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Palestinella: la maschera popolare a supporto dei popoli oppressi

Redazione Informare 12/07/2024
Updated 2024/07/12 at 12:57 AM
5 Minuti per la lettura

Lo scorso maggio avevamo intervistato i ragazzi di ‘Madonna De Rose’, la celebrazione per la madonna protettrice delle arti e degli artisti di strada. Quest’anno, durante lo stesso corteo, tra le altre maschere c’era anche Palestinella

Vincenzo Vassallo, artista di strada, spiega perché ha deciso di portare questo personaggio in piazza: «La mia maschera nasce nel momento in cui mi rapporto con l’esterno. In altre parole, il momento in cui metti la maschera è quello in cui la togli. Viene fuori la maschera della mia terra e della mia cultura, nella sua relazione con l’altro e con l’oltre».  

Nelle sue parole, Pulcinella è una maschera antica che sfugge a ogni categorizzazione, è una maschera dell’indefinito, non è né vivo né morto, né bianco né nero. Com’è che la maschera più rappresentativa di Napoli è stata collegata alla Palestina? Ci spiega Vincenzo: «Pulcinella è già stato messo in relazione con la Palestina, dal mio maestro Bruno Leone che fa il “guarattellaro”, il burattinaio, un altro mestiere della nostra tradizione. In breve, rappresenta la fame del popolo, gli ultimi, il sottoproletariato subalterno. Quando scendo in piazza come Pulcinella perché rappresenta la mia categoria di lavoratore, un lavoratore dell’arte e del teatro di strada. Quando la manifestazione si prende la strada, è mio dovere rappresentare la strada, chi la vive e ci lavora. Questo riporta l’artista ad essere un lavoratore e un artigiano ed il suo corpo e i significati sono sia il prodotto sia i suoi mezzi di produzione». 

Ma perché Pulcinella dovrebbe interagire con la musica? In che modo ne viene arricchito?  «Io non sono un musicista né un cantante, sono un danzatore. Il mio pulcinella è un teatro di corpo. Io mi muovo sulla danza, incarnazione fisica del fatto musicale. Nelle arti popolari i confini tra le arti si sfumano. Io voglio rappresentare la Napoli che resiste e rappresentare un popolo che resiste, alleato delle altre resistenze del mondo. Il coro a suo modo è musica, di botta e di risposta. Alle nostre mobilitazioni per la Palestina c’è la musica popolare palestinese: io ballo le nostre musiche popolari e ora pulcinella sta imparando le musiche popolari palestinesi, come la dabke. Questo provoca una meraviglia sia in me, sia nel pubblico, ma anche addirittura alla polizia attorno al corteo. Le persone hanno una sensazione di “cosa sta succedendo?”». 

Così, Palestinella diventa un aggregatore sociale grazie al coro e al tamburo: «Pulcinella in festa al corteo col tamburo è un sostegno per i manifestanti. Una cosa che succede molto è che viene fotografato all’inverosimile, ad esempio una volta una mia foto è diventata virale e ho pubblicato un messaggio». La viralità sulle piattaforme social, secondo Vincenzo, può amplificare il ruolo della maschera nel corteo. Pulcinella ha sfilato su varie città italiane- Napoli, Bologna, Milano- in occasioni di manifestazioni che sono anche “battaglie identitarie” per il Sud: «Altre maschere popolari intese alla maniera di Pulcinella non ci sono. Un carattere che incontriamo alle nostre manifestazioni è la cultura palestinese. Qui, c’è una cultura molto forte perché è necessaria per resistere, chi vive questa condizione è consapevole del valore di un simbolo». 

La popolarità di questa maschera, e la sua particolare connessione alla Palestina, genera anche un’opportunità di rappresentare le istanze degli operatori nel mondo dell’arte. Infatti, Vincenzo dice di voler collettivizzare la sua persona: «Il corpo dell’artista è il suo megafono: quando [un artista] riesce a trovare uno spazio nel mercato delle immagini, dovrebbe provare a utilizzarlo. Provo così a far emergere la mia narrazione, con la mia immagine e con la mia voce. Pulcinella è Napoli e Napoli è punto di incontro tra il Nord e il Sud del mondo, e per questo per me rappresenta il migliore strumento di lotta». 

di Giovanna Di Pietro e Sara Marseglia

Ph. Chiara Scaldaferri e Giorgia Solomonte

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