Bastano pochi secondi dopo l’ingresso nella Biblioteca Nazionale di Napoli, situata all’interno di Palazzo Reale, a piazza del Plebiscito, per essere avvolti da un’aura speciale, un misto di cultura, storia, ricordi, opere, manufatti, affreschi. Al primo piano, dove ci siamo recati per intervistare la Direttrice Silvia Scipioni, soltanto dopo aver effettuato il consueto controllo all’entrata e aver ricevuto la card per accedere al complesso, ci sono delle anime che riempiono gli spazi della biblioteca. Innanzitutto, è subito possibile incrociare tanti giovani studenti e ricercatori concentrati in attività di studio: nei reparti destinati a questo, libri e manuali occupano quasi tutte le postazioni. Tra i vari corridoi, non è difficile poi fare la conoscenza di assistenti o collaboratori che lavorano qui: uno di loro è impegnato a fare un po’ di ordine tra gli scaffali di una sezione, ma trova il tempo per accompagnarci fino all’ufficio della direttrice.
Dopo esserci accomodati e aver preparato penna e taccuino per prendere appunti, la prima domanda da fare sorge quasi spontanea: come si conserva così tanta storia in un’epoca fatta di velocità? Scipioni, che ha assunto il ruolo circa un anno e mezzo fa, tiene a ricordare in prima battuta che «la Biblioteca Nazionale è la più grande del Sud, terza in Italia per opere conservate in termini quantitativi, dopo quelle di Roma e Firenze. Si tratta di un sito facilmente accessibile e l’ubicazione a Palazzo Reale le conferisce una connotazione di rilievo. Ritengo che per alcuni tipi di materiale sia ancora necessario recarsi in biblioteca. La velocità cui ci stiamo abituando non è sempre un bene e a volte è necessario rallentare. Tuttavia, le due cose possono andare di pari passo».
OBIETTIVO CONOSCENZA

Altro elemento ad emergere presto durante l’intervista corrisponde al fatto che tanti napoletani non siano mai entrati in biblioteca, e addirittura che tanti altri non la conoscano. Un paradosso, soprattutto se si considera che il sito vanta partnership che le danno respiro internazionale. «Da quando sono qui, mi sono accorta che la biblioteca non è molto conosciuta a livello territoriale. Durante le visite, molto spesso le persone ci dicono che vengono per la prima volta. Dunque, uno degli obiettivi che mi sono posta è offrire visite anche a chi non ne è a conoscenza» afferma Scipioni. Trasformare la biblioteca in un luogo adatto non soltanto a studenti e ricercatori e aprirlo a tutta la cittadinanza, che può interfacciarsi con una ricchezza di inestimabile valore: è questa la direzione intrapresa dalla direttrice.
Selezionare un’opera, un manoscritto, un testo o una sezione che possa raccontare al meglio l’anima di Napoli o dell’intero Paese è un’impresa alquanto complicata. «Non potrei assegnare ad un solo oggetto o testo un ruolo del genere. La biblioteca ha assunto valore perché è il suo insieme che ne costituisce la ricchezza. Un valore che continua a crescere, per esempio dopo l’acquisto recente di una copia con note autografe di Giambattista Vico e di opere e oggetti appartenuti a Gino Doria. È quindi la stratificazione di tutto ciò che è contenuto qui a conferire alla biblioteca la sua connotazione nel mondo della cultura» continua Scipioni.
LUCCHESI PALLI, NAPOLI E GIOVANI

Parte dell’intervista non può non essere dedicata al Fondo Farnesiano, uno dei cuori storici del sito. Si tratta di una preziosa collezione d’arte e di reperti archeologici accumulata dalla famiglia Farnese, che in epoca odierna si sta pensando di rendere più appetibile alle persone. «È il Fondo più importante della biblioteca. Stiamo pensando di renderlo più accessibile da remoto attraverso una campagna di digitalizzazione. A questo proposito, ho attivato una convenzione con l’École française di Roma per il lancio di un sito che lo ricostruisca e lo renda accessibile». Nella biblioteca è inoltre possibile visitare la Sezione Lucchesi Palli, che racconta la storia dello spettacolo, del teatro e della musica. Una sezione che ha recentemente ospitato una mostra dedicata ad Eduardo Scarpetta, e che vive in autonomia, raccogliendo tanti interessi.
Le ultime due domande hanno toccato temi diversi tra loro: i giovani e Napoli. Sul primo chiediamo alla direttrice quali ragioni potrebbero spingere i ragazzi a varcare la soglia della biblioteca. «Li inviterei per lo studio silenzioso, per alienarsi dal chiasso e dalle urla del mondo di oggi, per metterli faccia a faccia con lo studio» risponde. Nata a Viterbo e vissuta prima a Roma, poi a Parma per diversi anni e infine a Firenze, su Napoli e i napoletani Scipioni racconta invece che «non mi piace etichettare le persone in base alla città di provenienza. In tutti i posti in cui ho vissuto, ho lasciato un pezzo del mio cuore. Credo che Napoli debba fare un passo in avanti, ma oggi la trovo cambiata rispetto ad anni fa. C’è bisogno di una maggiore consapevolezza dei tesori che conserva da parte dei cittadini. Le istituzioni hanno un ruolo importante nell’educazione, ma i cittadini devono fare la propria parte».
Alla fine dell’intervista salutiamo la direttrice e girovaghiamo un po’ tra i vari reparti per scattare delle foto. Proprio nei pressi della Lucchesi Palli incontriamo un assistente che sta mettendo a posto alcune cose, al quale spieghiamo il motivo del nostro sopralluogo. L’uomo, armato di tanta cordialità e disponibilità, ci guida in una sorta di tour per farci scoprire la bellezza conservata in quest’angolo di Palazzo Reale, che lui stesso definisce «un piccolo tesoro custodito nel tesoro più ampio che è la biblioteca». Osserviamo tanti reperti da vicino: da oggetti autografati da Salvatore Di Giacomo a lettere e manoscritti risalenti all’Ottocento. Un patrimonio, come sottolineato pochi istanti prima dalla direttrice Scipioni, che non può restare sconosciuto ai napoletani e che ha bisogno di essere valorizzato. Uscendo da Palazzo Reale, è questo il primo pensiero sul quale le nostre menti si focalizzano. Ed è a questo che la visita fatta e l’approfondimento scaturito puntano. Napoletani, c’è un tesoro che vi aspetta.



















