Nella giornata di ieri, con il 77,3% dei voti contro il 22,7%, la Repubblica di San Marino ha aperto alla possibilità di abortire legalmente: oltre 11mila voti contro 3200 circa. L’affluenza al referendum è stata di circa il 41% degli aventi diritto. Notevole la differenza tra elettori residenti (46,06%) e quelli esteri (4,66%), come emerge dai numeri diffusi dalla Segreteria di Stato agli Affari interni.
Il codice penale del 1865
Una svolta epocale, preceduta da 18 anni di tentativi di depenalizzazione, che riscrive il codice penale del 1865. Stando al disposto degli articoli 153 e 154, chi procura un aborto o chi vi concorre rischia da sei mesi a tre anni di carcere, con un’attenuante nel caso di gravidanza extra-coniugale. Aborto illegale anche in caso di stupro, gravi malformazioni del feto e pericolo di vita per la donna. Una tematica foriera di accesi dibattiti, come dimostra la campagna che ha preceduto il referendum: i quartieri o Castelli di San Marino sono stati tappezzati di manifesti, alcuni con immagini esplicite come feti ricoperti di sangue o giovani affetti dalla sindrome di Down.
Il quesito
Il quesito del referendum domandava: “Volete che sia consentito alla donna di interrompere volontariamente la gravidanza entro la dodicesima settimana di gestazione, e anche successivamente se vi sia pericolo per la vita della donna o se vi siano anomalie e malformazioni del feto che comportino grave rischio per la salute fisica o psicologica della donna?”.
Si trattava di un quesito referendario di tipo propositivo o di indirizzo. Il fine è, dunque, determinare principi e criteri direttivi cui il Consiglio Grande e Generale dovrà attenersi in sede di riscrittura della disciplina. Nel giro di sei mesi, il Congresso di Stato dovrà redigere un progetto di legge da sottoporre al Collegio Garante, che, a sua volta, fisserà i termini temporali per depositarlo.
di Ilaria Ainora



















