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Neapolitan power, intervista all’autore Mario Schiavone

Redazione Informare 31/03/2021
Updated 2021/04/03 at 2:19 PM
10 Minuti per la lettura

Questa è la storia di un libro, che racconta la vita di un batterista e paroliere straordinario: Franco Del Prete – batterista degli Showman e fondatore dei Napoli Centrale- e di colui che del batterista ne racconta la vita: Mario Schiavone, scrittore nostrano di talento.

Indice
Come vi siete conosciuti tu e Franco del Prete?Come nasce l’idea di scrivere e perché sceglie te?«Franco doveva festeggiare i suoi cinquant’anni di carriera. E per l’occasione, da lettore di libri, voleva farlo raccontando la sua storia in un libro. Salvatore D’Angelo, in un confronto tra i due, gli aveva parlato della mia scrittura e gli aveva mostrato alcuni miei racconti. A Franco erano piaciuti molto ed era venuto a cercarmi in libreria. Frequento spesso quella libreria per le mie ricerche».Scrivere una biografia è una grande responsabilità, cosa è stato più difficile da narrare?«Io ho sempre scritto racconti in prosa, e una sola biografia che narrava la vita di una coppia di stilisti campani che dal nulla sono diventati imprenditori quotati. Scrivere storie non ha nulla a che vedere con la scrittura biografica. Se ragioni onestamente con la scrittura, se sei davvero sincero, ti accorgi che scrivere la vita di qualcuno non solo è difficile ma per un romanziere che inventa storie è difficile rientrare nel canone della vita reale. Eppure Franco non voleva un giornalista o un saggista: voleva una biografia scritta con lo stile di un romanziere. Durante la stesura del libro, fatto di incontri quotidiani dal vivo con Franco, è accaduto di tutto: ho perso di nuovo il lavoro principale che svolgevo, ho subito un ricovero ospedaliero per un improvviso e grave problema di salute. E stavo perdendo anche la forza di portare a termine il libro. Son cose queste, a pensarci bene, che ti sconvolgono. Franco fu molto paziente e buono: comprese il momento e con un approccio umano ed empatico mi aiutò a uscirne. Capii che lo fece a prescindere dal libro da completare, ci teneva sul piano umano».Trovi che abbia avuto la giusta considerazione nello show-biz italiano?«Franco ha lavorato come paroliere e batterista con in più grandi musicisti italiani e con diversi musicisti stranieri. Ha scritto canzoni per Gino Paoli e Lucio Dalla, per non parlare del bellissimo brano “E la musica va” che fa parte dell’intero album “Cante jondo” scritto per il cantautore Eduardo De Crescenzo. Lo stesso brano che accompagnò la bara di Franco alla fine del suo funerale. Funerale a cui hanno partecipato centinaia di artisti e persone comuni. Il brano Vera, cantato da Sal Da Vinci, e scritto da Franco, negli Stati Uniti ha ottenuto un successo che conta milioni di ascoltatori . Tantissimi adoravano Franco, era conosciuto e apprezzato un po’ ovunque, non solo nel mondo musicale. Un piccolo episodio su tutti: quasi ogni giorno scopro persone che hanno lavorato con Franco. Dal mondo delle radio a quello dei cantautori: tantissime persone mi raccontano di come lo hanno incontrato e dell’umanità che aveva nel rapportarsi agli altri. Su tutti mi vengono in mente il Rapper Federico Tueff Flugi e il sassofonista dei Tiempo Antico Giovanni Sorvillo: entrambi hanno lavorato in più occasioni con Franco e ne hanno un ricordo fortissimo».Quanto tempo è stato necessario per scrivere l’intera storia?«Quasi due anni di intenso e quotidiano lavoro. Franco fino alla fine mi ha ascoltato per approvare ogni capitolo del libro. Se un capitolo non funzionava bisogna riscriverlo da capo e lavorarci per giorni. Era un paroliere e un appassionato di romanzi: conosceva il valore e la forza delle singole parole. Ci teneva a vedere un buon libro basato sulla sua vita».Credi di essere riuscito a trasmettere ciò che Franco voleva raccontare?«Ci ho provato e credo di esserci riuscito. Ho le prove: i tantissimi lettori che hanno acquistato il libro e sono venuti a trovarmi. Ma anche i vari professionisti che lo hanno recensito sui giornali e ne hanno parlato in radio e tv. Li cito tutti sperando di non dimenticarne nessuno, ci tengo. Ilaria Urbani per La Repubblica, Federico Vacalebre per Il Mattino, Michele Monina (biografo ufficiale di Vasco Rossi e autore di una ottantina di libri) e ancora Daniela Amenta (già Caporedattore per il quotidiano l’Unità, che ha scritto a lungo di musica, dal rock al jazz, per Frigidaire, Il Mucchio Selvaggio, Fare Musica, D di Repubblica, Urban, Rockstar, Thank Girl  fino a fare radio per la Rai (da Stereonotte al Notturno Italiano), e a ricoprire il ruolo da direttore di Radio Città Futura. Piero Sorrentino di Zazà programma di radio 3, Claudio Ciccarone del leggilibro tgr di rai3, fino a Stefano Andreone bravissimo giornalista campano di Nano tv e Dario Andreano voce di Radio Amore Campania. Tutti loro hanno letto, apprezzato e sostenuto il libro: io sono davvero grato loro per aver letto e parlato del mio libro. E Franco, ne sono sicuro, ovunque lui sia sarà felice di tutto questo interesse per la sua biografia».Franco del Prete si è nutrito di quell’energia e l’ha immessa nella musica nelle percussioni, ha fatto da catalizzatore vivente. Un’energia che non tutti sanno intercettare, per la difficoltà che c’è nel sintonizzarsi con quelle anime, Mario Schiavone ci è riuscito e fa sintonizzare anche il lettore.Ma il vero miracolo di questo libro sta nell’incontro tra un’artista caparbio talentuoso e tenace con chi come l’autore ha ancora la voglia di meraviglia per la vita, dopotutto “finché per tamburo abbiamo un cuore, c’è ancora musica in città”.

La biografia è quella di un uomo e del suo mondo, un “mondo di paese”, siamo a Frattamaggiore a metà degli anni ‘60, quelle nostre realtà di provincia del sud che conosciamo bene: ammuina, brulichio e via-vai di popolo per le strade e nei cortili, bancarelle, ambulanti, sporte e carrette piene di cianfrusaglie.

Un’atmosfera antica, ma sempre attuale per il sud. Quel sud che senza supporto, senza approdi, si aiuta da sé. Quel sé pieno di energia positiva, creativa e a volte incontrollabile a causa dei pochi mezzi scolastici ricevuti.

È qui che si snoda la vita di Franco del Prete, tra i vicoli della città, tra le case della gente povera che viveva con poco e si arrangiava come poteva per sbarcare il lunario; certezze: zero o poche, pochissime anzi, al limite rituali. Ci si aggrappava, per averne, alle credenze popolari: come l’idea che un mucchietto di capelli infilate in una serratura bloccassero l’ingresso nelle case della strega detta “Janara”.

Certi personaggi che popolano la scena sono quasi mitologici: PEPP O’ LATTAR, da tutti creduto un lupo mannaro; PAPASSELLA, prostituta che all’occorrenza per i giovani clienti che studiavano si trasformava in madre cucinando per loro uova ad occhio di bue! Ed altri ancora che non voglio anticiparvi perché il libro va gustato, nel suo sapore agro-dolce, che poi è il sapore delle nostre terre.

Infine questo è un libro che racconta della vita: che è fatta di incontri e racconta di energia positiva, quell’energia vitale e pulsante di un popolo dei suoi luoghi e di un uomo, tutt’uno col suo territorio ma con l’animo cosmopolita di chi è aperto al mondo.

Come vi siete conosciuti tu e Franco del Prete?

«Io e Franco ci siamo conosciuti quando lavoravo a Succivo. Nello studio del fotografo Salvatore Di Vilio, ci eravamo detti poco durante il nostro primo incontro. Poi, anni dopo, Franco mi aveva cercato mediante un altro amico in comune: Salvatore D’Angelo. Così, verso l’autunno del 2018, erano venuti assieme a trovarmi nella Libreria Quarto Stato di Aversa per parlarmi».

Come nasce l’idea di scrivere e perché sceglie te?
«Franco doveva festeggiare i suoi cinquant’anni di carriera. E per l’occasione, da lettore di libri, voleva farlo raccontando la sua storia in un libro. Salvatore D’Angelo, in un confronto tra i due, gli aveva parlato della mia scrittura e gli aveva mostrato alcuni miei racconti. A Franco erano piaciuti molto ed era venuto a cercarmi in libreria. Frequento spesso quella libreria per le mie ricerche».
Scrivere una biografia è una grande responsabilità, cosa è stato più difficile da narrare?
«Io ho sempre scritto racconti in prosa, e una sola biografia che narrava la vita di una coppia di stilisti campani che dal nulla sono diventati imprenditori quotati. Scrivere storie non ha nulla a che vedere con la scrittura biografica. Se ragioni onestamente con la scrittura, se sei davvero sincero, ti accorgi che scrivere la vita di qualcuno non solo è difficile ma per un romanziere che inventa storie è difficile rientrare nel canone della vita reale. Eppure Franco non voleva un giornalista o un saggista: voleva una biografia scritta con lo stile di un romanziere. Durante la stesura del libro, fatto di incontri quotidiani dal vivo con Franco, è accaduto di tutto: ho perso di nuovo il lavoro principale che svolgevo, ho subito un ricovero ospedaliero per un improvviso e grave problema di salute. E stavo perdendo anche la forza di portare a termine il libro. Son cose queste, a pensarci bene, che ti sconvolgono. Franco fu molto paziente e buono: comprese il momento e con un approccio umano ed empatico mi aiutò a uscirne. Capii che lo fece a prescindere dal libro da completare, ci teneva sul piano umano».
Trovi che abbia avuto la giusta considerazione nello show-biz italiano?
«Franco ha lavorato come paroliere e batterista con in più grandi musicisti italiani e con diversi musicisti stranieri. Ha scritto canzoni per Gino Paoli e Lucio Dalla, per non parlare del bellissimo brano “E la musica va” che fa parte dell’intero album “Cante jondo” scritto per il cantautore Eduardo De Crescenzo. Lo stesso brano che accompagnò la bara di Franco alla fine del suo funerale. Funerale a cui hanno partecipato centinaia di artisti e persone comuni. Il brano Vera, cantato da Sal Da Vinci, e scritto da Franco, negli Stati Uniti ha ottenuto un successo che conta milioni di ascoltatori . Tantissimi adoravano Franco, era conosciuto e apprezzato un po’ ovunque, non solo nel mondo musicale. Un piccolo episodio su tutti: quasi ogni giorno scopro persone che hanno lavorato con Franco. Dal mondo delle radio a quello dei cantautori: tantissime persone mi raccontano di come lo hanno incontrato e dell’umanità che aveva nel rapportarsi agli altri. Su tutti mi vengono in mente il Rapper Federico Tueff Flugi e il sassofonista dei Tiempo Antico Giovanni Sorvillo: entrambi hanno lavorato in più occasioni con Franco e ne hanno un ricordo fortissimo».
Quanto tempo è stato necessario per scrivere l’intera storia?
«Quasi due anni di intenso e quotidiano lavoro. Franco fino alla fine mi ha ascoltato per approvare ogni capitolo del libro. Se un capitolo non funzionava bisogna riscriverlo da capo e lavorarci per giorni. Era un paroliere e un appassionato di romanzi: conosceva il valore e la forza delle singole parole. Ci teneva a vedere un buon libro basato sulla sua vita».
Credi di essere riuscito a trasmettere ciò che Franco voleva raccontare?
«Ci ho provato e credo di esserci riuscito. Ho le prove: i tantissimi lettori che hanno acquistato il libro e sono venuti a trovarmi. Ma anche i vari professionisti che lo hanno recensito sui giornali e ne hanno parlato in radio e tv. Li cito tutti sperando di non dimenticarne nessuno, ci tengo. Ilaria Urbani per La Repubblica, Federico Vacalebre per Il Mattino, Michele Monina (biografo ufficiale di Vasco Rossi e autore di una ottantina di libri) e ancora Daniela Amenta (già Caporedattore per il quotidiano l’Unità, che ha scritto a lungo di musica, dal rock al jazz, per Frigidaire, Il Mucchio Selvaggio, Fare Musica, D di Repubblica, Urban, Rockstar, Thank Girl  fino a fare radio per la Rai (da Stereonotte al Notturno Italiano), e a ricoprire il ruolo da direttore di Radio Città Futura. Piero Sorrentino di Zazà programma di radio 3, Claudio Ciccarone del leggilibro tgr di rai3, fino a Stefano Andreone bravissimo giornalista campano di Nano tv e Dario Andreano voce di Radio Amore Campania. Tutti loro hanno letto, apprezzato e sostenuto il libro: io sono davvero grato loro per aver letto e parlato del mio libro. E Franco, ne sono sicuro, ovunque lui sia sarà felice di tutto questo interesse per la sua biografia».
Franco del Prete si è nutrito di quell’energia e l’ha immessa nella musica nelle percussioni, ha fatto da catalizzatore vivente. Un’energia che non tutti sanno intercettare, per la difficoltà che c’è nel sintonizzarsi con quelle anime, Mario Schiavone ci è riuscito e fa sintonizzare anche il lettore.
Ma il vero miracolo di questo libro sta nell’incontro tra un’artista caparbio talentuoso e tenace con chi come l’autore ha ancora la voglia di meraviglia per la vita, dopotutto “finché per tamburo abbiamo un cuore, c’è ancora musica in città”.

di Adelaide Gentile

 

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