morti sul lavoro

Ogni giorno muoiono di lavoro 3 italiani

Cristina Siciliano 19/12/2022
Updated 2022/12/19 at 12:52 PM
5 Minuti per la lettura

Anche quest’anno termina con il piede sbagliato. Una conta infinita è quella dei morti sul lavoro, che in Italia si è assestata su una media di tre vittime al giorno. Ma ricordiamoci che chi muore sul lavoro, oltre che un lavoratore, è anche un figlio, un marito, un padre, un fratello, un amico e talvolta il suo nome, nella cronaca degli incidenti, viene spesso omesso.

Di conseguenza, sono in aumento le denunce di infortunio del 50%. Le comunicazioni di “incidenti” arrivate tramite i dati dell’Inail, tra gennaio e marzo, sono state 194.106 contro le 128.671 del primo trimestre del 2021 e le 130.905 di gennaio-marzo 2020. Quelli con esito mortale sono stati 189, 4 in più rispetto ai 185 del primo trimestre del 2021 e 23 in più rispetto ai 166 dello stesso periodo del 2020.

L’incremento dei casi mortali rispetto all’anno scorso sul lavoro riguarda in particolare i magazzini e la logistica (+166,9%), le donne e i giovani sotto i 40 anni. Gli infortuni non letali crescono quasi ovunque. Hanno infatti, perso la vita più persone di età compresa tra i 25 e 39 anni e sono raddoppiati gli incidenti mortali ai danni di chi non era ancora ventenne.

I dati sui morti del lavoro

L’edilizia registra il 15% dei morti sul totale, e nella maggior parte dei casi si è trattato di cadute dall’alto. L’autotrasporto rappresenta il 10,75% del totale dei morti sui luoghi di lavoro. In questa categoria sono inseriti tutti coloro che guidano un mezzo su strade e autostrade.

Nell’industria c’è il 5,89% dei decessi sui luoghi di lavoro e sono quasi tutti nelle piccole e piccole aziende. Nelle medie e grandi aziende i casi sono quasi inesistenti, rileva l’osservatorio, e quei pochi sono quasi sempre lavoratori che operano all’interno dell’azienda stessa ma che non sono dipendenti diretti, bensì addetti di aziende appaltatrici.

C’è inoltre una miriade di artigiani che perdono la vita lavorando. E non dimentichiamoci anche di poliziotti, carabinieri e vigili del fuoco che non sono assicurati dall’Inail. I dati dimostrano che i morti sul lavoro over 60 sono oltre il 20% del totale, soprattutto in agricoltura, in edilizia e tra gli artigiani.

Gli infortuni sono in aumento, soprattutto nella sanità

Gli infortuni che sono stati denunciati all’Inail nei primi del 2022 mesi sono stati 536.002, in aumento del 35,2% rispetto ai 396.372 del 2021. Estendendo il confronto indietro nel tempo, si tratta di un dato in aumento del 46,2% rispetto al 2020 e del 14,4% rispetto al 2019. Nel 2022 sono aumentati sia i casi in occasione di lavoro, che quelli in itinere, dove c’è stato un salto del 20,5%, da 53.509 a 64.459.

C’è stato un +33,3% nella gestione Industria e servizi (dai 339.466 casi del 2021 ai 452.566 del 2022), un -3,2% in agricoltura (da 20.297 a 19.651) e un +74,2% nel Conto Stato (da 36.609 a 63.785). Il settore dove gli infortuni sono aumentati è la sanità (+132,3%), seguita da trasporto e magazzinaggio (+112,8%). Gli incrementi riguardano un po’ tutte le età, con una particolare concentrazione nella classe 40-59 anni.

Troppi morti sul lavoro: il problema

Dietro questi dati, numeri e statistiche, che troppo spesso risultano fredde e vuote, sono presenti tante storie, speranze e desideri di uomini e donne le cui vite sono state spezzate precocemente. Il problema sostanziale è il lavoro nero, molto presente in Italia, in prevalenza nelle piccole e medie imprese che, per risparmiare e tagliare sui costi, non garantiscono neanche le minime condizioni di sicurezza fisica alle persone. 

Di conseguenza, l’Inail in questi ultimi mesi ha stanziato circa 14 milioni di euro per il finanziamento di interventi formativi rivolti ai Rappresentanti dei Lavoratori per la sicurezza, ai Responsabili dei Servizi di Prevenzione e protezione e ai lavoratori.

Perché è inutile nasconderlo: ciò che manca è purtroppo un’adeguata prevenzione, sacrificata spesso sull’altare di guadagni più rapidi e facili.

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