Morti che non trovano pace: la decadenza del Cimitero di Poggioreale 

Domenico Barbato 09/02/2026
Updated 2026/02/10 at 12:42 AM
4 Minuti per la lettura

«‘Sti pagliacciate ‘e ffanno sul’e vive: nuje simme serij… appartenimmo a morte!». L’ultimo verso, il più celebre, della Livella di Totò, ci potrebbe portare a riconsiderare il valore che si dà alla morte e alla sepoltura. A chi serve d’altronde una tomba bella, curata, pulita? Ai nostri morti sicuramente no, ma la sepoltura è una necessità atavica dell’essere umano e, in quanto tale, tenerne una degna per i propri defunti permette di mantenere un rapporto con loro nonostante l’assenza corporale. La necessità reale è quella degli esseri umani, dei sopravvissuti.

Sono anni ormai che tale principio però non pare essere mantenuto all’interno del cimitero di Poggioreale, uno dei cimiteri più rappresentativi della città di Napoli e con un’estensione totale che supera i 5mila metri quadrati, è da anni lasciato all’incuria più totale, fra immondizia, tombe divelte, muffa e crolli.  

Il complesso del Cimitero di Poggiareale

Quando si fa riferimento al cimitero di Poggioreale si parla di un vero e proprio “sistema” di una vastità immensa, costituito da cappelle, loculi, chiese, vie e percorsi. Ciò ne rende difficile la manutenzione. Il cimitero di Poggioreale, quale oggi si intende, è formato da due parti, separate dalla via Santa Maria del Pianto: quella a valle con ingresso principale da via Nuova Poggioreale, nota comecimitero monumentale, e quella a monte formata dal cimitero della Pietà e dal cimitero Nuovissimo con ingresso da via Santa Maria del Pianto.

Noi di Informare abbiamo visitato proprio la zona monumentale, con tutte le sue criticità. Nel 2011 venne stabilita la distinzione delle competenze fra curia, confraternite, privati e Comune di Napoli, non rendendo agevole comprendere a chi spettino le responsabilità rispetto alle pessime condizioni di sicurezza in cui una buona parte del cimitero, in particolare quella storica, è stata lasciata. 

L’incuria della zona monumentale 

Proprio come ci era stato più volte segnalato dai lettori, in molte aree del complesso non abbiamo riscontrato né sicurezza per i visitatori, né cura per quella che dovrebbe essere la casa dei nostri defunti. All’interno del cimitero giacciono i corpi e le anime dei più illustri napoletani, da Maddalena Cerasuolo a Raffaele Viviani, dal presidente Enrico de Nicola a Libero Bovio, ma non solo. A fianco a loro, tombe di persone semplici, bambini, ragazze, madri e padri, sono ricoperte da sporcizia e da un verde incolto al punto da spaccare il marmo. Per non parlare degli anfratti, in cui con non poca difficoltà siamo riusciti ad entrare, circondati da muffa e prossimi al crollo.

Una zona con tombe in legno invece primeggia al centro dell’area monumentale: è quella degli ignoti, o di coloro che non hanno trovato spazio per essere sepolti. Non hanno nome, ma un numero identificativo scritto con un pennarello, e le loro casse sono ammassate una sull’altra come in un magazzino. Nulla a che vedere con la degna sepoltura che spetterebbe ad ogni essere umano. 

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