Il desiderio della sorveglianza
Uno dei desideri ancestrali dell’uomo è il controllo totale. Negli ultimi anni, l’AI permette il Panopticon della sorveglianza. Il concetto di visione totale da parte di un unico sorvegliante è alla base della mente umana. L’idea di un Panopticon (dal gigante greco Panoptes dai 100 occhi) della sorveglianza è antichissima, pensiamo alla morale oppure al giudizio divino. Questo concetto di padiglione che osserva è applicato da sempre nelle prigioni anche se il più celebre e studiato da filosofi come Foucault e Chomsky, è quello di Jeremy Bentham.
Il desiderio del Viminale
Dagli inizi del 2000, anche a seguito dell’utilizzo di sofisticate tecnologie a seguito di attentati terroristici nelle capitali europee, l’AI permette il Panopticon della sorveglianza. Milioni di dati analizzati in poco tempo al fine di riconoscere un singolo individuo. Fantasia? Per nulla, alcune nazioni come la Cina sono leader mondiali in questa applicazione e lo Stato Italiano sa bene questi vantaggi.
Il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sarebbe favorevole all’installazione di un dispositivo di intelligenza artificiale legato alle telecamere per la pubblica sicurezza in città densamente popolate come Roma, Napoli, Milano e Torino per aiutare la pubblica sicurezza. In realtà, una “control room” sviluppata da TIM è già presente a Venezia per visionare i flussi di turisti e la sicurezza cittadina, ma non è propriamente legata ad una logica predittiva dei crimini con una AI.
Sebbene il Viminale voglia ampliare tali tecnologie, è più semplice a dirsi che a farsi per via dei risvolti etici. La questione è: come vengono utilizzati questi dati? Le AI possono aiutare oppure attuare la repressione? Inoltre, possono anche i privati usare le AI nella sorveglianza nei centri commerciali ad esempio? Che fine fanno i nostri dati?
Le preoccupazioni Europee, il confine sottile fra controllo e tirannia
Il riconoscimento facciale è un tema delicatissimo per l’Unione Europea, che più volte si è espressa contraria. Fanno paura i risvolti etici dimostrati dal controllo di sorveglianza cinese in stile “Grande fratello” di Orwell contro le minoranze musulmane.
La volontà del capo del Viminale non è un controllo totale, piuttosto una ricerca dei singoli che commettono i reati per facilitare il lavoro alle forze dell’ordine. Una volontà dunque non insensata. L’Unione europea deve dare una risposta sul via libera delle AI per la pubblica sicurezza per aiutare le forze dell’ordine in un mondo sempre più frenetico.
La Sorveglianza Cinese
In Cina la sorveglianza risulta utopica. Milioni di telecamere come nella di Shenzen sorvegliano i cittadini, punendo il loro credito sociale anche basandosi su parametri di previsioni dei crimini. In stile “Minority Report” si controlla la temperatura corporea (soprattutto quella del viso che prevede le emozioni).
Miliardi di dati in mano alla polizia e all’intelligence cinese che punisce e sorveglia i suoi cittadini. Soprattutto verso gli oppositori politici e le minoranze come quella degli Uiguri, basandosi su dati corporei e previsioni dei loro movimenti. Come se andare in determinate zone oppure essere coloriti di viso significa essere un potenziale criminale. L’AI permette il Panopticon della sorveglianza, nessuno vuole rinunciare.
La questione internazionale
Vladimir Putin nel 2017 in una conferenza disse che la nazione che controlla l’intelligenza artificiale, controlla il mondo. Di fatto i competitor delle AI ad oggi sono gli Stati Uniti e la Cina. Il Dragone Rosso è leader mondiale in campo di sorveglianza, punta entro il 2030 ad essere la super potenza tecnologica in questo campo, giustificando l’uso della sorveglianza non come repressione ma a scopo di sicurezza nazionale.
Alcuni Stati sono preoccupati anche sull’uso dei dati delle società di telecomunicazioni cinesi non sono usati per fini leciti. Il Financial Times nel 2019 denunciava non solo le repressioni cinesi sulle minoranze musulmane ma anche il rischio delle violazioni di dati in mano ad aziende come ZTE al servizio del governo cinese.
Gli Stati Uniti non restano a guardare, la loro politica nell’uso della sorveglianza AI è divisa in due, da un lato ci sono le aziende della Silicon Valley e da un lato c’è il Governo. Gli USA sono i leader mondiali nelle AI per raccolta dati finanziari nelle big Tech come Amazon, Google, Chat GPT, e anche per scopi militari con Veicoli UAV autopilotati. Non sono meno oscure di quelle cinesi le loro pratiche di trattamento dati negli ambiti di sicurezza nazionale, con l’attuazione del Patriot Act.
Prospetti futuri
Tra gli Usa e la Cina, c’è l’Europa in mezzo. Non si può fermare il progresso né purtroppo le competizioni internazionali, a partire del 2021 la commissione europea è al lavoro per garantire uno sviluppo sostenibile delle AI per il rispetto dei dati degli utenti, un compito non semplice ma necessario per le vite dei cittadini delle democrazie.
È ancora presto per decretare il vincitore delle AI, la bomba atomica del 21 secolo. Dobbiamo confidare nel lavoro dell’Unione Europea competitor non passivo delle follie delle super potenze mondiali, ma soprattutto noi cittadini dobbiamo avere una maggiore consapevolezza dei nostri dati e a chi li forniamo, in un mondo globalizzato l’identità digitale non è uno scherzo.


















