«I miei 25 anni con Bud Spencer, dentro e fuori dal set».

Ci sono degli attori che continuano ad essere amati dal pubblico, anche quando non ci sono più. Uno di questi è sicuramente Carlo Pedersoli, noto a tutti noi col nome d’arte di Bud Spencer.

Bud nacque a Napoli il 31 ottobre 1929, nel rione Santa Lucia, nello stesso palazzo dello scrittore Luciano De Crescenzo. Nel 1940 lasciò la sua città per trasferirsi a Roma con la famiglia, dove entrò a far parte di un club di nuoto, affermandosi, negli anni successivi, nei campionati italiani. Collezionò numerosi successi in campo sportivo; tuttavia, la vita gli avrebbe aperto una strada completamente diversa: quella del cinema. Il suo fisico massiccio e imponente, infatti, venne notato dall’ambiente cinematografico. Debuttò, così, per la prima volta nel 1950, nel film di Camillo Mastrocinque, Quel fantasma di mio marito. Ma l’apice del successo arrivò con i suoi film in coppia con Terence Hill (nome d’arte dell’attore Mario Girotti), un duo formidabile che sarà poi amato e seguito da milioni di persone. C’è, però, un altro collega dal quale Bud non si separerà e col quale scriverà alcune sceneggiature dei suoi film e diversi libri. Si tratta di Lorenzo De Luca. Lo abbiamo intervistato.
Come hai conosciuto Bud Spencer?
«Lo conobbi nel 1991, quando debuttai come autore del soggetto di un episodio della serie tv Extralarge. Grazie al regista Enzo G. Castellari, maestro del cinema d’azione e mio mentore, potei andare sul set a Miami, dove bussai alla roulotte di Bud e, finalmente, ebbi l’occasione di toccarlo con mano, sincerandomi che non fosse un ologramma. Così conobbi anche sua moglie Maria, di cui ancora oggi sono rimasto amico».
Nel 2010 hai pubblicato il tuo ottavo libro dal titolo Altrimenti mi arrabbio, biografia di Bud Spencer, scritta assieme all’attore. Ci puoi descrivere quest’esperienza? Com’è stato lavorare con lui? Quale lato della sua personalità ti ha colpito di più?
«Pensavo di sapere tutto su Bud; in realtà, scoprii che il cinema era solo l’ultima delle sue tre vite: quella come campione di nuoto, poi come operaio emigrante in Amazzonia, ed infine l’attore (che era la cosa che più lo annoiava; si divertiva di più a parlare di nuoto, di motori). Lavorare ai quattro libri che scrivemmo assieme mi ha fatto scoprire un uomo nato con la camicia, un vincente. Anche quando falliva, diceva “Futtetenne!” e ricominciava con qualche altra impresa. Persino quando fu colpito da un tumore, mentre girava Porgi l’altra guancia, non fece tragedie. Non lo disse alla stampa, tornò sul set a lavorare e, quando fece la visita successiva, il male era scomparso da solo. Bud aveva gli anticorpi dell’amore per la vita. Inoltre, non si è mai capacitato del suo successo come attore. Dal suo punto di vista, infatti, i grandi attori erano altri. Il suo preferito era Spencer Tracy. Bud, poi, era anche un intellettuale: con lui si poteva discutere di Cartesio come di Heidegger. Tuttavia, non faceva sfoggio della sua immensa cultura».
Nelle sceneggiature che hai firmato per Bud Spencer, ti è capitato di modellare il contenuto in base a ciò che ti “comunicava” il suo carattere?
«Sempre! Bud odiava le volgarità, la violenza gratuita, il sesso inteso come commercializzazione. Al contrario, amava l’ironia, l’autoironia e la sdrammatizzazione. Quando scrissi Miami Killer – il mio debutto di cui ho detto sopra – si trattava di una storia molto cupa di serial killer di bambini. Temevo fosse inadatta, ma Bud si rivelò bravo e misurato anche in un contesto così estraneo alla sua tipologia; merito anche del regista Castellari».
Com’era Bud Spencer fuori dal set?
«A riflettori spenti, Bud era praticamente uguale al personaggio cinematografico: l’unica differenza è che non menava ed era meno incolto del suo alter ego filmico. Per il resto, non cambiava nulla. Infatti era solito affermare: «Io non sono un attore, ma un personaggio».
Nel 2019 uscirà il tv-movie biografico Lo chiamavano Bud Spencer, prodotto da Giuseppe Pedersoli. Puoi anticiparci qualcosa in merito?
«Per scaramanzia preferisco di no… Posso solo dire che il film racconterà il Carlo Pedersoli prima che diventasse Bud Spencer, dunque sarà una sorpresa per molti. Grazie mille per avermi dato modo di ricordare il mio grande amico in quest’intervista».

Grazie a Lorenzo De Luca per averci parlato del suo rapporto con una pietra miliare del cinema italiano. Un personaggio come Bud Spencer, le cui scazzottate hanno fatto ridere milioni di persone e continuano a farci divertire, ogni volta che le rivediamo nei suoi film.