Nell’ambito del Progetto “Fantasy Circus”, si è tenuto, il 27 settembre scorso, presso il Club Insieme di Mondragone, l’evento di chiusura della Festa dell’Accoglienza del II Circolo Didattico di Mondragone, presieduto dalla dott.ssa Tommasina Paolella.

La manifestazione, giunta ormai alla IV edizione, ha visto il coinvolgimento di numerosi alunni e docenti.

“L’argomento scelto – ha commentato la prof.ssa Mariarosaria Morroneha affascinato moltissimo che si sono lasciati guidare bambini attraverso una serie di attività accattivanti, proprio perché il circo per la sua cultura millenaria,  fatta di tradizioni, colori, duro lavoro, nomadismo e impegno si è inserito in una cornice più ampia: quella della creatività. Al grido, infatti, di “Riprendiamoci la fantasia”, il circo si è trasformato ed ha rivelato tutta la sua sensibilità verso gli animali e la natura, stimolando i bambini “a volare alto” attraverso la lettura del testo “Il dono” e dell’aeroplanino Attila che pur non sapendolo fare imparerà grazie al coraggio ed all’aiuto dei suoi amici animali.

Numerosi sono stati gli intervenuti  che con grande partecipazione hanno assistito alla strutturazione in diretta di una emozione condivisa e coinvolgente.

Un plauso – conclude – alla Dirigente Scolastica Dott.ssa Tommasina Paolella che ha saputo intuire il pregio e il valore di tutta la manifestazione, supportandone  fortemente sia la fase organizzativa che conclusiva insieme a tutti i docenti della DDS Mondragone Secondo.”

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In tutto il mondo,  infatti, sono oltre 50 i Paesi che hanno, già da tempo, vietato l’utilizzo degli animali nel circo mentre in Italia vige ancora una legge, vecchia di oltre 50 anni, datata 1968, nonostante, secondo Eurispes,  il 71,4% degli italiani sia contrario all’uso degli animali nei circhi.

Un primo passo fu fatto nel 2017, anno in cui è stata approvata alla Camera la Legge del Codice dello Spettacolo n. 4652, che prevedeva il graduale superamento dell’uso degli animali nei circhi. La successiva legge-delega impegnava l’attuale governo ad emanare, entro il 27 dicembre 2018, un decreto legislativo che formulasse le modalità di dismissione degli animali, il cui numero non è possibile stimare in quanto non esiste un registro nazionale, nonostante sia certa la presenza di specie in via d’estinzione come elefanti, tigri, leoni, ippopotami e rinoceronti.

Le uniche stime sono della Lega Anti Vivisezione che ha censito poco più di 100 circhi con circa 2000 animali il cui unico destino è quello di una vita di prigionia, senza alcuna possibilità di dare sfogo ai propri bisogni etologici.

Il disegno di legge non ha stabilito dei termini ben precisi per l’attuazione. Ed i motivi sono diversi. Da un lato c’è bisogno di concedere del  tempo alle strutture circensi, per anni incentrate principalmente sullo sfruttamento degli animali, in modo tale che possano gradatamente sostituire l’anacronistico, quanto avvilente, spettacolo con gli animali sottomessi con degli spettacoli da circo moderno. Poi vi è la difficoltà di reperire i luoghi adatti per far vivere tutti gli animali dei circhi in modo dignitoso. E, problema non meno importante, tutto questo dovrebbe avvenire cercando di non penalizzare troppo gli artisti circensi.

Tuttavia, in mancanza dei suddetti decreti attuativi, la norma italiana rischia di partire mutilata.

E, se nulla dovesse cambiare a livello centrale, toccherà alla sensibilità dei cittadini e delle amministrazioni comunali sostenere o meno sul proprio territorio spettacoli che costringono gli animali a vivere in condizioni che, se non sono indegne, di sicuro non sono adatte al loro benessere.

Eppure il circo senza animali è già una realtà, in Italia e nel mondo. Proprio l’evoluzione tecnologica e creativa potrebbe salvare la tradizione circense, come hanno già dimostrato diverse compagnie che, da tempo, hanno surclassato l’arcaico spettacolo di animali sottomessi con il circo del futuro che, coniugando tradizione e tecnologia, è riuscito, attraverso la fantasia, a conservare gli animali che sono ugualmente presenti, ma non in carne ed ossa, bensì attraverso la realtà virtuale.

di Mina Iazzetta

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