Sono tornati i Club Dogo, è tornato il rap

Gennaro Alvino 16/01/2024
Updated 2024/01/15 at 10:34 PM
5 Minuti per la lettura

A dieci anni di distanza, i Club Dogo tornano alla ribalta grazie ad un album che funge, per tutti gli appassionati del genere, come una vera e propria macchina del tempo. “Club Dogo”, disco eponimo del collettivo milanese, è un rinfrescante tuffo nello scenario musicale ed underground dei primi anni di questo millennio.

Nel 2003 i Club Dogo hanno per la prima volta impresso il loro marchio nell’industria musicale italiana grazie all’album “Mi Fist” e sono subito diventati culto. Oggi, invece, Guè, Jack e Don Joe tornano a dettare legge e a chiarire, per l’ennesima volta in un periodo storico in cui ce n’era forse disperato bisogno, come si faccia questa musica.

Il nuovo album dei Club Dogo: l’annuncio 

Tra la nebbia e la polvere che imperversano nell’aria fino a renderla un macigno, un inferno terrestre che si tuffa nel buio al cantilenante suono delle sirene. Milano sveste i soliti abiti luccicanti ed alla moda che la contraddistinguono lasciando di sè soltanto uno scenario grottesco e privo di ogni colore. All’interno del video pubblicato sui social dai Club Dogo per annunciare il nuovo album, al quale partecipa anche il sindaco Beppe Sala in compagnia dell’attore Claudio Santamaria, il capoluogo lombardo assume le irreali vesti di Gotham City.

Scrutando dall’alto di un palazzo i poteri del male che avanzano e minacciano la città, Sala e Santamaria decidono ricorrere all’unica cosa che possa salvare Milano. Il risultato è un enorme fascio di luce che ritrae nel cielo il cane a tre teste, simbolo dei Club Dogo, in un cinematografico richiamo alla filmografia dell’uomo pipistrello. I Club Dogo sono tornati.

Ritorno alle origini 

“Il sogno di ogni zanza si è avverato”. Il ritorno dei Club Dogo segna in effetti la realizzazione di un sogno per ogni appassionato che, segnato dalla nostalgia, non fa altro che consumare gli ascolti dei vecchi album. Il panorama musicale italiano è tanto cambiato da quando la compagine milanese decise di sciogliersi dieci anni fa: il rap è oggi il genere di riferimento in Italia e ciò ne ha inevitabilmente deteriorato i contenuti. Le pressioni delle case discografiche intenzionate a sfruttare al meglio questo trend ha avviato un inesorabile circolo vizioso che ha oggi reso la musica un mero prodotto finalizzato al guadagno.

Da questa vorticosa spirale sono stati investiti anche Guè e Jack la Furia che, nonostante la loro storia certifichi il loro talento, si sono per anni limitati a svolgere il compitino divenendo a loro volta ingranaggi all’interno di questa grande macchina da soldi che è diventato il rap italiano. È proprio questa ormai irreversibile tendenza a tener sempre d’occhio gli incassi a dispetto dei contenuti che rende davvero unico il ritorno del trio milanese.

Seppur la massiva campagna di marketing e comunicazione che ha anticipato l’uscita del disco in compagnia del più svariato merchandising e delle numerose date al Forum evidenzi come il fattore economico sia essenziale anche in questo nuovo lavoro; “Club Dogo” è un ritorno puro e crudo alle sonorità ed ai contenuti che ormai non appartengono più a questa scena musicale.

Club Dogo, il disco 

Il disco è un esatto ritorno a quello che i Dogo sono stati, nulla di più e nulla di meno. Il racconto sporco delle strade milanesi, tra polvere e asfalto, arricchito da numerose punchline ed una continua ripresa della loro storia attraverso citazioni e references ai loro pezzi storici. “Club Dogo” più che un disco è ritorno al passato; di certo non rivoluzionario ma un toccasana per un palcoscenico musicale che sta via via perdendo di vista i valori che hanno spianato la strada a questo genere. A condire quest’ultimo lavoro poi sono venuti in soccorso le collaborazioni con Marracash, Elodie e Sfera Ebbasta che riescono, senza stravolgere l’opera, a dare il loro piccolo e giusto contributo utile a rendere l’opera ancor più mastodontica.

Le undici tracce contenute nel disco certificano la grande padronanza della penna da parte di Guè e Jack la Furia candidando “Club Dogo” ad album dell’anno (nel suo genere) già alle prime settimane di Gennaio. È bastato così poco. L’ultima grande opera di Guè, Jack e Don Joe non si inventa nulla di nuovo risultando comunque destabilizzante per tutta la scena poiché, “affinchè tutto resti com’è c’è bisogno che tutto cambi”, come leggiamo nel Gattopardo.

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