Napoli, le piccole grandi differenze con il City di Guardiola

Manchester City - Napoli Uefa Champions League

In 30 minuti di gioco il Napoli sembrava destinato uscirne a pezzi dall’Etihad Stadium di Manchester. L’impatto con la gara del City è stato così temerario che gli Azzurri sono incappati in una serie di incertezze ed errori tecnici individuali insoliti. Se la palla non gira, il Napoli non gioca; efficace in tal senso il pressing della tre quarti di inglese sui possessori di palla. Ci immaginiamo non troppo teneri gli appunti di Sarri scritti nella prima mezz’ora. Come un diesel, il Napoli carbura gradualmente, costruendosi piccole occasioni che alimentano il coraggio di una squadra sotto di due gol dopo soli 15 minuti. La grande occasione ce la Mertens dal dischetto ma fallisce l’opportunità di cambiare già nel primo tempo le sorti della partita: balla presa male, malissimo, E tiro che muore suoi piedi fortunati di Eduardo.

Il secondo tempo sembra essere un’altra partita: Guardiola contrae i suoi uomini e il Napoli riesce a trovare spazi interessanti per inserimenti insidiosi. Probabilmente, anche la differenza di peso di fisicità in mezzo al campo a inciso spesse volte nel confronto tra singoli, come Mertens ha vissuto all’ombra di Otamendi e Stones. Il Napoli cresce fino ad imporsi, cominciando seriamente ad impensierire il Manchester City. La trasformazione dal dischetto, il secondo per il Napoli, firmata da Diawara regala alla squadra un grande stimolo e altrettanta motivazione per gli ultimi 20 minuti di gara, che non bastano per completare la rimonta.

Si emerge dalle proprie paure e dalle proprie incertezze, trasformandole in lezioni di maturità. Il Napoli non ha nulla da invidiare a questo City, se non qualche talento, la potenzialità di investimento e un fatturato con cui non ci si può paragonare. Al San Paolo, tuttavia, gli Azzurri tornano a giocare consapevoli che quella di Guardiola è una squadra da rispettare ma che non puoi temere. Devi battere con più convinzione e non scendendo in campo solamente dopo 30 minuti di gioco.

di Fabio Corsaro

About Fabio Corsaro

Ho 22 anni e da quasi 3 primavere sono giornalista pubblicista. Dirigo la splendida redazione di Informare, di cui faccio parte dai miei teneri 16 anni. Sono laureato presso l’Università di Salerno in Scienze della Comunicazione e, in virtù della specialistica, mi appresto a fare esperienze internazionali (non ricordatelo a mia mamma). Per il resto avanti con un detto che non muore mai... Per aspera ad astra!