Per apprezzare a pieno l’arte di Luca Signorelli, la regione ideale in cui recarsi è l’Umbria ed in modo più specifico bisogna raggiungere una città ricca di arte e storia: Orvieto.
Nel Duomo della cittadina umbra si trova la Cappella di San Brizio, uno dei più grandi tesori dell’arte rinascimentale. Essa è ubicata nel transetto destro della struttura ed è divenuta celebre per il ciclo di affreschi con le Storie degli ultimi giorni, avviato nelle vele da Beato Angelico e Benozzo Gozzoli nel 1447 e completato da Luca Signorelli tra il 1499 e il 1502.
Ed è proprio dal Signorelli e dalle meravigliose scene dipinte sulle pareti di San Brizio che, si pensa, che il grande Michelangelo abbia tratto ispirazione per affrescare qualche anno dopo la più nota Cappella Sistina.
Secondo molti storici dell’arte Signorelli, se non vi fosse stato Michelangelo, oggi sarebbe ricordato come uno dei pittori più gloriosi del Rinascimento italiano. Anche lo storico dell’arte Vasari, che sosteneva di essere un lontano parente del Signorelli, scrisse una biografia del pittore, celebrandone la fama e il successo in maniera talmente iperbolica da far storcere il naso ai critici d’arte moderni che ritengono la biografia del famoso storico imparziale.
Ma facciamo un passo indietro, Luca Signorelli da Cortona si formò presso la bottega di Piero della Francesca e la sua prima opera superstite è un affresco fortemente deteriorato raffigurante la Vergine e i santi, datato 1474, un’opera che fino a pochi decenni fa si trovava all’esterno della Torre del Vescovo a Città del Castello.
Nella seconda metà degli anni Settanta del Quattrocento Signorelli subì la forte influenza culturale ed artistica della corte urbinate, dove operavano artisti del calibro di Bramante, Francesco di Giorgio e Giusto di Gand, in Umbria non poté che subire anche gli influssi del vicino mondo artistico fiorentino, i cui maggiori esponenti del periodo erano Piero ed Antonio del Pollaiolo e il Verrocchio.
Egli ebbe però un rapporto maggiormente stretto con Bartolomeo della Gatta, grande pittore camaldolese e miniatore di libri, attivo sia presso la corte urbinate, ma anche ad Arezzo e Cortona.
Il pittore cortonese collaborò con lui all’affresco degli Ultimi giorni di Mosè nel ciclo sulle pareti della Cappella Sistina (1480-1482), ma l’opera che gli permise di affermarsi fu senz’altro il ciclo di affreschi per la Sagrestia della Cura nel santuario di Loreto, un’opera straordinaria di cui lo storico d’arte Adolfo Ventura scrisse: “Gli angeli di Signorelli a Loreto danzano, suonano, cetre, salteri, viole, cembali, ondeggiano ne’ veli lucenti, schiarati da nimbi, da fiammelle, dal sole, che fulge dietro i loro corpi e s’irradia attorno nel cielo della sagrestia”.
È qui che, forte del bagaglio di Piero Della Francesca, si consacra riuscendo a movimentare i suoi dipinti con un gioco di gesti complesso ed elegantemente raffinato, donando alle scene ritratte dinamicità e una travolgente carica emotiva.
Il 1484 è l’apice della carriera del pittore di Cortona, fu un anno assai prolifico durante il quale dipinse la celebre pala del Vagnucci nel duomo di Perugia e successivamente ottenne varie commissioni medicee come la Scuola di Pan (Gemäldegalerie, Berlino) e la Madonna col Bambino con due figure di profeti nei tondi (Uffizi, Firenze).
Dalla fine degli anni Ottanta del Quattrocento Signorelli concentrò la sua attività artistica nelle zone di Città di Castello, Volterra e Siena, la sua consolidata fama è testimoniata dai vari incarichi pubblici che assunse nella natia Cortona. Particolarmente fruttuosi furono i suoi contatti a Siena con Francesco di Giorgio e altri pittori locali, insieme ai quali Luca lavorò alle decorazioni della cappella Bichi nella chiesa di Sant’Agostino.
Il suo successo a Siena fu coronato con l’incarico di decorare il chiostro di Monteoliveto Maggiore, dove affrescò dieci scene della vita di San Benedetto (1498-1499), interrompendo i suoi lavori (terminati nei primissimi anni del 1500 dal Sodoma) quando fu chiamato a completare la decorazione della, già menzionata, cappella di San Brizio nel duomo di Orvieto. Le scene del Giudizio Universale ivi dipinte (1499-1504) sono il suo capolavoro più famoso, e sono state molto apprezzate nei secoli dimostrando la sua enorme verve creativa, la sua abilità nel disegno anatomico e nei nudi che affollano le scene con una concretezza drammatica.
Il Signorelli nella Cappella di San Brizio ad Orvieto raffigura con successo l’inafferrabilità del bene e del male e la esprime per mezzo di un elogio corporale, portando la luce superiore a scolpire le masse muscolari degli individui risorti. Da buon visionario crea scene dalla forte carica emotiva, facendo ricorso a un voyeurismo attratto dal grottesco, ad allusioni erotiche, ponendosi anche in prima persona, tra la schiera dei “Dannati all’Inferno” (foto in figura), nelle sembianze di un demone azzurro che si impossessa del corpo di una giovane donna.
L’affresco dei Dannati è un’opera di forti contrasti che vede nella parte alta contrapporsi alla caotica scena infrenale la serena tranquillità degli arcangeli con armatura sulla destra, che sorvegliano la scena con la calma dei vincitori. Un dettaglio famoso è quello del demone volante che porta sulle spalle una prosperosa peccatrice e guarda indietro verso di lei ghignando, evidentemente soddisfatto della preda. Una narrazione per immagini fuori dagli schemi e a dir poco sublime.
Negli ultimi vent’anni della sua carriera, oltre ad alcuni altri suggestivi capolavori come il Compianto sul Cristo morto per la chiesa di Santa Margherita a Cortona (Museo Diocesano, Cortona) del 1502, e gli affreschi del Palazzo del Magnifico a Siena (1509), Signorelli realizza opere prevalentemente di routine, a volte stancanti e spesso ripetitive, la cui esecuzione veniva sempre più spesso delegata alla sua ben organizzata bottega.



















