Dal 2014, il governo cinese lavora per costruire un sistema capace di misurare la fiducia dei cittadini attraverso dati, comportamenti e reputazione online.
Il nuovo volto della cittadinanza digitale
Il credito sociale cinese “l’algoritmo della fiducia” è un esperimento gigantesco che sta prendendo forma nella Repubblica Popolare Cinese. A fare da apripista è Sesame Credit, il sistema sviluppato dal colosso Alibaba, che assegna un punteggio da 350 a 900 in base a fattori come pagamenti puntuali, abitudini di acquisto e persino tipo di prodotti scelti. Un cittadino con punteggio alto potrà accedere più facilmente a prestiti, affitti e persino ai treni ad alta velocità. Uno con punteggio basso, invece, rischia di essere escluso dalla vita pubblica e professionale.
Stato e aziende
Il progetto non si regge solo sull’autorità statale, ma si fonda su una “cooperazione forzata” con i giganti tecnologici del web: Tencent, Alibaba, Ant Financial. Le loro piattaforme — come WeChat e Alipay — raccolgono miliardi di dati ogni giorno. In teoria, la partecipazione è volontaria; in pratica, la pressione sociale e le prospettive di esclusione creano un meccanismo che spinge all’adesione. Le informazioni, inoltre, non restano confinate al circuito commerciale: sono condivise con le autorità centrali e giudiziarie, con il rischio che lo scoring diventi strumento di sorveglianza capillare. Ogni gesto — una bolletta pagata, un commento online, una recensione negativa — concorre alla costruzione del “profilo affidabile”. Come in un gioco a premi, chi si comporta bene viene premiato con sconti, privilegi e prestigio sociale. Ma chi cade nella blacklist può ritrovarsi con Internet rallentato, escluso da scuole, lavori e persino ristoranti. In questa realtà iperconnessa, il privato si dissolve nel pubblico, e la reputazione diventa merce di scambio.
Il partito arbitro unico della fiducia
Alla base del sistema c’è l’idea che una società ordinata debba “coltivare la sincerità”, come affermano i documenti ufficiali. L’algoritmo della fiducia, nella pratica rischia di affidare ogni giudizio al partito unico, che diventa arbitro assoluto della moralità. Senza criteri trasparenti, anche una critica o un gesto inconsueto possono portare a sanzioni. “Chi è fidato potrà muoversi ovunque, chi ha perso fiducia non potrà fare un passo” recita il principio guida del programma. L’intento dichiarato è punire frodi e corruzione, ma la deriva autoritaria è già in atto.
Sorveglianza o sicurezza? Il nodo culturale
Molti cittadini cinesi, da alcuni sondaggi, sembrano accettare il sistema come necessario per combattere truffe e disordine sociale. La fiducia nel futuro e nell’ordine collettivo prevale, almeno per ora, sulle preoccupazioni per la libertà individuale. Tuttavia, il sistema è ancora limitato ad alcune aree cittadini e non è ancora lanciato su tutto il territorio nazionale.
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