Quel “profeta” di Franco Battiato

Gianrenzo Orbassano 02/04/2026
Updated 2026/04/02 at 3:35 PM
5 Minuti per la lettura

Ci sono canzoni che invecchiano. E poi ci sono canzoni che, col passare degli anni, sembrano ringiovanire diventando sempre più attuali. Ermeneutica di Franco Battiato appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Ascoltarla oggi provoca una sensazione quasi inquietante: quella di trovarsi davanti a una specie di radiografia anticipata del nostro tempo.

Il brano appare nell’album Dieci stratagemmi del 2004, uno dei lavori più riflessivi e taglienti della maturità artistica di Battiato. In quel disco torna a usare la canzone come strumento di osservazione del mondo, intrecciando spiritualità, filosofia e una critica lucidissima ai meccanismi del potere e delle ideologie. Ermeneutica è forse il brano in cui questa tensione diventa più esplicita e disturbante.

Ermeneutica, il singolo dell’album Dieci Stratagemmi di Battiato

Già l’incipit è una frustata: “Eiacula precocemente l’impero / tornano i vecchi testamenti”.

L’impero, cioè il potere globale, appare come una forza instabile, quasi nevrotica. Subito dopo riaffiorano i “vecchi testamenti”, le antiche verità brandite come armi identitarie. In due versi Battiato sintetizza una dinamica che oggi vediamo quotidianamente: il ritorno dei fondamentalismi, delle religioni trasformate in bandiere politiche, delle narrazioni assolute che pretendono di spiegare il mondo.

Non c’è una narrazione lineare, ma una sequenza di immagini che si accendono come lampi. “Mostruosa creatura il suo nome è fanatismo”, canta Battiato, e sembra quasi descrivere una presenza biologica che infetta la società. Poco dopo il concetto si radicalizza: “human virus is coming inside us”. Il fanatismo come virus umano, come contagio emotivo che attraversa le masse.

A distanza di vent’anni, queste parole hanno un suono quasi profetico: guerre, radicalizzazioni ideologiche, nazionalismi, leader trasformati in simboli tribali… il panorama globale sembra riflettere con inquietante precisione quella visione. Quando nel testo compaiono “gli stati servi” che “si inchinano a quella scimmia di presidente”, la satira politica di Battiato diventa corrosiva ma allo stesso tempo universale. Non è un attacco a un singolo potere, bensì al meccanismo eterno dell’autorità che si fa caricatura di sé stessa.

Eppure, non è soltanto una canzone politica. Il titolo suggerisce qualcosa di più complesso. L’ermeneutica, nella filosofia, è l’arte dell’interpretazione: capire i segni, decifrare i simboli, cercare il senso nascosto dei testi e della realtà. Battiato sembra invitare l’ascoltatore proprio a questo esercizio. Le sue parole non spiegano il mondo in modo didascalico, ma lo mettono in scena come un enigma.

Il frastuono della storia

Nel mezzo del caos ideologico, il cantante introduce anche una dimensione più intima: “In my dreams I see you in a different way / the emotional colours of life are changing completely”. È come se, dentro il frastuono della storia, sopravvivesse ancora uno spazio personale, quasi onirico. La grande politica e la fragilità dell’individuo convivono nello stesso paesaggio emotivo.

Il risultato è una canzone che oggi sembra parlare direttamente al presente. Quando Battiato canta “si invade / si abbatte, si insegue, si ammazza il cattivo / si inventano democrazie”, il verso risuona come una sintesi feroce di molte retoriche geopolitiche contemporanee. Non c’è bisogno di nomi o date. La struttura del potere resta la stessa.

Forse è proprio questo il motivo per cui riascoltare Ermeneutica fa venire i brividi. Non perché Battiato abbia previsto eventi specifici, ma perché ha saputo cogliere un meccanismo profondo della storia umana: la ciclica resurrezione del fanatismo, l’illusione della superiorità morale, la trasformazione della fede e della politica in strumenti di dominio.

Battiato non fa il profeta nel senso mistico del termine. Non annuncia il futuro. Piuttosto osserva il presente con uno sguardo così lucido da renderlo inevitabilmente attualissimo. E quando il presente torna a somigliare alle sue visioni, l’impressione è quella di trovarsi davanti a qualcosa di raro: un artista che, attraverso la musica, ha saputo leggere l’anima del tempo prima che il tempo stesso se ne accorgesse.

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