“FERMATECI!”

Lo spettacolo “Mater Camorra e i suoi figli” per una presa di coscienza e di posizione

 

Fermateci, fermateci, fermateci…”. È questa la frase gridata verso il pubblico ripetutamente a chiudere lo spettacolo “Mater Camorra e i suoi figli”.

Una frase che arriva allo spettatore come una coltellata, che scuote gli animi e spinge ad una presa di coscienza e di posizione. È l’incitazione più idonea a concludere un’opera che mette in scena il racconto crudo, autentico e per questo doloroso della vita dei criminali, delle lotte tra clan e della complice indifferenza della comunità che diventa vittima ingiustificata di queste barbarie.

“Mater Camorra e i suoi figli” è stato presentato con un notevole riscontro, dal 10 al 12 maggio al Teatro Instabile di Napoli, nel cuore del centro storico.

La rappresentazione è stata dedicata a Gaetano Montanino, vittima innocente di camorra e membro della Polizia di Stato, per ricordarlo a 10 anni dalla sua morte. Gli adattamenti sono di Gianni Sallustro e Nicla Tirozzi, anche attori e protagonisti, insieme alla Talentum Production e all’Accademia vesuviana del Teatro e del Cinema.

«Quella in atto è una guerra che non ci può vedere indifferenti. Per questo noi abbiamo risposto come potevamo, come attori.

Abbiamo prestato la nostra voce e il nostro lavoro a chi voce non ne ha più e abbiamo cercato di rendere giustizia alle vittime perché dimenticarle significherebbe condannare all’ergastolo le loro famiglie.

Soprattutto, mi auguro che in questo modo abbiamo creato coscienza civica», ha raccontato Nicla Tirozzi a fine spettacolo.

A lasciare senza fiato è il modo in cui i personaggi sono calati nel contesto criminale.

È impressionante la loro capacità di trasformazione e immedesimazione, non solo per le sembianze e i comportamenti animaleschi assunti, ma anche per il modo di esprimersi in dialetto napoletano e attraverso l’emissione di versi animale.

La loro bruttura e povertà d’animo è, invece, messa in evidenza dagli elementi scenici: gli attori sono vestiti con stracci ricoperti di sangue e soldi. Tutti aspetti che insieme immettono lo spettatore in una giungla, in una realtà disumana che spinge a chiedersi come sia possibile che esista e che si resti, ancora, ad osservarla senza intervenire.

I protagonisti sono Anna A Squarciona, interpretata da Nicla Tirozzi, insieme ai figli Rafele, Catarina e Tonino. Questi ultimi, destinati alla vita camorristica perché nati e cresciuti in quel contesto, diventano bersaglio delle lotte tra clan, subendone le conseguenze.

Un altro personaggio chiave è il Cappellano, interpretato proprio da Gianni Sallustro che, con un atteggiamento omertoso, rappresenta la falsità e l’ipocrisia della comunità circostante.

La collaborazione tra Talentum Production e l’Accademia vesuviana del Teatro e del Cinema, due realtà che operano in ambito teatrale e sociale, ha permesso di coinvolgere numerosi giovani.

Per i ragazzi, infatti, mettere in scena una tematica così dura è stato una vera e propria prova emotiva.

Hanno dovuto calarsi in una vita e in un contesto angosciante che non li appartiene, ma con cui purtroppo, bisogna prima o poi confrontarsi.

«Diventerà uno spettacolo fisso al Teatro Instabile e poi lo faremo girare tantissimo, ha aggiunto Gianni Sallustro. Il nostro scopo è quello di lasciare un pugno nello stomaco.

Ci siamo sporcati, siamo partiti dagli animali, gli istinti umani ci hanno fatto diventare bestie e questa bestia deve arrivare per ripristinare la coscienza che perdiamo quando diciamo “tanto succede agli altri”.

Invece no. Non si tratta di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, si tratta semplicemente di vivere e il posto sbagliato al momento sbagliato può esserci per tutti» .

Questa rappresentazione si serve del teatro e della recitazione per una missione culturale.  difficile spiegare lo stato d’animo e il pugno nello stomaco che lascia alla fine.

Quel che è certo è che “Mater Camorra e i suoi figli” è uno spettacolo a cui tutti devono sottoporsi perché smuove gli indifferenti, insegna a dire basta e promuove la cultura della legalità. L’unico modo efficace per fermarli.

di Mara Parretta

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