Studiare i tumori come se fossero patologie reversibili

Ricercatore tumori

“Studiare i tumori come se fossero patologie reversibili” è il tema di un convegno molto interessante che si è tenuto nei giorni scorsi al Belvedere di Teano presso la Tenuta San Massimo, a cura del dott. Andrea Del Buono della Fondazione DD Clinic Research Institute. Integrative Oncology and Neurodegenerative diseases.
Questa interessante ricerca italiana, che mira a cambiare il paradigma scientifico sull’immortalità della cellula neoplastica, sostiene che, combattendo le alterazioni epigenetiche alla base dello squilibrio della cellula tumorale, è possibile riprogrammare il genoma.
L’invecchiamento cellulare è un’alterazione metabolica che nasce nella cellula ed è alla base di tutte le malattie croniche (diabete, ipertensione, cardiopatie, cancro ecc…). Esso è causato dall’accumulo di tossine e, talvolta, la principale causa di tale processo è un mix tra alimentazione sbagliata e inquinamento ambientale. Controllando questi due aspetti possiamo riequilibrare le nostre cellule, riparando i danni metabolici causati dall’accumulo di tossine.
Il corpo umano è una macchina perfetta, programmata per vivere oltre 100 anni in salute. Si muore, semplicemente, quando il nostro orologio biologico, la ghiandola pineale, si spegne. Allora perché una donna deve sentirsi dire da un medico, premio Nobel, colui che ha scoperto il “Morbo della mucca pazza”, “Signora, per suo figlio non c’è nulla da fare!?”
Gianluca Sgueglia muore a soli 42 anni ma la sua mamma, Maria Luisa Ventriglia, tanto dolce quanto determinata, sa che la malattia che le ha portato via il figlio è stata causata dalle scelte scellerate dell’uomo e, anziché chiudersi nel proprio dolore, nonostante il muro di gomma del governo ed il tentativo delle lobby delle multinazionali di mettere a tacere il tutto, inizia a fare educazione alimentare, scrive un libro e fonda un’associazione. Ma il suo sogno è costituire un centro di ricerca. Fino all’incontro fortunato con un gruppo di medici casertani: Andrea Del Buono, Armando D’Orta e Francesco Di Tuoro. Costoro, attraverso la DD CLINIC FOUNDATION, stanno portando avanti un encomiabile lavoro di ricerca sul cancro e sulle patologie neurovegetative curando particolarmente l’alimentazione del paziente oncologico affinché possa affrontare nel migliore dei modi le terapie ed evitare il rischio di recidive. Questi medici casertani sanno bene che, vivendo in un ambiente inquinato come il nostro, prima o poi ci toccherà avere a che fare con qualche patologia seria, allora stanno cercando di capire come sopravvivere.
Sappiamo tutti che esiste un rapporto stretto tra alimentazione, ambiente e cancro. Chi vive in un ambiente inquinato è destinato ad ammalarsi eppure vi sono persone che sono sopravvissute al disastro di Chernobyl ed anche nelle cosiddette “terre dei fuochi” vivono ultracentenari che coltivano ancora l’orticello, vanno sul trattore e leggono il giornale. Qual è il loro segreto?
In buona parte è dovuto a delle corrette scelte alimentari ma soprattutto ad un corretto stile di vita. Ma noi sappiamo veramente scegliere quando compriamo? Sappiamo leggere un’etichetta per capire quanta tossicità ingeriamo insieme ad additivi, a coloranti ed ai cosiddetti “aromi” con i quali sono composti la quasi totalità dei prodotti industriali che portiamo a casa? E, giunti a casa, siamo sicuri di non aumentare ulteriormente il loro livello di tossicità con pentole non adatte e tecniche di cotture sbagliate? Spesso non ci rendiamo conto che quello che portiamo sulla nostra tavola è una bomba ad orologeria che prima o poi esploderà?
«Quando si parla di malnutrizione – spiega Maria Stella Riggio, nutrizionista oncologa e socia sostenitrice della DDL Research – la mente corre ai bambini africani con l’addome gonfio eppure anche i nostri figli sono malnutriti, come lo è la maggior parte di noi. La malnutrizione porta alla formazione di citochine infiammatorie che fanno sì che il sistema immunitario lavori di più e paradossalmente abbiamo più immunodeficienza, per cui anche se abbiamo un buon aspetto esterno, in realtà stiamo male. L’infiammazione è il substrato sul quale si sviluppano tutte le malattie per cui, indagare le carenze nutrizionali per reintegrarle con una corretta alimentazione significa rimettere in sesto la nostra macchina. Attraverso la manipolazione nutrizionale è anche possibile aiutare il paziente oncologico sottoposto a chemioterapia a seguire un regime alimentare che miri ad affamare le cellule tumorali, indebolendole per favorire così l’assorbimento del farmaco tumorale, e, nello stesso tempo, far si che la cellula sana ne assorbi il meno possibile. In questo modo si hanno meno effetti collaterali ed il paziente riesce a completare le cure con una percentuale più alta di guarigione».

 

Fondazione DD Clinic Research Institute
Fondazione DD Clinic Research Institute

 

Liz Marina Donninelli, farmacista, naturopata ha evidenziato l’importanza di recuperare il rapporto con il cittadino come avveniva un tempo. «I clienti, oltre a prendere farmaci, chiedono informazioni per la salute. Non entrano in studio medico per non sentirsi malati e chiedono al farmacista. La causa più comune di tutti i malesseri è uno stato di infiammazione latente. Nel caso di piccoli disturbi, con integratori mirati si può correggere il cattivo nutrimento della cellula che così non si ammala. Possiamo consigliare i cibi appropriati ai loro problemi, ed indirizzarli a professionisti che possano essergli d’aiuto».
Andrea Del Buono, endocrinologo, diabetologo, con numerose pubblicazioni scientifiche al suo attivo, ha poi illustrato l’ultimo progetto: «riprogrammare la cellula malata attraverso la nutraceutica». Significa prendere dall’alimentazione quei principi nutrienti contenuti negli alimenti che hanno effetti benefici sulla salute. Essi si trovano naturalmente negli alimenti, ma la trasformazione industriale tende ad azzerarli.
«All’interno del nostro corpo – spiega Del Buono – attraverso il meccanismo della microautofagìa, ogni giorno ricambiamo i pezzi rotti delle nostre cellule. Ma, se non apportiamo i giusti nutrienti attraverso una corretta alimentazione questo “meccanico” interno si addormenta. Inoltre, per riparare la nostra “macchina” interna dobbiamo spegnere il motore, e questo significa non assumere zuccheri e proteine. E’ sufficiente farlo per pochi giorni a settimana.
I premi Nobel 2012 hanno dimostrato che le cellule mature possono essere riprogrammate per ottenere cellule staminali pluripotenti semplicemente disattivando i geni specifici della cellula differenziata, quelli che le attribuiscono una funzione specializzata all’interno dell’organismo, e condurla quindi allo stadio di cellula staminale pluripotente in grado di assumere una nuova identità. Quindi, le staminali embrionali non sono l’unica soluzione disponibile di cellule pluripotenti, ovvero capaci di differenziarsi in ogni tipo di cellula dell’organismo. Secondo questi scienziati, tra dieci anni saremo in grado di riparare i tessuti danneggiati».
I fattori che sono alla base del danno cellulare sono le citochine ossia le stesse che provocano le infiammazioni che sono alla base di tutte le patologie ma le cellule si risvegliano se hanno l’alimentazione giusta. «È inaccettabile – prosegue Del Buono – che si faccia fatica ad applicare in campo clinico le conoscenze che abbiamo».
Qual è il segreto che ha consentito ad alcune persone di sopravvivere alla catastrofe di Chernobyl? Essi mangiavano la zuppa di miso che chela le tossine. Questo sta a significare che se ci nutriamo di alimenti vegetali, ricchi di fitocheratine riusciamo a bloccare i metalli che accumuliamo nel corpo eliminandoli con le feci.
Il nostro corpo è formato di cellule che per il 99% sono composte di acqua eppure noi trascuriamo l’acqua e ci concentriamo esclusivamente su quel 1% costituito da macro nutrienti (carboidrati o zuccheri, lipidi o grassi e proteine o aminoacidi) e soprattutto di micro nutrienti (vitamine e minerali). Da qui l’importanza di bere almeno due litri di acqua al giorno e se facciamo fatica a berne tale quantità succede perché non è l’acqua che il nostro corpo richiede, cioè acqua biologica, a basso contenuto di oligoelementi, ottenuta dagli estratti delle cellule vegetali, acqua fisiologica.
Quindi, quali sono gli accorgimenti da prendere?
Mangiare cinque porzioni di frutta e verdura al giorno. Se i nostri ritmi di vita non ce lo consentono può venirci in aiuto un estrattore. Mangiare abbondanti verdure prima di ogni pasto serve sia ad abbassare il carico glicemico che a trattenere le tossine che sprigiona il cibo. Gli alimenti vanno cucinati con cotture lente e conditi con olio extra vergine di oliva e oli estratti dai semi, ricchi di omega3. Consumare germogli, da produrre a casa, ricchi di cellule staminali che ci consentono di riparare i danni cellulari in modo che l’invecchiamento per ossidazione avvenga in modo più lento. Mangiare alimenti che contengono zolfo (aglio, barbabietola) ma anche bere acque sulfuree e fare bagni termali proprio come usavano fare gli antichi romani.
Nella cellula c’è la perfezione, l’unico neo è lo stress da radicali liberi che, accumulandosi, crea il danno cellulare. Tuttavia gli antiossidanti per combatterli non dobbiamo comprarli in farmacia ma bisogna ricavarli dagli alimenti. Manipolando l’ambiente intorno alle cellule possiamo avere informazioni sulla nostra salute.
Talete di Mileto nel VI secolo a.C. già sosteneva che tutto nasce con l’acqua. A partire dal 1850, Claude Bernard creò un concetto fondamentale della biologia moderna, quello di “mezzo interno” (milieu interiéur) in seguito definita omeostasi, che è la condizione per l’affrancamento degli organismi superiori dal “mezzo esterno” cioè dall’ambiente esterno in cui essi vivono.
Il corpo vivente, sebbene abbia necessità di un ambiente circostante, è relativamente indipendente da esso perché i tessuti sono isolati dalle influenze esterne e protetti da un ambiente interno, costituito, dai fluidi circolanti nel corpo.

La costanza del mezzo interno è la condizione per la vita “libera e indipendente” e presuppone una perfezione dell’organismo tale che le variazioni esterne sono ad ogni istante compensate e tenute in equilibrio. Di conseguenza, lungi dall’essere indifferente al mondo esterno, gli animali superiori sono, al contrario, in stretta relazione con esso, cosicché il loro equilibrio risulta da una continua e delicata compensazione con un bilanciamento sensibilissimo.
Da qui l’importanza di fornire al nostro organismo tutti i nutrienti di cui ha bisogno per far sì che possa rendersi indipendente dalla tossicità dell’ambiente esterno. Non è un caso infatti che le persone malate abbiano sempre urine con un ph acido mentre i longevi hanno urine con ph tra 6,5 e 7.
«Ecco spiegata in termini biochimici l’importanza del consumo di frutta e verdura – continua ancora DEL BUONO – per cui è buona abitudine di sera mettere della verdura e della frutta in una pentola piena d’acqua con l’aggiunta il bicarbonato di potassio così, oltre a purificare le verdure, si arricchisce la loro acqua di altri micronutrienti e la mattina si fa un estratto dei loro succhi da consumare al posto del cornetto e del cappuccino che contribuiscono solo ad intossicare le cellule senza fornire i nutrienti giusti. Altra sana abitudine è bere una premuta di limone al mattino con una tisana a digiuno, orzo o the verde o, meglio ancora, the bianco, entrambi ricchi di antiossidanti, al posto del classico caffè. Ai pasti è preferibile consumare un piatto unico, preferibile di cereali e legumi, cotto a bassa temperatura, condito con olio evo crudo, pane fatto con farine intere con basso impatto glicemico e non far mai mancare sulla nostra tavola spezie (curcuma, zenzero, ecc.), le erbe aromatiche (salvia, rosmarino, prezzemolo, basilico, ecc.) e gli oli giusti. E’ importante anche variare il tipo di cereale (farro, orzo, avena, segale) dal momento che il cornetto, la pasta e il tramezzino che mangiamo rappresentano un solo tipo di grano che ha anche caratteristiche non corrette. E’ importante anche usare i grassi giusti dal momento che il colesterolo costituisce il 50% del rivestimento della membrana cellulare. Il segreto per evitare danni alla salute è bilanciare bene il rapporto tra gli omega3 e gli omega6. L’olio deve essere extra vergine di oliva, spremuto a freddo, perché quelli vegetali si ossidano e diventano trans ma ben vengano anche noci, mandorle e nocciole ricche di omega. Bere un bicchiere di vino rosso durante i pasti principali che vanno accompagnati sempre da abbondanti porzioni di verdure sia crude che cotte. Fare infine spazio sulla tavola agli alimenti di colore viola, il colore della longevità. Non dimenticare di fare movimento ma non stressarsi, basta camminare».
Parlare di alimentazione è difficile. «Secondo l’Osm la carne è cancerogena – prosegue Del Buono – Quindi la carne fa male? Dipende. Ci sono maiali ricchi di omega3, quindi sono meglio del pesce, molto ,infine, dipende anche da come la cuciniamo. Ma anche il pesce fa male, quello piccolo bisogna abbatterlo, quello di grossa taglia ha i metalli. I cibi in scatola contengono i conservanti. Non è facile mettere ordine. Bisogna imparare a ragionare in termini di biologia molecolare per cui, prima di consigliare un alimento, bisogna comprenderne i nutrienti ed anche l’aspetto organolettico. A Chernobyl sono sopravvissuti in salute mangiando la zuppa di miso che chela le tossine che è come paralizzare un uomo con un mitra. Anche le capre hanno un loro modo di alimentarsi. Innanzitutto fanno molto movimento rispetto agli altri ruminanti perché ricercano continuamente parti di piante qualitativamente migliori, i giovani germogli e i fiori che consentono loro di innalzare il contenuto di proteina digeribile. In questo modo il loro latte ha meno fattori di crescita. Anche la caseina è diversa. Addirittura con il latte d’asina non si riesce a fare il formaggio ed è risaputo che i bambini nutriti con il latte d’asina non si ammalano».

Ma il nostro cervello e la nostra pancia devono essere ben connessi e non è un caso che in diverse religioni la meditazione sia sempre accompagnata dal digiuno. Infatti tutti questi accorgimenti non avrebbero senso se non rispettiamo il ritmo circadiano, il nostro orologio interno. Se non abbiamo un buon ritmo circadiano lo stress aggiuntivo ci ammala. I longevi Infatti dormono dalle otto di sera alle cinque di mattina. Un ritmo circadiano sballato può modificare l’espressione dei geni. Due topolini infettati, in orari diversi, con la salmonella, uno si ammala ed uno no. Allo stesso modo, se due topolini geneticamente simili mangiano lo stesso cibo, ma in orari diversi, uno ingrassa ed uno dimagrisce. Questo significa che, se riprogrammiamo il ritmo circadiano, possiamo riprogrammare il genoma della nostra cellula. Ma sono modifiche che avvengono in modo lento, occorrono dagli otto mesi agli otto anni, in pratica, deve diventare uno stile di vita.

Un altro aspetto fondamentale per la salute di cui tener conto per mantenerci in salute è il nostro microbiota, ossia quei miliardi di microrganismi, soprattutto batteri, che ci portiamo addosso e che pesano circa un chilo e mezzo della nostra persona. Essi influenzano la nostra salute, facendo da barriera contro i patogeni e regolando l’assorbimento dei nutrienti, la produzione di vitamine ed energia e le difese immunitarie. C’è chi, addirittura, lo considera un vero e proprio organo, ancora da conoscere a fondo. Le sue alterazioni sono state correlate a diverse malattie ed è per questo che suscita l’interesse della medicina.

A tal proposito Nicola De Monaco, agronomo, ha spiegato l’importanza di un’agricoltura quanto più naturale possibile anche per preservare il nostro microbiota.
«Il 90% di quello che mangiamo ha origine agricola. Ma ciò che consumiamo non è idoneo ad una vita in salute. Al supermercato state scegliendo ciò che già un’altra persona ha scelto per voi. Il prodotto più bello al prezzo più basso non è il più buono. Naturale, biologico, sono solo dei termini per dire che si avvicinano quanto più possibile alla natura, meno manipolato possibile. L’agricoltura naturale è solo quella spontanea. In natura esiste l’equilibrio dato da un insieme di piante che si sono selezionate per dare la caratteristica a quell’ambiente. Mentre l’insalata che compriamo al supermercato è stata selezionata per le sue caratteristiche che possono essere produttività, sapore ma non per resistenza. Per cui ,se l’abbandoniamo senza ricorrere ad aiuti esterni, la natura l’elimina. All’agricoltura servono diverse operazioni per avere un prodotto: potatura, piccoli trattamenti antiparassitari, o trattamenti più spinti come i diserbanti ed i concimi al fine di avere maggiori quantitativi e maggior reddito. Per cui, ogni volta che mangiamo ingeriamo sostanze indesiderate quali inquinanti ambientali (il danno che produce una busta di plastica che brucia può arrivare anche a distanza di migliaia di km), antiparassitari, concime, diserbanti. Quelle ambientali non le possiamo condizionare ma quelle indotte si. L’agricoltura convenzionale ci da i prodotti che troviamo al mercato che non sono adatti al consumo. La concimazione aumenta la produzione ma indebolisce il sistema immunitario per cui bisogna dare più antiparassitari. In questo modo, l’insalata che mangio non sarà in grado di darmi quegli alimenti per attivare il meccanico che è in noi e quindi non saremo in grado di riparare i nostri danni cellulari».
«La pianta – continua De Monaco – ha un suo antiparassitario naturale ma, nella coltivazione convenzionale, quando questa viene spinta a produrre di più, lo blocchiamo e la difesa viene fatta con gli antiparassitari per cui, comprare al supermercato un’insalata che ha subìto questa serie di trattamenti e che quindi non ha più le sue proprietà nutritive, equivale a comprare una bottiglia di vino mezzo vuota».

Anche la preparazione del terreno viene fatta in modo diverso.
Nella coltivazione tradizionale si fa la disinfezione del terreno con la conseguente distruzione del microbiota della pianta che è esterno e si trova nella sua parte radicale, nelle coltivazioni biologiche invece la preparazione del terreno viene fatta con attenzione al microbiota.

«Questa differenza – conclude De Monaco – determinerà se l’insalata che andremo a mangiare andrà ad arricchire o meno il nostro microbiota interno il cui equilibrio dipende da quello che mangiamo Per ottenere il massimo contenuto di principi attivi, dobbiamo preferire alimenti poveri, che significa alimenti poco manipolati. Più chimica utilizziamo meno i prodotti sono ricchi di principi attivi».

«In definitiva – conclude il convegno Del Buono – il vecchietto che, a 104 anni, nel suo orto mangia la mela senza lavarla, si è mangiato il batterio del microbiota che le consente alla sua età di leggere ancora il giornale e di andare ancora sul trattore per poi morire in salute solo quando lo deciderà il suo orologio biologico».
E sulla causa della sua morte non ci sono dubbi in quanto agli anziani che rientrano in questo studio, viene effettuata l’autopsia, per cui se si riscontra un organo malato, lo stesso non rientra nello studio.
Ci vuole cultura per vivere salute!

di Girolama – Mina Iazzetta