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RUBRICA. CineCapone: Top e Flop del mese di gennaio al cinema

Luca Capone 21/02/2026
Updated 2026/02/20 at 7:19 PM
5 Minuti per la lettura

No Other Choice – Non c’è altra scelta

Un rito di passaggio. La morte di un uomo e la nascita di un altro. La morte fisica che si consuma negli occhi ciechi di un uomo che vuole sopravvivere all’ipercompetitività dell’universo unidimensionale, per restare aggrappato allo standard che la religione edonista ti obbliga a perseguire; una religione per cui è prioritario avere Netflix e conformarsi al modello borghese piuttosto che far sì che tua figlia insegua il talento per cui è nata. La morte autoriflessa di quell’uomo che sta uccidendo sé stesso, premendo il grilletto contro un altro che ha il suo stesso identico umore. Una nascita, un seme piantato sottoterra di un uomo nudo, in posizione fetale come di un figlio di quel sistema. Perfino un battesimo, con l’acqua santa epifanica che dal vaso scende sul viso durante il peccato originale. L’essere umano del nuovo millennio è compiuto.

Park Chan-Wook ce lo dice utilizzando il genere alla sua perfetta maniera, con una tecnica meravigliosa e un montaggio fuori dalla norma, infarcendolo della sua emozione preferita, la vendetta. Un film che lascia una malinconia difficilmente descrivibile e che pochi film mi hanno suscitato, seppure il regista coreano l’addolcisca con la melodia finale del personaggio più interessante: la figlia Ri-One. Una bambina che non parla, ma ripete semplicemente ciò che sente. Ripete frasi che sembrano innocue in normali conversazioni, ma che riproposte da lei, col suo tempismo, rivelano la marcescenza e il raccapriccio di ciò che pensiamo e diciamo.

Spoiler

Attenzione: quel che segue è spoiler. Nel finale del film, l’uomo neonato che si crogiola del suo status riacquisito propone alla moglie di tornare a giocare a tennis, ma riceve un rifiuto da quest’ultima. La donna ha già capito: anche quell’ultimo uomo rimasto in fabbrica è destinato a scomparire; anche quell’uomo nuovo, nato dalle ceneri di quello precedente, scomparirà tra le fiamme di ciò che chiamano progresso. E proprio lì si insinua il suono del violoncello di Ri-One, che per la prima volta parla davvero, ma nella sua lingua. Quando anche l’uomo del terzo millennio verrà inghiottito dalla società che ha colpevolmente creato, l’unica cosa che sopravvivrà sarà Ri-One, sarà Park, sarà l’arte.

La recensione di CineCapone sul film “Buen Camino”

Ripetiamo tutti insieme: prendere in giro, schernire e fare battute pungenti sugli stranieri, sui gay, sulle donne o su qualsiasi altra maledetta classe che non sia quella dominante sul nostro pianeta non è politicamente scorretto; è anzi la cosa più politicamente corretta che possa esistere. Se pensate che Luca Medici sia un provocatore vuol dire che non avete la minima idea di cosa sia un comico provocatore e vi invito a scoprirlo.

Checco Zalone è semplicemente un personaggio che ha la genialità di ricoprirsi di un manto cerchiobottista, riuscendo non solo a strizzare l’occhio alla parte più viscida, conservatrice e razzista della nostra società, ma anche a fingere, per chi vuole crederlo, che quella sia una forte critica all’‘‘italiano medio” ignorante, schifoso e che ce la fa comunque nella vita nonostante non abbia alcun merito. Zalone riesce a farsi amare da chi pensa che lui stia mandando un messaggio di critica proprio a quella fetta di persone, che invece dall’altra parte lo idolatrano perché li rappresenta.

Ma che messaggio ha mai mandato Luca Medici in 16 anni? Quale messaggio vi è arrivato dal suo cinema? Una battuta di cattivo gusto è geniale se la fanno Allen, Landis, i Monty Python, Troisi, Verdoneo Villaggio, inserendola in un contesto che ha un significato; se la fa Zalone, nel modo in cui la fa, non è una battuta di cattivo gusto geniale. È una battuta di cattivo gusto e basta.

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