Un consumo maggiore di frutta e verdura, associato all’attività fisica, aumenterebbe del 50% la probabilità di sopravvivenza senza malattia in pazienti con tumore alla mammella rispetto a chi mangia meno verdura e frutta e fa meno attività fisica.

Una dieta ricca di carboidrati ad alto indice glicemico (zucchero da tavola, dolciumi, pane bianco, la maggior parte dei cereali per la colazione, gallette soffiate, crackers, riso non parboiled, pasta scotta, patate) aumenta il livello della glicemia in modo brusco e, di conseguenza, il pancreas produce una grande quantità di insulina.

L’insulina e la glicemia troppo elevate potrebbero favorire la crescita tumorale oltre che l’insorgenza di diabete, malattie cardiovascolari e obesità. Partendo da queste premesse, i ricercatori del Settore di Epidemiologia e Prevenzione dell’Istituto Tumori Fondazione “G. Pascale” di Napoli stanno conducendo uno studio etico, finanziato dal Ministro della Sanità, denominato DEDICa su donne affette da carcinoma della mammella, al fine di valutare l’effetto della combinazione di una dieta a basso indice glicemico, esercizio fisico e vitamina D sulla riduzione di ricadute.

Studi precedenti hanno messo in evidenza che l’obesità, la sindrome metabolica ed il diabete di tipo 2 sono associati ad un più alto rischio non solo di sviluppo, ma anche di progressione del cancro i cui meccanismi patogenetici sono legati a elevati livelli di estrogeni, insulina e glicemia ed alla loro interazione con i recettori degli estrogeni e dei fattori di crescita come l’IGF-1. Pertanto, una dieta a basso indice glicemico e l’attività fisica possono essere considerate delle valide strategie che mirano a ridurre i livelli di glicemia di insulina e di estrogeni con conseguente riduzione del carcinoma mammario, il tumore più comune nelle donne.

Lo studio messo a punto dal Pascale, in collaborazione con altri ospedali, prevede il reclutamento di 506 donne, dai 30 ai 75 anni, con carcinoma della mammella istologicamente diagnosticato entro i 12 mesi precedenti, senza metastasi, in fase post operatoria. Le pazienti sono state randomizzate in due gruppi.

Entrambi i gruppi ricevono consigli per una Dieta Mediterranea tradizionale, quindi ricca di frutta e verdura di stagione, con basso tenore di grassi saturi, pochi latticini, carne rossa e insaccati.

Il primo gruppo di donne, che riceveranno un trattamento più intensivo, dovranno seguire una Dieta Mediterranea tradizionale con carboidrati a basso IG, 30 minuti di attività fisica specifica (camminata veloce o equivalente) ed un supplemento di vitamina D fino ad arrivare a valori ematici normalmente alti (60NG/ML); al secondo gruppo si raccomanda di seguire comunque una Dieta Mediterranea sana con carboidrati integrali, 30 minuti di attività fisica varia e la somministrazione di vitamina D in caso di carenza.

Sono previsti benefici per entrambi i gruppi e potrebbero includere: aspetti oncologici, cardiovascolari, struttura ossea, migliore controllo del colesterolo e glicemia. Le donne reclutate saranno seguite per 3 anni e sottoposte a controlli trimestrali che prevedono esami ematochimici, raccolta di informazioni cliniche sull’attività fisica tramite un contapassi, sulla qualità di vita e sulla dieta tramite un diario alimentare di 7 giorni.

Le pazienti reclutate contribuiranno direttamente alla ricerca scientifica delineando le future linee guida contro le malattie oncologiche per le persone che in futuro contrarranno questa malattia.

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