Il Ministero dell’Università e della Ricerca ha iniziato un’inchiesta su undici università italiane. Si tratta in tutti i casi di università private e telematiche. L’accusa sarebbe quella di procurare lauree e abilitazioni false.
Gli istituti coinvolti
I nomi citati finora sono undici, anche se non si esclude che possa crescere nei prossimi giorni. Si tratta dell’Università degli studi UnideMontaigne di Milano, l’Università popolare Scienze della nutrizione di Firenze, l’Università popolare-Unitelematica Leonardo da Vinci (in varie sedi), l’Università anglocattolica San Paolo apostolo di Roma, l’Università popolare degli studi sociali e del turismo di Napoli, il Centro studi Koiné Europe+ di Lecce, la Harris University di Palermo, la Uniaccademia-Westbrook University, la Reald University di Palermo (con uffici a Palermo, Termini Imerese e Misilmeri) e la Selinus University of Science and Literature a Ragusa-Bologna.
Com’è iniziata l’inchiesta?
Le segnalazioni alle procure recano la dicitura “Istituzione operante sul territorio italiano priva di idoneo accreditamento/riconoscimento al rilascio di titoli accademici“. Difatti, sebbene alcuni di questi atenei sarebbero iscritti effettivamente all’anagrafe delle università, la menzione nell’albo non implica direttamente l’accreditamento. Nel frattempo, la denuncia della Flc Cgil ha fatto partire le indagini durante la passata primavera. Secondo la Federazione lavoratori della conoscenza, gli istituti indagati avrebbero garantito «certificazioni linguistiche o l’acquisizione all’estero di abilitazioni/specializzazioni alla modica cifra di 7.500 euro, bypassando selezioni in ingresso, tirocini, esami finali».
Lauree e falsificazioni: un problema che va contrastato
La notizia sull’inchiesta su undici università, tuttavia, non risulta un fatto nuovo. A marzo 2024, per esempio, il dipartimento tecnico-scientifico di studi europei Jean Monnet, con sede in Sicilia, aveva scatenato il cosidetto “Bosniagate“. La finta laurea veniva assegnata sulla base di un accordo tra l’istituto siciliano e l’università di Gorazde, in Bosnia.
L’inchiesta, in quella occasione, partì dalle denunce presentate alla Guardia di Finanza da studenti a cui era stata rifiutata l’iscrizione agli ordini professionali per via della laurea non valida. Così, il MUR chiarì ai magistrati che l’università di Gorazde non aveva l’autorizzazione a operare in Italia. I titoli “conseguiti”, secondo l’inchiesta, «non hanno alcun valore né ai fini accademici né ai fini professionali: tali titoli non sono riconosciuti né da altro ateneo né da altra autorità pubblica». Il rischio si ripropone uguale: è possibile che le undici università indagate finiscano in una situazione simile.



















