«Scegliendo di essere un’artista, ho fatto della mia arte un progetto di crescita per me e per chi ama il bello. L’Arte crea eventi e tramite gli eventi si crea cultura.  La cultura rompe i giochi di potere e l’imperversare dell’ignoranza, della non conoscenza. Il fine è conservare la memoria ed indicare ai giovani gli ideali del bello». Così inizia Rosanna de Cicco, grande artista beneventana, direttrice e curatrice di centinaia di mostre artistiche. Lavora con il museo archeologico di Napoli MANN, con il museo Madre e con gallerie ed enti in paesi stranieri come la Cina.

Da dove hai iniziato la tua carriera artistica?
«Ho studiato al liceo Artistico di Benevento e mi sono laureata in Pittura all’Accademia Belle Arti di Napoli. Ho iniziato la mia carriera artistica con una mostra personale esposta al Museo del Sannio: per la prima volta un’artista non storicizzata condivide la propria arte con quella eterna della memoria e della storia».

Chi ti ha trasmesso questa passione?
«Nessuno: l’arte ha sempre fatto parte della mia vita, fin da bambina. La mia passione per l’arte è stata subita – non trasmessa! – da un padre che ha creduto fortemente in quello che ero e in quello che avrei voluto essere e mi ha supportato e assecondato in ogni mia conquista».

Ci racconti come hai deciso di allargare i tuoi orizzonti, dedicandoti alla scenografia?
«Un giorno ho capito che non mi bastava più organizzare mostre per me e per le mie opere: avevo bisogno di confronti e di sfide. Fu allora che cominciai a condividere il mio lavoro collaborando con lo scenografo Edoardo Rossi, mio marito. Da allora, i supporti delle mie opere non sono più solo tele, ma scenari di memorie: antiche finestre , cerchi di botti, chiavi e chiavistelli prendono vita. La pittura non ha più confini netti per me, ma spazia nella memoria e nelle forme».

Altre sfide di cui vuoi parlarci?
«Sono moltissime! Una di queste è assumere l’incarico di curatrice d’arte delle “Quattro notti e… più di luna piena” dove cerco di divulgare arte a trecentosessanta gradi, invadendo la città di centinaia di artisti ad ogni evento, non solo storicizzati. Ho curato la mostra di Cagli a palazzo Paolo V con trecento opere, le grandi mostre di De Chirico, Guttuso, Balla, Picasso nel museo del Sannio, in collaborazione con la Fondazione CAGLI di Roma con cui condivido il mio lavoro da molti anni».

C’è un’iniziativa artistica cui sei particolarmente legata?
«Sicuramente sì. C’è un’iniziativa artistica di cui vado molto fiera, a cui hanno fatto parte molti artisti importanti nello scenario dell’arte contemporanea attuale, molti sanniti e irpini, come Arcangelo,  Perino&Vele, Peppe Mainolfi e Lucio Perone. Insieme, abbiamo realizzato un progetto dal nome MAF: Memoria, Arte, Fango. Partendo dalle bottiglie infangate dall’alluvione che ha colpito il Sannio nell’ottobre di due anni fa, ogni artista ha creato vere e proprie opere d’arte. Dopo essere state allestite in tre mostre molto importanti di Benevento, Napoli e Solopaca, sono state vendute all’asta. Con il ricavato, abbiamo contribuito al restauro di due tele del settecento presenti nella Chiesa Madre di Solopaca. Il maestro Vanni Miele ha dedicato un componimento musicale ad ogni bottiglia: arte, musica e solidarietà si fondono e danno vita ad un mondo migliore, un’utopia».

Credi che l’arte possa cambiare il mondo?
«L’arte, sicuramente, non è la soluzione ad ogni problema, ma essa, come la memoria e la cultura, rende migliori, rompe i giochi di potere e dà fiducia ai giovani».

di Eleonora Pacifico