Due persone, un uomo ed una donna vicini, coperti da un velo, separati solo da una sottile linea. Potremmo tutti pensare che sarebbe facile per quei due amanti togliere ogni ostacolo all’incontro.

Si tratta di una famosa opera del pittore belga Renè Magritte, “Les Amants”, che ci apre numerosi quesiti e riflessioni, perché tutte le opere, non solo questa, hanno infinite interpretazioni, mai una univoca. L’artista in questione, però, è famoso per la sua ambiguità. Renè realizzò nel 1928 due versioni del dipinto: la più celebre delle due è oggi conservata al MoMA di New York, mentre l’altra, che vede i due amanti guancia a guancia sempre col volto coperto, si trova alla National Gallery of Australia di Canberra.

Magritte sempre rivolse il suo interesse verso ciò che non si vede, ciò che non è immediato e non si mostra ai nostri occhi. L’immenso pittore belga, principale esponente del surrealismo, con le sue opere oniriche e decisamente enigmatiche, sostenne sempre la libertà dello spettatore di interpretare come meglio credeva i suoi quadri misteriosi, nei quali la psiche di ognuno poteva ritrovarvici segni e riflessi del proprio io.

È risaputo che la svolta surrealista dell’artista belga avvenne con la scoperta dell’opera di de Chirico. Nell’opera “Les Amants” troviamo dei chiari riferimenti ad un’opera in particolare di de Chirico “Ettore e Andromaca” del 1917, in cui due manichini a figura intera tentano un analogo, impossibile abbraccio in un’atmosfera metafisica quasi melodrammatica. Vi si scorgono differenze nette: non siamo più di fronte a un’umanità simulata, quella rappresentata dai manichini, ma siamo di fronte a una realtà negata nelle sue caratteristiche essenziali, mutilata dalla sua individualità.

Oggi andiamo ad analizzare Les Amants: quegli amanti, che Magritte rappresenta, sono bloccati in un bacio romantico simbolo di lontananza?

A mio parere, osservandola in questo contesto storico, la risposta è si. E chi meglio di noi, che stiamo vivendo questa separazione e affrontiamo l’amore ai tempi del Covid-19, può carpire quanto di profondo ci sia in questa rappresentazione?

Il velo bianco impedisce ai due amanti di comunicare, riporta ad un senso di inquietudine ed angoscia; lo sfondo è contrastato da un colore molto accesso, il blu, dalla cornice classicheggiante che riveste la rossa parete, riportando agli occhi i tempi antichi. I drappeggi dei veli appaiono leggeri ed appena appoggiati sui volti dei due amanti e sono in netto contrasto con l’architettura rigida che appare accennata in alto a destra. Dietro questa descrizione formale c’è altro.

Riportando le stesse parole del pittore possiamo percepire come l’intenzione dell’autore vada oltre la banalità:

 “C’è un interesse in ciò che è nascosto e ciò che il visibile non ci mostra. Questo interesse può assumere le forme di un sentimento decisamente intenso, una sorta di conflitto, direi, tra visibile nascosto e visibile apparente.”

 Un amore che due amanti sono costretti a vivere tra il visibile e l’invisibile.

In questi giorni anche noi siamo ostacolati dal vederci l’un l’altro. Non coperti da sottili veli, ma separati da mura. Possiamo vederci, ma attraverso uno schermo, che è il velo che ci separa dalla persona amata.

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