Perché oggi si sente parlare sempre più di sovra-istruzione e mismatch?

Ludovica Palumbo 27/10/2022
Updated 2022/10/27 at 10:53 AM
4 Minuti per la lettura

Hai mai sentito parlare di concetti come sovraistruzione o mismatch? Da definizione, la sovra-istruzione rappresenta ”la situazione che si verifica quando il titolo di studio posseduto dai lavoratori è superiore a quello richiesto per accedere o per svolgere una data professione” (fonte Istat).

E la parola inglese mismatch indica proprio la condizione di disequilibrio tra domanda e offerta all’interno del mercato del lavoro.

Sembra quasi un paradosso eppure è realtà. Seppur l’Italia abbia un tasso di scolarizzazione decisamente inferiore alla media europea, il tasso di ”sovraistruiti” nel nostro paese è in una vertiginosa crescita.

Secondo la CGIA, 1 occupato su 4 è sovraistruito.

Mismatch: qual è la causa di questo fenomeno?

Da una parte abbiamo sicuramente una scarsa offerta lavorativa combinata ad un debole sistema di istruzione che non prepara i giovani ad entrare in modo pratico ed immediato nel mondo del lavoro. Quante volte le imprese prediligono ad uno studente preparato, un lavoratore con esperienza? Eppure ciò che molti studenti si chiedono è: come facciamo ad avere questa esperienza se nessuno ce ne dà la possibilità? E quindi ecco che spesso, dopo un lungo e faticoso percorso di studi, arriva un necessario corso di formazione o stage che rallenta ancora di più l’ingresso del neolaureato nel mondo del lavoro.

Ancora, vediamo una forte precarietà del lavoro sempre più ricco di contratti part-time o a tempo determinato ed una quasi ”paura” di piccole e medie aziende di assumere personale ‘‘troppo qualificato”.

Laureati di Serie A e di Serie B?

Sembra proprio che si inizi a fare una vera e propria distinzione tra:

  • laureati di serie A, ovvero laureati con più chance occupazionali in cui ritroviamo al primo posto i laureati delle discipline STEM dunque nell’ambito dell’ingegneria, dell’informatica e della medicina;
  • laureati di serie B, ovvero laureati meno favoriti in cui ritroviamo studenti di materie psicologiche e più in generale umanistiche, arte e settore giuridico.

Cosa comporterà tutto questo a lungo andare?

Da un lato chi non riesce a trovare lavoro nel proprio settore, dall’altro chi pur trovandolo non riceve le giuste soddisfazioni (soprattutto dal punto di vista economico). Questi due ingredienti uniti ad un sempre più forte generale sentimento di disillusione dei giovani, porta al fenomeno della cosiddetta ”fuga di cervelli”.

La fuga di cervelli o brain drain è l’espressione con cui si indica un fenomeno in costante crescita: l’emigrazione verso Paesi stranieri di persone talentuose o con alta specializzazione professionale che non si sentono valorizzati e stimolati dall’ambiente lavorativo della paese di provenienza.

Continuando con questo passo, non solo si obbligano gli studenti a lasciare la propria casa per raccogliere i frutti di anni di sudore, ma allo stesso tempo si verifica il tanto noto ”sottoutilizzo del potenziale economico del capitale umano” che avrà ripercussioni sull’intero assetto economico e sociale nazionale.

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