Il patrimonio borbonico è disseminato in tutta la provincia di Caserta, spesso in spazi aperti e distanti dal cuore della città.

Sono i casini di caccia, luoghi dove i Reali potevano sostare durante le battute. In particolare una desta parecchio interesse: il Real Sito della Lanciolla, nel territorio acerrano ma al confine con quello di Marcianise e Caivano, una perla sul corso del Lagno Vecchio.

«La voglia del mare! […] Ci stava un canale dove i ragazzi si andavano a lanciare, si chiama lancione, di acqua corrente gelata! Da sopra un ponticino si lanciavano. Io non l’aggio mai fatto, tenevo paura; l’acqua non era tanto profonda e ti potevi rompere l’osso del collo». (1)

Il real Sito della Lanciolla ha ricevuto prima le attenzioni di un Re, poi di un’intera comunità. Per chi lavorava la canapa ed il lino era la sosta; per i ragazzini di Marcianise, Acerra, Caivano e gli altri paesi limitrofi, era un luogo da raggiungere in bici o a piedi, per divertirsi o per fare un bagno. Perché il mare, per chi non aveva l’auto, era lontanissimo: un lusso non alla portata di tutti.

E fino a 40-50 anni fa, prima dell’industrializzazione feroce, i Regi Lagni ed i suoi contraffossi erano di «acqua gelata e pulita. E quell’acqua era santa, perché se avevi qualche ferita in questo lagno guariva istantaneamente». (2)

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La storia del luogo – oscurata dal recente passato di fabbriche e fumi di roghi – ed i racconti popolari sono i motivi che spingono ad inoltrarsi in queste terre. Il percorso per il Real Sito, purtroppo, non è facile come un tempo.

Dal parcheggio del Centro Commerciale Campania si può scorgere il tetto del casino con i suoi caratteristici comignoli vanvitelliani. Approcciarsi da qui è impossibile, perché un muro di fittissima vegetazione impedisce il passaggio.

Per raggiungerlo allora conviene dirigersi verso Caivano: il navigatore consiglia una mulattiera dal sapore pulp; i racconti popolari sono ormai lontani. Lo sguardo inquisitorio di due prostitute accoglie i visitatori occasionali; anche se il primo pensiero è di fare dietro front, non c’è da temere, nessun pappone verrà a farti fuori.

Superata una discarica di lamiere, solo un’immensa distesa di tabacco separa dal Sito Reale. Circumnavigandola, è facile venire suggestionati dall’idea di essere alieni nel regno del caporalato; nonostante le sagome dei braccianti appaiano tutte uguali, il pregiudizio viene smontato avvicinandosi e si può proseguire tranquillamente: sono tutte donne anziane dal volto scavato, tipicamente campano.

Raggiunto il Casino, si distinguono i tre volumi, di cui uno parzialmente crollato. Oggi vi si accede a piedi, ma nel periodo borbonico era immerso in un pantàno, raggiungibile solo attraverso piccole zattere, le lanciole.

Una meraviglia, molto simile al Casino sul lago Fusaro. La fabbrica centrale nasconde una sorpresa: esternamente a pianta quadrata con tetto a falde, internamente a pianta ottagonale con una cupola a costoloni. La superficie rovinata nasconde l’intonaco rosso pompeiano; purtroppo risulta malamente depredata e sono assenti tutte le opere marmoree.

Il corso del Lagno Vecchio, ancora oggi habitat di rane, anguille ed uccelli migratori, risulta però essere congeniale allo scarico di rifiuti dell’agricoltura: l’acqua è ancora limpida, ma certamente non santa come un tempo. Sulla sponda opposta, con sfondo il Campania, un gregge di pecore è il baluardo di un tempo passato.

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Purtroppo la camorra e la paura che genera sembrano farla da padrone, ma frequentando questi luoghi si scopre che non è così: c’è ancora Vita, e solo recuperando questo luogo saremo in grado di preservarla.

(1)-(2) Estratto della Tesi di Laurea in Architettura di Francesco Cimmino “L’immagine pubblica della Conurbazione Casertana nella percezione dei suoi abitanti. Un’applicazione a partire dalle teorie di Kevin Lynch”, dall’intervista ad Antonio T. di San Nicola la Strada.

di Francesco Cimmino
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°195
LUGLIO 2019

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