“Space Men. il cinema italiano di fantascienza”: la recensione

Redazione Informare 06/10/2023
Updated 2023/10/06 at 10:33 AM
5 Minuti per la lettura

Sapevate che il primo film di fantascienza italiano fu girato nel 1906 da un francese che si chiamava Gaston Velle? E che si intitolava “Viaggio dentro una stella”? Sapevate che “Il mostro di Frankestein” diretto da Luciano Testa nel 1920, interpretato da Umberto Guarracino, è una delle prime trasposizioni cinematografiche (anche se liberamente ispirata) del capolavoro di Mary Shelley? 

Per non parlare del primo film italiano sui dischi volanti che avrebbe potuto avere come protagonista il principe Antonio De Curtis in arte Totò, che avrebbe dovuto chiamarsi appunto “Totò e i dischi volanti” e che “in corso d’opera” si trasformò in un altro film?

CINEMA ITALIANO E FANTASCIENZA

Queste curiosità sono tratte da “Space Men. Il cinema italiano di fantascienza”, pubblicato da Profondo Rosso nel 2023, scritto da Luigi Cozzi e primo esauriente volume di un’opera dedicata ad un genere che non sempre ha goduto del rispetto che merita nel nostro paese.

Attivo dai primi anni 60, Cozzi ha fondato la prima fanzine italiana di fantascienza, è stato corrispondente dall’Italia della storica rivista Famous Monsters of Filmland, ed è sceneggiatore, regista e per molti anni ha anche collaborato a stretto contatto con Dario Argento. Di recente cura una rubrica su “Nocturno”, che ritengo essere la più bella rivista sul cinema che esiste in circolazione. Scoprii il suo lavoro grazie a Georges Méliès: era il 1990 e il Fantafestival che si tiene a Roma dal 1981 dedicò una retrospettiva al pioniere del cinema.

UN RAZZO CONFICCATO NELL’OCCHIO DELLA LUNA

Avevo solo 10 anni, avevo appena scoperto di avere una passione smodata per la “science fiction” (erano i tempi di “Star Trek the Next Generation”, dei condensati tv dei vecchi serial cinematografici di “Flash Gordon” e delle infinite repliche di “Spectreman”, “Ultraman” e “Koseidon” sulle tv locali) e per l’horror, purtroppo mi era impossibile andare al festival.

In occasione dell’evento, Retequattro dedicò uno speciale intitolato “Fanta-mania” e fu allora che vidi per la prima volta la luna come un faccione con un razzo conficcato nell’occhio, immaginata da Méliès. Fu “amore a prima vista”: di lui volevo sapere tutto e per farlo trascorsi con mio fratello molte ore nella biblioteca comunale e nelle librerie. Fanucci Editore aveva da poco pubblicato due volumi intitolati “Il cinema di fantascienza” scritti da Luigi Cozzi e sul primo volume, in copertina, faceva la sua bella figura proprio l’iconica immagine.

Erano due volumi densi di informazioni su un periodo che andava dal 1894 al 1929 e divennero per me ciò che per gli altri è la Bibbia e Cozzi una sorta di “zio acquisito” (mi ero messo in testa di scrivere un’enciclopedia sul genere con lui).

UN FESTIVAL DEDICATO ALLA FANTASCIENZA A CASERTA

Attesi per anni gli altri volumi, che non arrivarono con Fanucci. L’opera fu ripresa e ampliata solo anni dopo con la casa editrice Profondo Rosso, un nome non nuovo all’autore. Infatti, Cozzi ha spesso collaborato con Dario Argento, il regista dell’omonimo film, sia come soggettista sia come aiuto regista e ha gestito negozio “Profondo Rosso” (da anni anche editore), fondato a Roma nel 1989 dal Maestro del thrilling. 

Ricordo come ieri la stretta di mano che ci demmo a Caserta in occasione di un festival dedicato alla fantascienza organizzato nel 1999 dall’energico Ciro Sapone. Una serata che ebbe inaspettatamente come ospite nel pubblico il cantante Eduardo Bennato. Avrei voluto confessargli una bugia: nell’estate del 1995, appena quindicenne, mi “spacciai” (attraverso una regolare corrispondenza cartacea) per un giornalista professionista e fui invitato sul set de “La sindrome di Stendhal” di Dario Argento, che avrebbe visto la luce della sala solo l’anno successivo.

Non andai e ovviamente non ebbi il coraggio di dire la verità, ma gli parlai dell’affetto che nutrivo verso di lui. Quella serata si concluse con la proiezione del film “Scontri stellari oltre la terza dimensione” (1978), che Cozzi girò sotto lo pseudonimo di Lewis Coates e che uscì in America con il titolo di “Star Crash”. Considerato il più famoso film italiano di fantascienza, lo stesso è stato inserito nel 2015 da “Rolling Stone” tra i migliori 50 film del genere degli anni 70. La storia, scritta dal regista stesso, è pubblicata insieme ad un altro racconto in “Le avventure di Stella Star” (Profondo Rosso, 2022) con le illustrazioni di Ivano Codina e di Niso Ramponi.

di Achille Callipo

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1 Comment
  • Complimenti per ilarticolo, molto interessante ed il libro di Cozzi, che sicuramente non mancherò di acquistare…e per avermi citato

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