Siamo tutti sulla stessa barca“. lo dice Papa Francesco in una piazza San Pietro vuota dove gli unici suoni sono ricollegabili ai gabbiani che la sorvolano. Ebbene sì, su alcune cose siamo tutti sulla stessa barca, soprattutto per quanto riguarda il sesso. Per l’appunto che tu sia single, in coppia, intento a frequentare qualcuno oppure un fruitore del sesso occasionale con l’aiuto di Tinder, questa quarantena te lo vieta.  

Ma, per buona sorte, siamo immersi nella tecnologia, che ci permette di sperimentare nuove frontiere, come quella del “sexting”, ossia lo scambio di testi o immagini sessualmente esplicite. Pur essendo un fenomeno praticato anche prima della quarantena, quest’ultima ne ha decisamente implementato l’utilizzo, poiché, esclusi i casi in cui convivi con il tuo partner, non puoi materialmente raggiungerlo.  

Tuttavia, questo fenomeno porta con sé diverse problematiche, da quelle drammatica come il Revenge Porn a quella come l’imbarazzo di quando mandare una foto o di come introdurre una conversazione di questo tipo, con la paura di risultare ridicoli o poco credibili.   

Il parere dell’esperta

Secondo una ricercatrice Zhana Vrangalova, il sesso a distanza, produce gli stessi effetti di quando guardiamo un porno o leggiamo letteratura erotica, ma il vantaggio del sexting sta nella personalizzazione, poiché si è protagonisti del piacere dell’altro. Il pensiero comune attribuisce a questa pratica una deviazione perversa da parte della società, perché tendiamo sempre ad attribuire alla tecnologia un ruolo negativo e degradante dell’essere umano. In realtà, quasi al contrario, la tecnologia, talvolta, democratizza ciò che in passato avveniva solo in alcune vesti.  

Come ci fa sentire?

Un progetto interessante, ad esempio, che mostra come queste conversazioni siano destinate a restare come messaggi, è realizzato dalla registra Eileen Yoghoobian. In un video vengono recitati i messaggi avvenuti tramite sexting. I risultati sono molto strani, poiché nessuna delle conversazioni ha un vero senso logico e continuativo: sono, infatti, presenti lunghe pause e molte esattezze.  

Ma non è un nostro alter ego a scrivere quei messaggi, che mai penseremmo di dire al alta voce, eppure la rapidità del social e la, quasi, inconsapevolezza di ciò che sta avvedendo fa sì non pensiamo troppo alla forma. Non bisogna, dunque, avere paura di essere ridicoli o di risultare poco attraenti. Anche perché, non ci sono vere regole da seguire: se siete alle prime armi, tranne quelle del buon senso, tentate di introdurre con gradazione la conversazione, provando ad intuire il consenso celato anche dall’altro capo del cellulare.  

Non mandate emoji, per quanto quei imbarazzantissimi siti vogliano inculcarvi che la l’emoji della melanzana illuda all’eccitamento maschile, in molti casi non è così. Lasciarsi andare, con le parole ed i pensieri, è l’unico modo di viversi il momento. E anche se non dovesse andare come pensavate, quella può sempre essere un’occasione per imparare a leggere l’altro, correggendo magari il tiro per una prossima volta.   

 di Rosa Cardone

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