Le cose andano, eccome se andano! Guagliò, prenditi il caffè pure tu.

Non incominciamo eh, se sei venuto a contestare il discorso che ho fatto la scorsa settimana alla signora, o’ccafè vattell’ a piglià o’bar!
Le cose andano, jamme bell, di che vogliamo parlare? La tua faccia già dice tutto: l’espressione incerta che comunica quel “nonsocchè” di desertificazione e silenzio all’interno della calotta cranica, gli occhi da spigola appena scaricata al porto di Pozzuoli… So che è difficile ma fidati di me: ammettere le nostre incertezze è il primo grande passo verso il miglioramento. Quindi, in compagnia di questo bel caffè, rilassati e ripeti lentamente insieme a me:

Sono il “vorrei ma non posso” delle relazioni umane!

No, e no guagliò, nun t’è piglià collera. Io l’ho capito subito il problema, quello è proprio un fatto fisiologico: quando ci sta qualche bambolella di mezzo, l’occhio languido è il primo segnale, significa che c’è una crisi in atto perchè non sai che devi fare. Quello a parole è tutto facile: dite che volete la donna intraprendente, indipendente, e poi se disgraziatamente vi si avvicina rimanete appunto come la spigola appena pescata. Guardati allo specchio dai, sì tale e quale, e jamme. 

Non ce la fate proprio a concepire la donna come essere umano in grado di provare le vostre stesse pulsioni e sensazioni. Abbi pazienza, di tutto quello che ti ha voluto comunicare questa signorina tu hai recepito solo un pericolo, che tu consideri imminente, ma che nella realtà non esiste, esempio pratico:

Donna esprime interesse, cercando fondamentalmente di comunicare tre cose

-Sei interessante;
-Sei attraente;
-Usciamo una sera che magari parliamo un po’;

Messaggio recepito dall’uomo

-Sarò costretto ad appendere la mia maglia da calcetto al muro, rigorosamente corredata dal numero 23 perchè i miei amici mi prendono da sempre in giro in modo misero;
-Dovrò affrontare ore di litigi per poter partecipare all’asta del Fantacalcio;
-Saluterò con le lacrime agli occhi la mia Xbox One e tutti i miei videogiochi;
-Portafoglio sempre più vuoto causa spese obbligatorie: cene fuori, cambio di tariffa telefonica perchè 500 minuti sono troppo pochi per parlare al telefono, regali di compleanno, Natale, San Valentino e tutte le festività esistenti al mondo, benzina, preservativi, anello di fidanzamento, case libri auto viaggi e fogli di giornale;
-Matrimonio su costrizione;
-Numero minimo di tre creature che sembrano somigliarmi, si divertono ad accerchiarmi e ad urlarmi strane frasi come “ciao papà” oppure “mamma dice che sei imbecille”.

Ma over faje, guagliò? Come siete tragici, ma proprio per natura. Tragici e persi nei bicchieri d’acqua since notte dei tempi. Famme capì, se ti avvicinavi tu a lei mica lo avresti pensato tutto questo idillio, e no. Non lo avresti pensato perchè ti saresti sentito forte, sapendo di aver fatto lo splendidone con il tuo discorso sulle piramidi azteche nella giungla, pensando “ci sta, ci sta per forza, sono un seduttore nato” (lei magari, secondo la teoria dell’universo, avrebbe pensato “ma chist over fa?”).

Dico io, bell’ ra sora, questa bambolina, venendoti vicino non solo è meravigliosamente libera da comunicarti il suo interesse, ma ti da pure modo di risparmiarti la figura di merda nell’apparire come la tristissima imitazione malriuscita, deludente e ridicola di Piero Angela. E tu ti fai tutto quel film restando immobile e fermo, pur sapendo che sotto sotto, te fa piacere e ce o’vuò pure tu. La risposta a questa considerazione ce la insegnano i tempi moderni: sì strunz’.

Non puoi rimanere fermo, non puoi continuare ad avere le intenzioni balbuzienti perchè poi se perde a Filippo e o’ panaro e tu ti ritroverai il Venerdì, a calcetto con i tuoi amici che il 23 te lo stampano direttamente in fronte. Tu devi fare una sola cosa: la devi amare e la devi far sentire importante.

Mo è vero che non siamo tutte uguali, però sostanzialmente, la donna non sopporta chi non ha spirito d’iniziativa. Si aspetta che alla sua di iniziativa ne segua un’altra, che sia positiva o negativa, e amarla non significa nemmeno lontanamente tutto il film che ti sei andato a proiettare nel tuo spazio cerebrale semi-vuoto. Amarla vuol dire semplicemente tenerla in considerazione anche solo con una parola. Ci siamo rotte le ovaie da una vita delle carovane di fiori, per carità uno ogni tanto fa sempre piacere, ma da un fiore soltanto a ritrovarsi poi con il salotto che sembra una distesa di tulipani Olandese il passo è breve.

Amarla vuol dire supportare le sue idee, anche se costerà telefonate più lunghe del solito; ci saranno sempre dei momenti in cui lei avrà bisogno di dirti le sue impressioni su qualche evento, o di chiederti consiglio su una decisione importante che sta per prendere. Non c’è bisogno di offrire cene con candele sul tavolo (che a volte, se organizzate a casa vostra, le scegliete pure male trasformando il romanticismo in un clima funebre, per la serie “è un rapporto morto”), non c’è bisogno di gesti estremi. Renderla partecipe dei tuoi piani, delle tue belle o brutte giornate, è forma d’amore. Condivisione, empatia, non c’è nulla di più bello ed è questo ciò che lei ti chiede. Devi farla sentire importante per il semplice fatto che nel momento in cui vieni in qualche modo scelto, tu sarai importante per lei come persona, e non come fidanzato, amante, marito, è qui la vera differenza. Importanza umana, senza classificazione relazionale.

Amala quando è stanca ma ti accarezza il volto. Quando ti dice che sei cretino come tutti gli uomini e non lo pensa veramente. Amarla significa stimarla, comprenderla, ammaliarla senza invadenza, un po’ come quando si strappano le margherite dal prato: ci vuole un movimento deciso, ma mai troppo, altrimenti si rovina il fiore.

Amala per il semplice fatto che la donna è impossibile da odiare, perchè ti ha generato. Che grandezza e Dio, o no? Potrei continuare ancora ad elencarti come e perchè, quando e dove, ma s’è fatt tard, e tu t’e movere. Magari poi ne parleremo ancora, nel prossimo caffè. Mo siente a me, scetate r’o suonno, perchè tu veramente sei fortunato a poterle (e doverle) amare, le donne. Vincenzo Salemme ha scritto che “e femmene so’ comme e stelle, si te pierde l’e’a guardà”…

e tu guagliò, a chi vuò guardà si nun arape l’uocchie?

 

di Daniela Russo

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