Il pesce d’aprile della Birreria e del Mein Kampf

Hitler

Il 1° aprile 1924 Adolf Hitler è condannato a cinque anni di prigione per il Putsch della Burgerbraukeller, ma vi rimase solo 9 mesi nei quali scrisse la sua opera ideologica: il “Mein Kampf”. Per la verità la gravità delle imputazioni – alto tradimento – avrebbero dovuto portarlo – secondo il codice penale vigente all’epoca – alla pena di morte ma fu invece condannato a 5 anni non scontandone neanche uno intero. Questo ci porta a credere che il futuro fuhrer ed i magistrati fecero ai posteri (i posteri siamo noi) una burla, uno scherzo, un “cucù-tetè”, un pesce d’aprile, tanto è che fu arrestato proprio il 1° aprile. Sappiamo tutti che cos’è il pesce d’aprile? Un giorno dedicato a beffe e canzonature di amici, colleghi e familiari inventando commissioni impossibili, ricerche di oggetti chimerici, discussioni su animali inesistenti. Il segreto dello specifico scherzo del “pesce” è la disinvoltura di colui che fa lo scherzo, il tono ed il movimento che usa. Tutto deve essere buttato là. Credibile ed inaspettato e al termine dello svolgimento drammaturgico si apre il sipario “Pesce d’aprile!” ed il pubblico nascosto compare all’improvviso. Le reazioni di colui che lo ha subito sono diverse. In alcuni casi vi è sollievo, in altri una risata stizzosa (“mi hanno fatto fesso”), ma in altri ancora una esibita incazzatura: “Ma io ho tanto da fare e voi mi fate perdere tempo.”. Tranquillizzatevi non ha nulla da fare ed il tempo non lo perde. Ha capito che da giorni era l’obiettivo di un piano articolato che ha coinvolti vari soggetti. E gli danno fastidio non tanto le risate allo scoperto, ma quelle fatte alle sue spalle durante i preparativi. Commissioni, indicazioni e tranelli che cambiano da paese a paese: «Vammi a comprare la corda che tira il vento» (Portogallo), «Portami il rasoio per tosare le uova» (Belgio), «Trovami là fuori la neve disseccata» (Germania), «La pietra per affilare i cappelli» (Andorra). A Napoli poi: «Chiedi al salumiere 10 tozzabancone e 20 grammi di minuocchi, non ti dimenticare di chiedere al vigile in piazza del gesù qual è il vicolo dove si trova la Chiesa di Santa Pereta Maggiore». Nel primo caso rischi la testa nello scontro con il banco dei salumi, nel secondo ti sarà spiegato che i “minuocchi” non sono altro che «O’ ca..o cu (con) l’uocchie (gli occhi)» e nel terzo caso il vigile ti spiegherà di che vicolo si tratta. Una burla era anche quella di Hitler nella notte tra l’8 ed il 9 novembre 1923. La Burgerbraukeller era una importante birreria di Monaco di proprietà della Lowenbrau, demolita solo nel 1979. Quella sera i 3 rappresentanti più importanti del governo e delle istituzioni bavaresi – un dettaglio: la Baviera voleva separarsi dalla Germania, cose che succedono ciclicamente in ogni parte del mondo – stavano parlando con circa 3.000 bavaresi. La birreria era molto grande, la gente numerosa, ma si sentivano molto bene le parole di Kahr, commissario di Stato per la regione, von Lossow, comandante dell’esercito – il Reichswehr – e von Seisser, capo della polizia locale.

Ad un certo punto nel locale entra un piccoletto con i baffetti alla Charlotte – si chiama Adolf Hitler – spara quattro colpi di pistola per aria “Bang! Bang! Bang! Bang!” e va a sedersi sul palco insieme agli altri tre. «Attenzione la rivoluzione nazionale è cominciata. Abbiamo circondato il palazzo con seicento uomini armati di tutto punto. Il governo bavarese e del Reich sono stati rovesciati. Le caserme dell’esercito e della polizia sono occupate, gli uomini si sono schierati con noi e marciano sulla città con le nostre bandiere della svastica. Io ho assunto la direzione politica del nuovo governo» proclama Adolf. Kahr spiffera nell’orecchio di von Lossow «Ma chi è?» che gli risponde a ciglia inarcate «La Reichswehr non si occupa di queste cose noi facciamo la guerra ai nemici della Baviera” ed allora lo chiede a von Seisser che grattandosi il capo replica più o meno la risposta del capo dell’esercito “La polizia bavarese ha ben altro da fare». Quelle parole confermarono che era tutta una burla. Come era possibile che “600-uomini-600” potessero intimorire “3.000-bavaresi-che-stavano-bevendo-birra-da-almeno-2-ore”?

Nel giro di qualche ora tutti tornarono a casa. I nazisti la mattina dopo – quasi con stizza perché non li avevano presi sul serio – marciarono nella città chiedendo la resa del governo. Una sparatoria di qualche minuto, che causò una ventina di morti, li dileguò. Hitler scappò gridando «Scherzavo! Stavo scherzando!». Qualche mese dopo – preso, processato e condannato – scrisse durante la breve detenzione uno dei libri più catastrofici della Storia dell’Umanità.

Vedete gli scherzi del pesce d’aprile bisogna saperli architettare. In quei 9 mesi passati nel carcere di “Landsbergh am Lech” Hitler, invece, di scrivere il “Mein Kampf”, avrebbe potuto descrivere i mille itinerari per arrivare alla “Chiesa di Santa Pereta Maggiore”, al centro di Napoli, il terzo vicolo, scendi le scalette, stai attento al marciapiede basso, giri intorno al palazzo bianco e te la trovi proprio davanti.

di Vincenzo Russo Treatto

Tratto da Informare n° 180 Aprile 2018