L’Islam non è terrorismo” è il nuovo libro a cura di Francesca Maria Corrao e Luciano Violante. «Quando mi è stato proposto questo titolo – afferma la Corrao, ospite della Seconda Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” – mi è sembrato troppo banale. Mi è stato ribadito, invece, che non è poi così scontato ciò che afferma e che è necessario ricordarlo alle persone».

Il libro abbraccia varie tematiche: dalle tendenze politiche alle correnti religiose, dalla figura della donna al ruolo di mediazione dei mass media in Occidente. Intellettuali di varia provenienza e formazione tracciano un quadro economico, giuridico, filosofico e culturale che mette in evidenza i punti comuni alle diverse culture del Mediterraneo, creando un dibattito sul rapporto Islam e terrorismo mai stato così contemporaneo. «Il terrorismo di oggi è molto diverso da quello degli anni ‘70 dei palestinesi che avevano obiettivi molto concreti, legati alla politica della loro terra», dice la prof.ssa Hanau Santini Ruth Maria, docente di Relazioni Internazionali all’Orientale. «Quello di oggi, che affonda le sue origini nel Medio Oriente o nell’Africa, è un tema facilmente strumentalizzabile da parte dei manipolatori della paura: giornalisti e politici». Il discorso sui media è un problema molto ampio. Si è tanto parlato del ruolo di Twitter nelle rivoluzioni arabe, della figura del quindicenne Muhammad Najem che documenta la guerra in Siria tramite dei “vlog” dal suo telefonino. Se da una parte i media sono stati utili per veicolare i ragazzi, dall’altro lato troppo spesso offrono un’immagine non autentica dei fatti. «Ho delle amiche in Egitto che non hanno mai visto un Harem e non indossano il velo. Sono donne professioniste e rivendicano il proprio femminismo dice Francesca Corrao – Fa comodo, invece, l’immagine del musulmano cattivo perché conferma gli stereotipi, mentre se parlo degli arabi come esseri umani non faccio audiences». Abbiamo pochissimi arabisti italiani perché adeguarsi alle esigenze della televisione e dei media è un altro cruccio. Vengono richiesti articoli nel minor tempo possibile e maturare competenze riguardo una parte del mondo che solo ultimamente pare stia avendo la giusta considerazione, richiede necessariamente tempo. La bolla informativa non aiuta perché, nonostante il nostro desiderio di conoscenza, seleziona fonti già scelte in partenza, e spesso sono articoli americani che vertono esclusivamente sul terrorismo. Siamo in una fase storica in cui non è possibile accontentarsi di un’unica risposta alla domanda «Che cos’è il terrorismo? Da dove nasce?», proprio a causa delle contraddizioni presenti al suo interno.

«Tale ideologia, se così può essere definita, si è sviluppata solo in certe situazioni: in uno Stato debole, o in uno distrutto, come la Somalia attaccata da Boko Haram, o in un gruppo politico che vuole conquistare terreno, come nell’Africa subsahariana – spiega la Corrao le motivazioni che stanno alla base possono essere di tipo sociologico, ideologico, religioso. Ma c’è di più: il terrorismo si diffonde lungo le traiettorie della vendita delle armi e della droga, nelle vesti di fedele alleato della criminalità internazionale. La mentalità clanica dei medio-orientali si coniuga perfettamente con quella dei nostri spacciatori». Un capitolo del libro è dedicato al Corano, in cui vengono presentati gli attributi di Dio: compassione, solidarietà, amicizia. «Sono valori che possono appartenere a un cristiano, a un musulmano, ma anche a un laicoconclude la scrittrice – non tutti coloro che vivono in povertà o che fanno esperienza della guerra diventano terroristi. Bisogna ricordarsi che sono degli esseri umani e che, se continuiamo a ghettizzarli dal principio, ci creiamo così un inutile nemico».

di Alessia Giocondo

Tratto da Informare n° 183 Luglio 2018

 

Print Friendly, PDF & Email