SIM Carabinieri: “Non si giochi con le vite di Carabinieri che hanno il diritto di difendersi”

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Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa inviataci dal SIM Carabinieri

“Ci eravamo interessati, con un articolo del mese scorso, della vicenda dei Carabinieri di Chiari paventando la consueta prassi, tutta italiana, di dare il via a processi mediatici prima ancora che la giustizia inizi il suo iter. E ci duole constatare che avevamo ragione! A leggere l’articolo pubblicato oggi sul Giornale di Brescia, infatti, intitolato “Carabinieri sotto indagine interna: primi provvedimenti a Chiari” inevitabilmente ci si chiede: Chi passa queste informazioni alla stampa? L’Arma ha già deciso i provvedimenti da adottare prima di un regolare contraddittorio regolato dalla legge?
Ferma restando quella che è la naturale esigenza di trasparenza e verità che per primi i Carabinieri ricercano, torniamo a chiederci perché vicende del genere debbano essere date in pasto alla stampa prima ancora di decisioni importanti e delicate che altri sono chiamati a prendere?
L’articolo in questione esordisce parlando di “cinque provvedimenti disciplinari” per concludere che “l’Arma sta valutando dei trasferimenti dei militari” che, apre, abbiamo appreso proprio dalle pagine del suddetto giornale di questa ipotesi.
Come si fa?! Il SIM Carabinieri non accetta che si giochi con le vite di Carabinieri che sono chiamati a fornire dei chiarimenti, che hanno il diritto di potersi difendere nelle opportune sedi e, soprattutto, di non trovarsi già condannati da una sanzione disciplinare e trasferiti da un quotidiano.
Rivendichiamo il diritto alla riservatezza sulle questioni delicate come questa, che sia garantito un processo imparziale e scevro da condizionamenti esterni ai Carabinieri coinvolti, ai quali rivolgiamo la nostra umana vicinanza e la nostra disponibilità ad una tutela in sede disciplinare.
È ora di smetterla di fare cassa pubblicando notizie gonfiate sui Carabinieri.
È ora che chi detiene le informazioni ne faccia un uso più accorto, perché non si gioca con le vite delle persone fornendo soffiate, peraltro tutte da verificare, ai “giornalisti amici”.
Ora basta!”

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