Dopo le Terme Petrinum e il Palazzetto dello Sport, lo Stadio Comunale “Salvatore Gregorio Conte” di Mondragone è l’ennesimo caso di impianto pubblico gestito in maniera ambigua. Dopo l’inaugurazione dello stadio nel settembre 2023, con un progetto di restyling dal valore di oltre un milione di euro, ci siamo trovati di fronte a una situazione inedita: un prato nuovo di zecca, un’illuminazione finalmente consona, spogliatoi adeguati, una squadra di calcio riemersa dall’oblio, degli ultras organizzatissimi apparsi dal nulla.
Si potrebbe pensare a una rinascita improvvisa del Mondragone City e della sua affezionata tifoseria, ma ben pochi, purtroppo, sono in grado di credere ai miracoli. Se per il Palazzetto dello Sport, di cui abbiamo già avuto modo di parlare, si è perlomeno indetta una gara per l’affidamento a evidenza pubblica, non possiamo dire lo stesso dello Stadio Comunale: a una prima occhiata, infatti, sull’albo pretorio del Comune di Mondragone non appare alcun bando di gara, né di affidamento.
A che titolo, allora, il Mondragone City occuperebbe in pianta stabile lo Stadio? E com’è possibile che altre squadre dei comuni vicini lo utilizzino per le proprie partite? La questione dello stadio diventa ancor più spinosa quando si va a gettare lo sguardo oltre i suoi cancelli, verso le personalità che bazzicano attorno alla squadra. Possiamo tralasciare il fatto che il Presidente, nonché proprietario, del Mondragone City sia un nome che figura fin troppe volte nello scenario mondragonese; un nome che, peraltro, abbiamo già avuto modo di incontrare nel corso delle nostre riflessioni sul Palazzetto, in quanto proprietario dell’associazione sportiva a cui l’impianto è affidato. Possiamo anche tralasciare l’evidente conflitto d’interesse che coinvolge tale figura e l’assessora a “Associazioni, Impianti Sportivi e Sport” – una tra le sue numerosissime deleghe – dell’amministrazione attuale, in quanto marito e moglie.
Ma non possiamo farlo quando ci troviamo davanti a foto e video che ritraggono striscioni dedicati a un esponente della criminalità organizzata locale del passato. Quella che a primo impatto appare come la dedica di un figlio – ex allenatore del Mondragone City, dimessosi da poco – al defunto padre, ucciso in un regolamento di conti nel 1990, nasconde ben altro: che sfuggire alla presa che la camorra ha ancora su Mondragone sembra essere impossibile. In questo scenario anche il Presidente della Regione che, all’inaugurazione citata poc’anzi, passa sotto suddetto striscione senza battere ciglio, scattando addirittura foto con un esponente della camorra locale, da poco uscito di galera. Lo striscione era stato tolto sotto invito della Procura Federale, ma nemmeno una settimana dopo, mentre quest’articolo veniva scritto, era già stato rimesso al proprio posto, con grande soddisfazione dell’ex allenatore che, supportato da altri, esprimeva la propria gioia in un post Facebook. Quello che sventola sui muri interni dello Stadio Comunale non è un semplice pezzo di stoffa; è una dichiarazione: Mondragone, probabilmente, non si salverà mai.



















