Massimiliano Rosolino, una leggenda napoletana del nuoto mondiale

Massimiliano Rosolino

Volontà, forte personalità, talento e sguardo di ghiaccio: sono le doti di Massimiliano Rosolino, degno di entrare a pieno titolo nella storia del nuoto italiano, dove si è contraddistinto per caparbietà e frenetica grinta. La carriera sportiva dell’ex nuotatore olimpico vanta una lunga lista di battaglie, vissute con determinazione, sacrificio e perseveranza. L’instancabile “Cagnaccio”, l’affettuoso appellativo che gli è stato attribuito dagli amici di squadra nel 1995 quando si allenava al Circolo Canottieri di Napoli, in riferimento al suo ostinato spirito combattivo, ha dedicato la sua vita allo sport, gareggiando per oltre 13 anni di fila, durante i quali ha conquistato la vetta del successo internazionale e nazionale. Sono oltre 100 le medaglie vinte in 26 competizioni, tra Olimpiadi, Mondiali ed Europei in vasca lunga e corta: prima gli ori alle Olimpiadi Sydney 2000 e al mondiale a Fukuoka 2001 nei 200 metri misti, poi tra il 1995 e il 2008 è stato quattordici volte campione europeo. Dopo aver lasciato l’attività agonistica nel 2009, Rosolino esordisce sugli schermi televisivi in diversi programmi di intrattenimento e talent show. Attualmente ricopre la mansione di direttore tecnico presso il centro sportivo Villaggio Doria di Roma, dove contribuisce alla crescita di tanti giovani nuotatori.

 

Massimiliano Rosolino
Massimiliano Rosolino

 

Com’è nata la tua passione per il nuoto? «Ho iniziato a coltivare questa passione sin dall’età di 10 anni. Ho focalizzato i miei obiettivi e mi sono impegnato costantemente. Con le prime vittorie ho deciso di dedicarmi al nuoto con maggiore intensità, migliorandomi quotidianamente con tenacia. Ho acquisito nel tempo maggior resistenza e ho continuato a credere in me stesso. Nel corso degli anni ho capito che il nuoto, oltre ad essere una grande passione da inseguire, doveva diventare la mia professione. Credo di esserci riuscito, senza stancarmi mai».

Quali sono le tappe più significative della tua carriera? «Senza dubbio il lavoro quotidiano è ciò che reputo più significativo, perché quando si riesce a fare qualcosa in qualsiasi disciplina, indipendentemente dal risultato, si diventa un punto di riferimento per chi vorrebbe intraprendere questo sport. Inoltre, sono legato particolarmente alle Olimpiadi del 2000 a Sydney che ricordo con maggior orgoglio: avevo solo 19 anni e in quell’istante mi resi conto di aver raggiunto il massimo e di essere arrivato ad un traguardo inaspettato. Anche se son passati 17 anni è come se fosse ancora al collo quella medaglia».

 

Massimiliano Rosolino
Massimiliano Rosolino

 

Com’è cambiato il nuoto rispetto a quando gareggiavi? «Il nuoto ha avuto un’evoluzione pazzesca, si è ampliato il metodo di lavoro. Oltre all’istruttore, gli atleti sono muniti e seguiti da un vero e proprio team, si allenano eseguendo intensi esercizi di velocità e resistenza, e sono sostenuti anche da una dieta mirata».

Da qualche anno sei l’ambasciatore dell’iniziativa “Happy Meal Sport Camp”. Qual è l’obiettivo? «Questa è la quinta edizione, tramite la quale cerchiamo di avvicinare i giovani allo sport e ad una corretta alimentazione, provando a promuovere alcune attività sportive e portandole nelle principali piazze italiane. La finalità è quella di far conoscere tanti altri sport che non sono frequentati e praticati abbastanza. Questa iniziativa risulta essere sempre un gran successo poiché prevede ad ogni tappa una straordinaria partecipazione di numerosi bambini entusiasti che tendono ad avere un approccio diretto con le discipline prescelte. L’elemento fondamentale è promuovere l’avviamento alla pratica sportiva verso i più giovani».

Che emozionI provI rivedendo tutte le medaglie che haI collezionato con grande sacrificio? «Le medaglie sono rimaste a Napoli a casa dei miei genitori. A volte le riguardo ed è emozionante perché favoriscono delle sensazioni piacevoli, di grande soddisfazione e rappresentano singolarmente i tanti momenti di estrema difficoltà, disagi, sconfitte, sacrifici, ore ed ore d’allenamento e le costanti rinunce. Ho cercato di trarre sempre il meglio da ogni gara, sono fiero di essere arrivato lontano passo dopo passo con tanta forza di volontà».

Qual è il consiglio che daresti ad un giovane che vorrebbe iniziare a praticare questa disciplina? «Per chi vuole intraprendere questo sport, consiglio principalmente di metterci tanta passione e determinazione. Nonostante la paura e le sconfitte, occorre imparare a soffrire quando serve e a gioiare con i propri compagni di squadra in caso di vittoria. Consiglio di divertirsi fin da subito durante gli allenamenti e di volta in volta in ogni gara, e soprattutto con impegno bisogna affrontare le sfide e correggere gli errori che a livello sportivo e professionale vi porteranno grandi soddisfazioni, e faranno parte del vostro percorso di formazione».

Quali saranno i tuoi progetti futuri? «Diciamo che non ho smesso assolutamente di fare allenamento, anzi al nuoto ho unito altre due discipline ovvero la corsa e la bici, ed ho anche esordito ufficialmente nel Triathlon. Sono in giro per le piazze d’Italia per far scoprire ai più piccoli l’abc di tanti sport insieme ad altri campioni, condivido l’esperienza dell’iniziativa della famiglia McDonalds. Infine, mi hanno proposto di scrivere un libro basato sulla nutrizione e dietologia di uno sportivo, ma principalmente vorrei concretizzare l’idea di scrivere un libro autobiografico, nel quale ripercorrere i trionfi, le sconfitte e svelare le tecniche fondamentali di questa disciplina, soprattutto narrare aneddoti speciali che mi hanno visto impegnato in tante ardue competizioni».

di Chiara Arciprete

Tratto da Informare n° 177 Gennaio 2018