“Ancora quantu tiempo adda passare, io da ccà dinto me ne voglio
ascire, ma tengo la
paciénza di aspettare,
carcere ‘e mare”

Tra le bellezze paesaggistiche di Napoli c’è una piccola isola, misteriosa, che si eleva sul mare da oltre seimila anni. Nisida, Nesis: identificata dalla tradizione omerica come l’isola delle capre, diventò nel periodo borbonico una riserva di caccia. Nonostante offra uno spettacolo visivo tra i più suggestivi, è considerato anche il luogo dove si concreta il fallimento della società. La torre di guardia, infatti, fu riadattata in penitenziario per divenire poi, in epoca fascista, un riformatorio giudiziario.

La struttura, dalla fine degli anni ‘80, si è trasformata in Istituto Penitenziario Minorile ed “ospita” ragazzi dai 14 ai 25 anni, sottoposti a provvedimenti penali.
Visitare Nisida non significa solo ammirare il paesaggio, ma anche immergersi in una realtà inusuale, dove il contrasto tra la libertà e la detenzione ti penetra nell’animo. Essere in quel luogo con l’associazione “Viviquartiere – La Napoli che non ti aspetti”, è stata tra le esperiene più travolgenti ed inclusive.
La Dott.ssa Roberta Rao, funzionario della professionalità pedagogia del Dipartimento di Giustizia minorile e di comunità del Ministero della Giustizia, ci catapulta in una realtà a noi ignara fatta di ragazzi anche di minore età, con visi smarriti, impauriti da un presente doloroso e da un futuro incerto.
È semplice condannare, additare chi ha commesso dei reati, anche se si tratta di giovani vite, senza riflettere sul fatto che probilmente quelle giovani vite non hanno mai visto, ne tantomeno pensato, che potesse esserci una realtà alternativa. Tanta cinematografia da “Gomorra” a “La Paranza dei bambini” ha evidenziato proprio questo aspetto: il contesto sociale in cui si vive.

È pur vero che i ragazzi in regime di detenzione hanno commesso dei reati, ma è altrettanto vero che «l’Istituto ospita soprattutto minori i quali, spiega la Dott.ssa Rao sono protetti da una legislatura specifica». L’attuazione dei provvedimeti dell’autorità penitenziaria e la tutela dei diritti del minore, in base alle vigenti norme nazionali ed europee, sono infatti la base su cui poggia la mission degli isituti minorili.
Il diritto al gioco, allo sport, a sviluppare i propri talenti, attraverso il mondo artistico, ad esempio, avvicinano ed accolgono questi ragazzi nella loro completezza e nella capacità di esprimere le loro emozioni. Attraverso l’arte riescono a raccontare il loro vissuto fatto di sofferenze, ma anche di speranza.
Il percorso naturalistico-letterario, visitato all’interno dell’istituto, è caratterizzato da una serie di stele dove sono stati raccolti i pensieri e i flash back dei ragazzi, le cui emozioni sono state tradotte dal linguaggio del corpo dei ballerini di Stefania Contocalakis. Sulle note di Fulvio de Innocentiis e di Carlo Contocalakis si sono esibiti in una danza evocatrice, legata alla bellezza di Nisida, alle sue storie tragiche, di devianza ed emarginanzione, ma anche al percorso di conoscenza di sé e degli altri, di accoglienza e cambiamento di cui ognuno di noi è protagonista.

“Agg fatt tanti sbagli, ma ca’dent agg capito ca ce stanno pure tante cose bbon”.

Nisida diventa, quindi, il luogo della speranza, dove gli educatori hanno istituito percorsi che favoriscono l’acquisizione di modelli comportamentali congrui alle aspettative sociali e che, in qualche modo, agevolano l’ inserimento del giovane condannato. La trasmissione del senso, del valore delle regole diventa, quindi, prioritario, laddove la detenzione assolve una funzione risocializzante.
«Giornate all’insegna dell’inclusione come quella organizzata da ViviQuartiere, permettono di sensibilizzare la comunità – spiega la Dott.ssa Rao – perché il territorio deve essere accogliente e pronto ad accettare i ragazzi, senza rafforzare quel muro invisibile che purtroppo esiste tra la maggioranza non deviante della popolazione ed i ragazzi che commettono reati. Le esperienze positive registrate in seguito alla costruzione unanime di un percorso alternativo, dà fiducia al nostro operato».

“Monelli tra i fornelli, ‘nciarmato a Nisida” sono solo alcuni progetti messi in campo per i ragazzi in semilibertà, per aiutarli in una crescita personale e lavorativa. «La punizione non è la strada per poter educare – ribadisce con forza la Rao – il carcere deve esserci in situazioni eclatanti, però dobbiamo iniziare a pensare ad una società con maggiori misure altenative alla riabilitazione».

di Angela Di Micco

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°199
NOVEMBRE 2019

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