse contro di loro. Gli altri riservisti detenuti sono invece rappresentati dal principale avvocato difensore dell’esercito, che al momento non ha risposto a una richiesta di commento. Le indagini su quanto accaduto a Sde Teiman sono dunque solo all’inizio.

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