Anche quest’anno la celebre fiera fumettistica è stata ospitata presso la Mostra d’Oltremare di Napoli, una struttura che sembra rivivi di un utilizzo utile e concreto soltanto in pochissime occasioni annuali come questa. Ma è un’altra storia. Il Comicon napoletano rappresenta un vero e proprio loop temporale che sembra essere continuativo di anno in anno, come se i 365 giorni non fossero passati. Così si entra dall’ingresso principale e più dei soliti (e ripetitivi) padiglioni interni, colpisce la distesa centrale occupata da personaggi di ogni genere: su tutti, i cosplayer. La pratica di travestirsi e truccarsi come i personaggi dei propri fumetti, film o manga preferiti nasce quasi per scherzo, come un gioco. Oggi, invece, rappresenta un vero e proprio universo artistico all’interno del quale girano tecnici, commercianti e creativi (senza parlare dei mille e più festival a premi). Siamo ancora lontani dal Romics oppure, ancor di più, dal Lucca Comics, ma già che ci sia una continuità che garantisce un appuntamento annuale è un traguardo importante, soprattutto per una manifestazione che si è evoluta nel tempo (i primi Comicon si facevano a Castel S. Elmo) e che ogni anno minaccia di essere l’ultimo. Oggi sorridiamo a quella che può essere solo una divertente trovata di marketing politico. Fa piacere vedere che ci sia un evento, con cadenza annuale (ed è poco), che riunisca ad unire i giovani napoletani all’insegna di una vera e propria arte come quella fumettistica. È anche vero che, spesso e volentieri, in questa manifestazione si aggregano persone che a malapena leggono i titoli del corriere fuori dal giornalista di quartiere, ma finchè non infastidiscono gli appassionati, anzi possono anche loro avvicinarsi a questi mondi fantiastici ed artistici, va tutto bene. Durante il Comicon di Napoli non è mai successo niente, e fa sorridere questo dato se si pensa ad una città che solo pochi giorni fa, per un attentato di camorra, ha perso un diciannovenne. Forse, era meglio andare al comicon: meglio un mondo che non c’è.

Una guerra infinita

Attenzione articolo riservato agli “addetti ai lavori” con contenuti fortemente a rischio di SPOILER sui film in uscita, uno su tutti. Non c’era miglior momento per fare il Comicon a Napoli. Nelle sale c’è ancora Avengers: Infinity War, il cinefumetto massimo di casa Marvel, la prima chiosa di 10 anni di storia cinematografica. Senza dilungarci sull’argomento: è il film più bello partorito dalla casa delle idee. Il bilanciamento dei personaggi all’interno della storia (19 protagonisti) è perfetto e la regia non ha nessuna sbavatura; rischio concreto quando si parla di un film di questa portata. Ovviamente l’Infinity War al Comicon si ripete ogni anno, come si ripete su siti di categoria e riviste del settore.
No, non c’è nessun titano che cerca gemme con lo scopo di dimezzare la popolazione dell’intero universo, ma ci sono i tifosi delle case fumettistiche (quelle più importanti: Marvel e DC, che oggi, cinematograficamente, è come paragonare Real Madrid e Salernitana) che non perdono occasione per dire la propria e farsi la “guerra”.
Alla base, poi, c’è la madre di tutte le guerre infinite: fumetto o manga? La soluzione non è schierarsi, ma godere dell’intera catena produttiva come un bon appassionato dovrebbe fare.

di Savio De Marco
Foto di Carmine Colurcio

Tratto da Informare n° 181 Maggio 2018

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