È giunta alla quarta (e ultima) replica, richiesta dal pubblico, la commedia con la regia di Gianni Parisi che vede tra i protagonisti i due direttori artistici del teatro Bolivar di Napoli.

La trama

Leo (Ciro Esposito), Carlo (Ivan Boragine) e Marco (Salvatore Catanese) sono tre fratelli, da parte di padre, che si ritrovano nella casa di questo, pochi giorni dopo la sua morte, a discutere del futuro dell’immobile.

Tre caratteri, e modi di pensare, totalmente diversi che vanno dallo stereotipo del colletto bianco rappresentato da Marco, all’ultras disoccupato incarnato da Leo. A Carlo, il più fragile dei tre, spetta il ruolo di trait d’union, visti i tasti di sensibile e bonaria comicità che va a toccare.

L’incontro di matrice economico-legale, ovvero cosa fare dell’eredità ricevuta, obbliga Marco e Leo a dover passare del tempo insieme, circondati da un Carlo sempre più emozionato e travolto da questa riunione familiare: è l’unico dei tre, infatti, a non voler vendere o commerciare la casa. Le discussioni, gli sfoghi e il ritrovo di una cassaforte faranno in modo di avvicinare i tre protagonisti, facendoli riflettere sulle motivazioni che hanno spinto il padre a volerli lì, insieme, verso l’idea di un’agognata, ma prevedibile, riunione familiare.

Commento

La commedia diverte e non intende perdersi in pesantezze che la snaturerebbero. Il tono é continuamente giocoso ed ilare, coerente con l’animo scanzonato che i tre fratelli dovrebbero avere, almeno come obiettivo. I ritmi veloci, le battute e le freddure che si susseguono, per la maggior parte fatte di giochi di parole, non fanno annoiare lo spettatore in nessun momento, nemmeno quando, giustamente, i protagonisti regalano le proprie riflessioni sul loro presente, passato o futuro.

La regia è pulita, semplice e diretta, non si perde in fronzoli che avrebbero distratto lo spettatore, negandogli una delle tante risate che lo spettacolo regala.

Esposito e Boragine trasudano il feeling che li lega anche fuori dal palco, per questo motivo un plauso va fatto a Salvatore Catanese che è riuscito ad inserirsi perfettamente in questa dinamica. I tre attori riempiono il palco e, seppur solo tre, sembrano un’intera compagnia teatrale.

Un testo diretto e per tutti, che rappresenta un ottimo punto di partenza per un’opera di “svecchiamento” teatrale necessaria se si vuole giungere  all’ampliamento del target odierno.

Infine, è doveroso concludere con una menzione particolare a Ciro Esposito ed Ivan Boragine. Due giovani direttori artistici che si mettono in gioco, andando per primi in scena nel teatro che gestiscono, sono la prova della dedizione e della passione che il teatro Bolivar sta cercando di trasmettere.

di Savio De Marco

Print Friendly, PDF & Email