Settimana lavorativa ridotta in Spagna: è conveniente?

Marco Ciotti 06/02/2025
Updated 2025/02/06 at 10:56 AM
6 Minuti per la lettura
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Il governo spagnolo ha da poco approvato un disegno di legge per la riduzione della settimana lavorativa da 40 a 37.5 ore. Ora la legge passerà al vaglio del Parlamento, in cui il via libera non si presenta semplice.

La riforma nasce dagli accordi tra i principali sindacati spagnoli, ma le associazioni imprenditoriali si sono opposte perché si teme una riduzione della competitività del Paese.

In Italia?

La notizia riporta l’interesse sul tema anche in Italia. Il Parlamento è tornato a discutere una proposta, presentata negli scorsi mesi, proveniente dalla convergenza di Alleanza Verdi Sinistra, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico. L’obiettivo è quello di migliorare le condizioni di vita dei lavoratori tramite la progressiva riduzione dell’orario di lavoro, a parità di salario. Secondo i proponenti, inoltre, anche le imprese ne trarrebbero vantaggio: si parla di poter sfruttare a pieno le possibilità offerte dallo sviluppo tecnologico, favorendo la crescita dell’occupazione e l’aumento della competitività delle imprese.

Tuttavia, lo scarso interesse sul tema da parte del governo sembra ostacolare l’introduzione di questa novità. Il deputato PD Arturo Scotto, tra i firmatari del testo, ha affermato che il Governo ha presentato un emendamento per sopprimere la proposta di legge, come avvenne per la proposta del salario minimo. Il timore per i proponenti è dunque che la faccenda si concluda con lo stesso esito.

In Italia, non sono molte le aziende che hanno effettuato una sperimentazione di questo tipo e in forme differenti: Lavazza, ad esempio, ha introdotto i venerdì brevi nel periodo tra maggio e settembre, riducendo il monte di ore da 8 a 5; Luxottica, invece, ha previsto 20 settimane composte da 4 giornate lavorative, mentre le altre restano invariate.

Cosa ci dicono le ricerche sul tema

Prendiamo in analisi forse il test più ampio effettuato sulla settimana corta, vale a dire quello del 2022 nel Regno Unito. 61 aziende, con 2900 lavoratori totali, hanno partecipato all’iniziativa dell’organizzazione no-profit Day Week Campaign. L’obiettivo era verificare gli effetti della riduzione della settimana lavorativa a 4 giornate lavorative con la stessa retribuzione. L’esperimento ha avuto luogo da giugno a dicembre di quell’anno.

L’esperimento fu preparato per due mesi tramite workshop e consulenze fornite alle imprese partecipanti. Ad esse è stata garantita libertà nel modello da seguire, a seconda delle proprie esigenze, a patto che ci fosse però l’effettiva riduzione delle ore lavorative. Un esempio è il già citato venerdì libero. Per migliorare la produttività, sono state implementati anche nuovi approcci, come la riduzione delle riunioni, una migliore gestione delle email e nuovi software per accrescere l’efficienza.

I risultati

Stando al report, il 39% dei dipendenti ha riportato una riduzione dello stress, mentre il 71% del burnout. Inoltre, il 54% ha spiegato come sia stato più semplice bilanciare il lavoro e i compiti domestici. La salute fisica e mentale è migliorata, è aumentato il tempo a disposizione per la famiglia e le attività personali. In particolare, il 21% riporta una riduzione dei costi di assistenza all’infanzia. Il 90% dei dipendenti vorrebbe continuare con questi modelli.

Passando al punto di vista delle imprese, che è quello su cui aleggia maggiore incertezza, i dati sono stati anch’essi positivi. Le entrate, dall’inizio fino alla fine dell’esperimento, sono rimaste stabili, con un aumento di circa 1.4%. Considerando però un periodo antecedente corrispondente a quello della ricerca (al fine di limitare variabili stagionali), le entrate sono incrementate del 35%. Le dimissioni del personale sono diminuite del 57% e l’assenteismo del 65%, a dimostrazione di come un maggior benessere dei dipendenti garantisca anche una maggiore stabilità interna all’impresa. Anche le imprese si sono mostrate favorevoli a mantenere questo modello: il 92% ha scelto di continuare con la settimana lavorativa corta dopo la prova, il 30% ha deciso di adottarla permanentemente.

Qui per il report completo.

Valutare l’ipotesi

L’Italia è, tra i paesi europei, una delle nazioni in cui ci sono state meno sperimentazioni di questo tipo. Valutare tale ipotesi sembra, a giudicare da ricerche come quella sopra citata, la scelta migliore sia dalla parte dei dipendenti che dalle aziende.

Naturalmente, esso deve essere svolto nelle modalità corrette: non deve essere una semplice ridistribuzione delle ore, ma deve prevedere anche una riduzione di esse. Il risultato sennò potrebbe essere dannoso a causa dell’eccessivo stress di giornate troppo intense. Come fatto nell’esperimento, garantire una certa flessibilità alle aziende nella scelta nel modello da seguire permetterà ad esse di scegliere la soluzione più adatta alle proprie esigenze.

I temi del burnout e dello stress non sono più trascurabili. Un argomento come quello della settimana lavorativa corta si ricollega a discorsi importanti come lo smart-working e la reperibilità al di fuori delle ore di lavoro. Sicuramente, il periodo del lockdown ha riacceso una luce sull’importanza del tempo libero all’interno della propria vita, composta sì anche dal lavoro, ma che non deve diventare la nostra ragione d’essere.

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