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Nel ventre di Napoli: il Museo dell’Acqua

Redazione Informare 26/12/2021
Updated 2021/12/26 at 5:47 PM
4 Minuti per la lettura
Napoli è una città dalle mille peculiarità, fra le quali affascina certamente quella di essere la “città cava” per antonomasia. Appena sotto il livello attuale del suolo, proprio qualche metro più a fondo, un groviglio di strade, cunicoli, cave e cisterne si conservano perfettamente intatte e meravigliose, a testimoniare secoli e secoli di storia mai abbastanza conosciuta, meta irrinunciabile di ogni touch and go per turisti e partenopei di nascita.
La Napoli Sotterranea è ad oggi, una delle mete più amate dai visitatori provenienti da tutto il mondo, il volto della città che fu, le fondamenta della nostra Parthenope, fulcro di una Napoli del sottosuolo ben più ampia, della quale si scoprono ogni giorno nuove meraviglie e segreti, come il Museo dell’Acqua.

Situato proprio al di sotto della Basilica della Pietrasanta, nel cuore pulsante della città, il Museo dell’Acqua è un vero e proprio dedalo di cunicoli e strade capaci di racchiudere la storia dell’antica città di Napoli dall’epoca greco-romana al secondo dopoguerra, utilizzato, nel corso delle varie epoche, per scopi differenti a seconda delle esigenze dettate dal momento storico.

Certamente risale già all’epoca greco-romana la creazione di cunicoli e profondissime cavità a forma di campana, il modo perfetto per estrarre dal ventre della città ingenti blocchi di tufo da impiegare per la costruzione di edifici e per rendere, al contempo, il sottosuolo di Napoli la cisterna della città, per assicurare alla popolazione un costante approvvigionamento di acqua potabile, se così può essere definita.

Il meccanismo di estrazione di tufo dal sottosuolo sotto forma di ingenti blocchi difficili da trasportare è reso possibile dalla creazione di grappiate, appigli scavati all’interno delle pareti di tufo che fungevano da leva per trasportare il materiale in superficie, utilizzate poi nel corso dei secoli dai “pozzari” per spostarsi con facilità fra i vari cunicoli, al fine di garantire la pulizia delle cisterne.
Col passare dei secoli, infatti, da fonte inesauribile di materiale edile che ancora oggi costituisce le fondamenta della città, il sottosuolo di Napoli diventa un groviglio di cisterne utilizzate dalla popolazione quotidianamente. Assicurarne una manutenzione e purificazione, meticolosa e periodica, diventa fondamentale per scongiurare il diffondersi di disastrose epidemie che avrebbero potuto decimare la popolazione, portando così alla creazione di un nuovo mestiere: quello dei pozzari.
Di statura esile ma di grande agilità – caratteristiche fondamentali per spostarsi da un cunicolo all’altro arrampicandosi con facilità alla grappiate ricavate nelle pareti di tufo –, questi uomini del sottosuolo si aggiravano quotidianamente nei sotterranei di Napoli, incarnando nell’immaginario folkloristico napoletano la figura dei “Munacielli”, capaci di sbucare nelle abitazioni di notte dal sottosuolo, del quale conoscevano ogni angolo.
Ben presto, tuttavia, i sotterranei di Napoli diventano un luogo di rifugio e ritrovo, l’unico porto sicuro – o almeno il più sicuro di tutti – per sfuggire alle incursioni aeree che ogni giorno falcidiavano intere popolazioni di civili nel corso della Seconda Guerra Mondiale.
Muniti di qualche rampa d’accesso per essere raggiunti più facilmente, di un’infermeria e di personale medico pronto a soccorrere eventuali feriti, i rifugi diventano una casa per chi non ha più nulla, lo scenario di vere e proprie storie di vita quotidiana che non può più svolgersi alla luce del sole.
Abbandonati durante il secondo dopoguerra e solo recentemente scoperti, i sotterranei della Pietrasanta sono tutt’oggi luogo di continui scavi e scoperte archeologiche, una vera e propria cristallizzazione di secoli di storia e cultura troppo a lungo dimenticati nell’ombra, da riportare assolutamente alla luce.

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