Masseria Ferraioli: lotta alla camorra e riqualificazione territoriale

Informareonline-Ferraioli

Antonio Esposito Ferraioli era un sindacalista e appassionato lavoratore. Un ragazzo giovane, con la testa sulle spalle. Amava i diritti e si batteva per difenderli.
Faceva il cuoco in uno stabilimento a Pagani, città che gli aveva dato i natali e l’amore – Angela – con la quale aveva intenzione di sposarsi. Antonio però, è soprattutto una vittima di camorra.

Ha fatto ciò che in pochi avevano il coraggio di fare: denunciare. Non si è mai voltato dall’altra parte, non ha mai smesso di combattere. Né per i diritti dei suoi colleghi, né per amore della sua terra. Dal 1978 ad oggi tante cose sono cambiate. Altre, invece, sono rimaste le stesse. La continua ed incessante lotta tra legalità e criminalità, difficile quanto necessaria, si combatte ancora oggi su vari fronti.

La riqualificazione del territorio è uno di quegli aspetti che, sicuramente, ricoprono un ruolo centrale in questa battaglia. Le varie associazioni e cooperative che da anni si battono per la ripresa dei territori confiscati alla camorra, hanno messo in piedi un vero e proprio miracolo di legalità. La Masseria Antonio Esposito Ferraioli prende il nome proprio da quel ragazzo che fu vittima innocente. Ad Afragola si è compiuto quel miracolo: dove prima non si parlava nessun’altra lingua se non quella criminale, oggi si vive di legalità e amore per il territorio.

Quando è nato il progetto della Masseria Ferraioli?

«Ufficialmente, il primo marzo 2017. Quando la rete dei 5 soggetti gestori (Consorzio Terzo Settore – capofila; Cooperativa L’Uomo e il Legno; Cooperativa Giancarlo Siani; Associazione Sott’e’ncoppa e CGIL – Napoli) sottoscrivono il contratto di affidamento decennale.
In realtà erano molti anni che singoli ed organizzazioni coinvolte in progetti sociali guardavano con attenzione a quel bene confiscato che andava assolutamente recuperato».

La Masseria è il bene confiscato più grande dell’area metropolitana di Napoli. Cosa significa operare e riqualificare un territorio che prima era nelle mani della camorra?

«Gestire un bene confiscato significa avere due priorità: restituire il maltolto dei clan ai cittadini e generare percorsi virtuosi in grado di dare reddito e lavoro.
La Masseria Ferraioli, con i suoi 120.000 metri quadri di superficie ha, in modo ancora più forte, questa enorme responsabilità. Le difficoltà sono tante, per degli enti del terzo settore recuperare e gestire uno spazio così ampio è difficilissimo. Per ora abbiamo dato fondo a tutte le nostre risorse economiche e sopperito con una accorta programmazione».

In un territorio difficile come quello di Afragola, realtà come la vostra sono monito di legalità e coraggio. Quali sono i problemi riscontrati in questi anni di attività?

«Il problema principale è l’assenza dello Stato. Lo Stato, in tutte le sue declinazioni, quando non si mette di traverso o addirittura crea problemi, ha sempre troppe poche risorse per sostenerci adeguatamente.
Emblematico è il tema dello sversamento illegale di rifiuti che non si riesce ad arginare né tantomeno bloccare. L’attività costante delle FF.OO. non scalfisce neanche questo terribile fenomeno che, spesso, ha colpito anche noi in modo strumentale».

Cosa vi augurate per il futuro della Masseria?

«La strada della Masseria è chiara.
Il Ministero dell’Interno ha destinato nel giugno 2018 1.497.000,00 euro al Comune di Afragola per ristrutturarla e farla diventare una casa di accoglienza per donne e minori, nonché dotarla di infrastrutture tali da poterle far spiccare il volo come “impresa sociale” capace di generare reddito.
Dopo 28 mesi di inerzia, e grazie alla presenza dello Stato che ci sta sostenendo con Senatori, Carabinieri ed anche il Prefetto di Napoli, nel futuro della Masseria c’è indubbiamente la ristrutturazione! Noi come soggetti gestori continueremo ad implementare le coltivazioni sia di ortaggi che di frutta ma soprattutto rafforzeremo la riappropriazione dei cittadini attraverso gli Orti Urbani, e un nuovo progetto che partirà a fine ottobre volto alla creazione di un Giardino Didattico di 1.200 metri quadri che sarà curato da “nonni e nipotini”».

di Antonio Bucciero

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°211
NOVEMBRE 2020

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