Michela Cimmino ci racconta “Lettere d’amore al di là del mare”

Fernanda Esposito 01/07/2025
Updated 2025/07/01 at 12:05 PM
5 Minuti per la lettura

Una storia che sa di mistero, che sfiora la magia e che ci porta sin dai primi capitoli in un viaggio tra memoria, emozione e meraviglia. Tutto ha inizio in una caletta dell’isola di Ponza, dove una giovane ritrova un messaggio in bottiglia. Da quel momento, niente sarà più come prima. Inizia una vera e propria indagine, tra coincidenze straordinarie – o forse “incidenze divine” – guidate dagli astri e dalle sirene del nostro Mediterraneo.

Un racconto che ha come filo conduttore l’amore, ma anche la potenza evocativa del mare, della nostalgia, delle geografie dell’anima. Ne parliamo direttamente con l’autrice Michela Cimmino.

Il nuovo libro di Michela Cimmino

Quando nasce la sua passione per la scrittura?

“È nata tardi, dopo una vita trascorsa tra i banchi del liceo, insegnando filosofia. Ho sempre preferito la discussione e il confronto alle lezioni frontali. Il mio obiettivo era stimolare il pensiero critico nei ragazzi, farli tornare a pensare davvero. La scrittura è arrivata quando mia figlia è andata all’università: mi ha chiesto di scriverle le ricette di famiglia. Una richiesta semplice in apparenza, ma che ha aperto un mondo. Ha detto che le mie parole scritte su un foglio, come faceva sua nonna, avrebbero portato i profumi e i ricordi di casa con lei. Da lì è nato il mio primo libro. Poi è arrivato il secondo, quasi come una chiamata“.

Quanto c’è di autobiografico in questo nuovo libro?

“Molto. Lettere d’amore al di là del mare nasce da un fatto reale: una bottiglia ritrovata da mia figlia su una spiaggia di Ponza. Dentro, un messaggio in tedesco. Due parole l’hanno colpita subito: “Acqua Pessa, Calabria”. È iniziata una ricerca che ci ha portate a scoprire una storia d’amore bellissima, struggente, tra una ragazza tedesca e un giovane calabrese, Leandro. Era morto anni prima, in Germania, e quella lettera era un messaggio affidato al mare. La vita ha poi aggiunto coincidenze talmente forti da sembrare incidenze divine. Ho cambiato nomi, certo, ma la sostanza è vera. È un libro che non ho potuto non scrivere”.

Lettere d’amore al di là del mare: “Mediterraneo, crocevia di storie, spazio dell’anima”

Un foglio di carta e una bottiglia affidata al mare: ieri come oggi, cambia il mezzo ma il messaggio resta?

“Assolutamente sì. Viviamo nell’epoca dei social, ma forse proprio per questo una lettera scritta a mano, lanciata nel mare, tocca più nel profondo. È un gesto antico, intimo, che attraversa spazio e tempo. Se Agathe – la ragazza che ha scritto quella lettera – avesse postato il suo dolore su Instagram, forse nulla di tutto questo sarebbe accaduto. Il mare, con i suoi tempi, ha fatto da tramite. E quella bottiglia è diventata un messaggio d’amore universale. Un segnale che ci ha raggiunte. Come se qualcuno, o qualcosa, l’avesse voluta proprio lì”.

I luoghi di Lettere d’amore al di là del mare sono tanti e diversi: qual è il filo che li unisce?

“Il Mediterraneo. Non solo come mare geografico, ma come culla di culture, crocevia di storie, spazio dell’anima. C’è Ponza, naturalmente, con la sua bellezza magica e selvaggia. C’è la Calabria, Acquappesa, che diventa centro pulsante della memoria. C’è la Germania, la Spagna, perfino la Cina, toccata nei viaggi di mia figlia. Ogni luogo ha una voce, una vibrazione. Ma il filo che lega tutto è l’amore. L’amore che viaggia, che cerca, che non conosce confini. E il richiamo del mare, che continua a riportarci alle radici, alla bellezza, alla nostalgia”.

Qual è il messaggio che vuole trasmettere con questo libro?

“Che l’amore – quello vero – non muore. Neppure con la morte. Che le storie continuano, se qualcuno le ricorda. Che esiste una memoria che si tramanda attraverso gesti, parole, luoghi. Lettere d’amore al di là del mare è una storia vera, ma anche una metafora: quella bottiglia è come una richiesta d’aiuto, un invito alla memoria, un appello alla sensibilità. In un mondo che erige confini, questo libro racconta l’urgenza di abbatterli. Parla anche di migrazione, di accoglienza, di identità condivise. E vuole farci riflettere su quanto siamo tutti connessi: come il mare che unisce le coste, come le emozioni che uniscono i cuori. È un invito a non dimenticare. E a continuare a raccontare”.

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