Ci aveva lasciati così: con un sorriso. E intanto è successo di tutto dall’uscita di Milano Dateo nel 2019. Quel lontano singolo di Calcutta ha per molto tempo rappresentato l’ultima, gigantesca, pietra di un genere che è bruciato forte. Poi, forse si è esaurito lasciando in bocca un timido sapore di incompiutezza e nostalgia.
Calcutta è probabilmente il volto del passaggio dall’indie, genere di nicchia dei primi anni ’10, al generazionale it-pop con una vena di certo più mainstream. Profetico, il primo album di Calcutta prende proprio il nome di “Mainstream”. Prodotto da “Bomba Dischi” nel 2016, ha totalmente stravolto il modo di percepire la musica dell’epoca. Quel nuovo cantautore tanto profondo quanto grezzo e sporco ha subito conquistato il grande pubblico. La spontaneità e quel velo di amarezza che ricopre brani come “Cosa mi manchi a fare” sono diventati emblema di una generazione voleva scavare dentro fino a trovare il più sincero dolore. La musica e la grattata sofferenza di Calcutta è immediata; ti viene voglia di cantarla, gridarla a squarciagola, e presto diventa, appunto, “mainstream”.
Da “mainstream” a “Evergreen”
L’avvento di Calcutta segna uno spartiacque sulla timeline della nuova musica italiana e l’indie (it-pop). Diventa il genere di riferimento subito dopo l’assai più acclamato, ma sempre più vuoto di contenuti, rap italiano. Il giovane pubblico italiano ha bisogno di struggersi attraverso una nuova musica che possa essere catartica e possa toccare le giuste note. Intanto, iniziano a fiorire tanti artisti che faranno, a modo loro, la storia di questo nuovo genere che ricicla il primo “indie” per renderlo assai più intimo ed immediato.
Calcutta conserverà sempre una propria ed imparagonabile impronta. Un personaggio diverso da tutti gli altri. Dopo aver contribuito a rendere questo genere mainstream, è il momento di renderlo immortale con “Evergreen”. Il nuovo album di Edoardo lancia un nuovo, sferzante, colpo allo stomaco e la voglia di struggersi fa spazio alla voglia di gridare al mondo ciò che si ha dentro. Sento il cuore a mille.
Il declino dell’indie italiano
La pandemia ha segnato un punto di non ritorno nella vita di ognuno di no. Anche il panorama musicale italiano pare averne risentito. La quarantena potrebbe aver accelerato quello che già pareva un inesorabile processo verso il superficiale. La sempre più rarefatta attenzione nei giovani ascoltatori ha portato al rapido sviluppo di una musica sempre più “usa e getta”. Nessuno che cerca più di scavare. La trap ne è uscita da assoluta vincitrice così vuoto da risultare leggero per le nuove generazioni che vogliono finalmente smetterla di pensare.
Anche l’indie (o it-pop) non è più lo stesso. Gli artisti italiani che hanno accompagnato gli ex giovani, ormai prossimi ai 30, sono usciti totalmente ridimensionati dalla crisi emotiva, oltre che mondiale, del 2020. Tra chi ha deciso di svendersi alle hit estive come i Pinguini Tattici Nucleari e chi, invece, non ha saputo evolversi e resta schiavo del proprio personaggio esaurendo e saturando la propria musica come Gazzelle. In questo così scenario arido scenario non resta allora che cullarsi nostalgici nella musica che c’è stata e che molto probabilmente non tornerà. E mentre pensiamo nostalgici che sia tutto finito una sola domanda ci tormenta: dov’è finito Calcutta?
Dov’è Calcutta?
Relax. Fin dal suo esordio Calcutta, pseudonimo di Edoardo D’Erme, ha sempre palesato di non amare particolarmente l’essere al centro dell’attenzione. Una intera vita lontano dai riflettori, solitario e refrattario alla fama ed al successo. In un nuovo panorama musicale in cui apparire è l’unico paradigma da seguire, Calcutta è il perfetto antieroe. Tuttavia “l’assenza è presenza”, come recita Jude Law nella nota produzione sorrentiniana, e la scomparsa dalle scene di Calcutta non ha fatto altro che rendere ancora più brillante la sua stella. Edoardo ha però bisogno di vivere la vita a modo suo, secondo i suoi tempi. In un’epoca che celebra la performance e che impone di vivere velocemente la propria vita, Calcutta ancora una volta ci viene in soccorso insegnandoci a prendere le cose con calma. Recenti studi hanno provato a misurare il tempo di attenzione del pubblico nei musei giungendo alla conclusione che si tende a dedicare in media a ciascuna opera soltando trenta secondi. Può allora l’arte valere più di 30 secondi? Relax.
L’uscita di Relax
Dopo un lungo silenzio durato cinque anni, illuminato solo da piccole collaborazioni, Calcutta torna con il suo nuovo album “Relax”. Questa uscita si differenzia molto dai primi lavori dell’artista: è molto più ragionato, meno impulsivo e soprattutto meno immediato. In tanti non hanno perso tempo per annunciare il flop di colui che non poteva sbagliare; anche colui che doveva risollevare le sorti dell’indie italiani ha fallito. L’album invece richiede altro: in questi cinque anni Edoardo è cresciuto, è maturato, ed è forse giunto il momento che lo facciamo anche noi. I nuovi brani differiscono molto nello stile dai precedenti che colpivano subito al cuore e ciò ha fatto inizialmente storcere il naso a tantissimi ascoltatori.
Proprio come suggerisce il titolo dell’album, però, c’è bisogno di relax poiché i testi hanno bisogno di tempo per arrivare. Non è un segreto il fatto che l’unica canzone a convincere tutti dal primo momento sia stata “2minuti”, brano dalle sonorità molto più catchy e dal ritmo leggero ed incalzante. Perfetto per la radio. Mai come in quest’album, tuttavia, l’artista si mette totalmente a nudo nei propri testi: alle canzoni dal dolore struggente ed universale seguono ora le canzoni della vita di Edoardo. “SSD” tocca anche gli animi più duri arrivando come una freccia: il brano, dedicato alla mamma che non c’è più, incarna il più sincero ed intimo dolore. Questa volta non il dolore di tutti, ma solo il suo. Ci vogliono poi più ascolti per apprezzare la bellezza e la disillusione che si cela dietro un brano come “Tutti”. La consapevolezza di essere tutti falliti.
Calcutta è tornato
Negli altri brani è invece per quanto sia evidente l’impronta stilistica di Calcutta, pare essersi esaurita quella inimitabile penna che ha contribuito a rendere un’icona del suo genere il cantautore latinense. C’è questa volta un enorme lavoro dietro le strumentali che se nelle precedenti raccolte avevano un carattere minimalista e sacrale, realizzate con l’unico intento di enfatizzare le parole, sembrano ora voler avere un ruolo da protagoniste. Si sentono poi le influenze assai più pop di Davide Petrella, meglio conosciuto come Tropico, amico ed in questo caso collaboratore di Calcutta, che ha di certo segnato le linee melodiche di brani come “Controtempo” e “Giro con te”.
Seppur in maniera totalmente diversa dai precedenti lavori Calcutta è tornato. I tempi sono cambiati: siamo cresciuti e con noi la musica che ci circonda si è evoluta. Abbiamo a lungo atteso Calcutta e lui ci ha per l’ennesima volta dato una importante lezione: a volte è necessario nella vita prendersi i propri tempi. Non ci resta, ora che abbiamo ascoltato il disco, che sia proprio questo il messaggio che ci lascia “Relax”?



















