Philippe Vilain: penna francese dal cuore napoletano

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Quando un forestiero viene al Sud piange due volte: quando arriva e quando parte”.

Così citava Alessandro Siani nel famoso film “Benvenuti al Sud”. Philippe Vilain è arrivato al Sud, si ma a Napoli.
Non ha pianto la prima volta e di sicuro non lo farà la seconda, perché? Perché Philippe non ha nessuna intenzione di partire, a Napoli ci resta. Scrittore francese, saggista, critico e teorico letterario: dieci i romanzi pubblicati in patria, cinque in Italia da Gremese, tanti i successi.
Il 22 settembre, all’ Institut français Napoli, ha presentato i suoi due nuovi lavori: “Un matin d’hiver” (“Un mattino di inverno”) e il saggio per la città che ha rapito anima e corpo di Vilain, “Mille couleurs de Naples” (“Mille colori di Napoli”). Il primo è una storia vera, una donna che dopo tre anni di relazione affiatata vede sparire nel nulla il suo uomo all’aeroporto.
Il secondo è una passeggiata nei vicoli di Partenope, un racconto della Napoli popolare e positiva, lontana dalla visione riduttrice di Gomorra, vicina a quella di Luciano De Crescenzo in “Cosi parlò Bellavista”.
Nel corso dell’evento, l’autore ha affrontato con noi alcuni temi quali: gli inizi, il suo legame con Napoli e il futuro della letteratura. Considerando il successo dei suoi romanzi, sarebbe interessante scoprire quando e perché ha deciso di cominciare a scrivere e capire il suo rapporto con la scrittura.

«Ho iniziato all’età di 18 anni, era ancora qualcosa di molto astratto, volevo diventare scrittore ma non sapevo bene ancora cosa significasse. È a quell’età che tutto è cominciato, iniziai a studiare lettere moderne e ad avvicinarmi a questo mondo particolare. Il mio rapporto con la letteratura era molto riverente poi nel tempo ho desacralizzato questo legame, in parte svincolandomi».
Il saggio “Mille couleurs de Naples” è una dedica amorosa alla città. Napoli però è complicata, c’è qualcosa che qui non funziona o che potrebbe migliorare?

«Napoli è una delle città più belle che io conosca, corrisponde perfettamente al mio gusto, al mio modo di vivere. Se proprio devo trovarle un difetto, forse, la sola e piccola debolezza potrebbe essere la pulizia delle strade. Questo si potrebbe migliorare».

In cosa invece le gente di Napoli è perfetta?

«La loro umanità, la loro flessibilità. Ciò mi ricorda l’ambiente popolare dove sono cresciuto in Francia. Il grande calore di questa gente, la capacità di accoglienza, la soluzione a tutto, il: “Teoricamente non è possibile, ma…”.  Qui ci si sente a casa propria».

La trama di “Un matin d’hiver” è un giallo esistenziale sullo sfondo di un’esperienza reale incredibile, come nasce questo romanzo?

«Nasce da una confidenza che mi è stata fatta da una donna che io conoscevo. Una storia vera che io ho trascritto: dopo un amore appassionato durato tre anni, suo marito sparisce.
L’ultima volta che l’ha visto è stato all’aeroporto. È una confessione reale di una donna che io ho cercato due o tre volte per prendere appunti ma non ho voluto essere invadente, al suo sforzo di memoria ho aggiunto un po’ di finzione narrativa, non è semplice trascrizione».

Tornando al tema Napoli, chi è lo scrittore partenopeo preferito da Philippe Vilain?

«Luciano De Crescenzo sicuramente mi ha aperto delle prospettive su Napoli, mi ha portato ad osservarla con uno sguardo diverso. Racconta Napoli con ironia leggera e quell’intelligenza che appartiene al genio culturale di questo posto. Nel mio libro “Mille couleurs de Naples” in effetti c’è una traccia sotterranea che segue Luciano De Crescenzo, ci sono citazioni e riprese di alcuni aspetti. Guardare Napoli con un occhio più partecipe, non come quello di uno straniero di passaggio».

Nell’era di Internet e degli Smartphone, i giovani sfogliano sempre meno pagine. Perché i ragazzi devono leggere?

«Il rapporto con la lettura si è evoluto oggi, anche se non sembra, si legge più di prima, si legge sempre, da quando ti svegli a quando vai a letto ma è una maniera più “leggera” e sintetica di leggere. Si è visto con gli studi, che quando si legge in Internet, si attivano zone diverse del cervello rispetto alla lettura su carta.
Contrariamente a ciò che si pensa, non si sta perdendo la creatività ma il gusto dello sforzo di leggere forse romanzi più profondi. Il mercato del libro funziona benissimo, quello che invece non funziona ed è in difficoltà è il mercato della letteratura».

di Pasquale Di Sauro 

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°210
OTTOBRE 2020

 

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