La viltà della forza. Santa Maria C. V. e le dinamiche della sopraffazione

490
informareonline-carcere smcv
Pubblicità

La viltà della forza. Santa Maria C. V. e le dinamiche della sopraffazione

L’Ordine ha fallito: un processo è inevitabile!
Bisogna scrivere quando vi è la necessità e l’urgenza di farlo. In questo caso, è necessario scrivere per denunciare. E la denuncia deve essere energica, implacabile, guidata da dolore morale e civile e sorretta da una coscienza profonda della realtà sociale in cui viviamo.
È necessario scrivere affinché venga convocato un processo, e affinché il rumore di tale processo si insinui nelle coscienze di coloro i quali sono e saranno detentori di un potere, e sapranno così farne un uso razionale e non spregiudicato.

Pubblicità

Le immagini delle torture e delle violenze avvenute nella Casa circondariale “Francesco Uccella” di Santa Maria Capua Vetere, il giorno 6 aprile del 2020, sono le ultime ma non prime manifestazioni di abuso di potere da parte di chi quel potere lo detiene e ne è responsabile, proprio affinché se ne eviti l’uso o abuso delittuoso.

Il 6 aprile 2020 alcuni agenti della polizia penitenziaria sono stati i protagonisti di una giornata di violenze e torture, definita dal gip “un’orribile mattanza”, ai danni dei detenuti del carcere. Stando alle ricostruzioni degli inquirenti, da diversi giorni nelle aree del reparto Nilo (reparto a regime aperto) si respirava un’aria di forte tensione e malessere, sia fra i detenuti che fra gli agenti. La ragione di ciò era da ricercarsi nella paura, diffusissima, di un improvviso quanto imminente contagio da Covid-19, in un luogo (come il carcere di SMCV) dove il numero degli occupanti è effettivamente al di sopra della capienza regolamentare (ad oggi su un numero di 809 posti vi è un totale di 915 detenuti).

Ciò che i detenuti richiedevano era l’assunzione di provvedimenti, diretti alle loro persone, alternativi al carcere, dove la gestione delle aree, delle stanze e dei servizi cadeva nell’incuria e fuoriusciva dalla norma.
Ai reclami dei detenuti ha corrisposto la cosiddetta “mattanza” da parte dei poliziotti.

 Quel giorno sono state aperte tutte le celle, una ad una. I detenuti sono stati perquisiti, sono stati fatti uscire dalla cella, sono stati denudati, accompagnati fin alla sala ricreativa, dove sono stati presi a manganellate. Costretti poi a ritornare nella propria cella, passando prima attraverso un corridoio di agenti che li hanno presi a schiaffi, a calci, a bastonate. Un episodio di umiliazione che non ha niente da invidiare all’episodio archetipico delle Forche Caudine. Senza tenere conto delle grida e delle parole ingiuriose loro rivolte.

A distanza di quasi un anno dall’accaduto, i video che testimoniano queste violenze sono stati resi pubblici: i detenuti coinvolti hanno trovato il coraggio di denunciare, ricevendo come ricompensa una “misura cautelare”, ovvero un allontanamento dal luogo del delitto di circa 600 km, a “tutela” delle loro persone e certamente a favore delle loro famiglie, che dopo aver accettato l’ostacolo di non poter visitare i loro cari, durante l’anno di pandemia, ora dovrebbero accontentarsi di affrontare un lungo viaggio se tanto gli sta a cuore poter guardare negli occhi il proprio affetto (magari vi potrebbero leggere tutta la sofferenza per la distanza da casa e tutto il dolore serbato per le violenze subite). E allora forse sì, acquisterebbe logica questa oltremodo illogica “misura cautelare”.

Ritornando allo sviluppo degli eventi, il giorno 15 luglio 2021 il premier M. Draghi e la Ministra della Giustizia M. Cartabia si sono recati, di persona, al carcere di SMCV per una visita. E Cartabia con un senso di sconfitta nello sguardo e un tono di delusione nella voce ha ricordato “Mai più violenza nelle carceri europee, ha commentato il Commissario europeo Didier Reynders. Mai più violenza! Lo abbiamo detto con forza e lo ripetiamo anche qui: quegli atti sfregiano la dignità della persona umana, che la Costituzione pone come vera pietra angolare della nostra convivenza civile.

Il carcere è un luogo di dolore, di sofferenza. Il carcere è un luogo di pena, appunto. Ma non sia mai un luogo di violenza e umiliazione.

La pena non sia mai “contraria al senso di umanità”: sono le parole dell’art. 27 della Costituzione, che ci auguravamo di poter dare per acquisite per sempre e che invece oggi e ogni giorno dobbiamo continuamente riconquistare. Presidente, la Sua presenza qui è più eloquente di mille parole. E dice che ciò che accade nelle carceri riguarda tutti. I problemi delle carceri sono problemi di tutto il Governo, di tutto il Paese, non solo di un settore dell’amministrazione della giustizia, né tanto meno di un solo istituto penitenziario. La Sua presenza dice che di quei problemi vogliamo farci carico”.

Una riforma radicale degli istituti penitenziari, dei servizi e della formazione – gestione del personale sembra fra i problemi principali da discutere e risolvere in governo. Certamente rammarica considerare che se nulla di così orribile fosse emerso agli occhi di tutti, probabilmente nulla si sarebbe mosso nel mondo delle carceri italiane.

All’indomani della visita istituzionale nel luogo della mattanza, abbiamo ascoltato le parole del Garante dei diritti delle persone private di libertà personale di Caserta, Emanuela Belcuore.
Belcuore ha ricevuto il suo incarico nel giugno del 2020, dunque due mesi dopo gli accadimenti. Lei stessa tiene a precisare che l’istituzione di una figura professionale come la sua è già di per sé indice di un malfunzionamento nel riconoscimento dei diritti basilari ai detenuti. La dottoressa vive quotidianamente affianco a costoro e alle loro famiglie, e combatte per garantire loro un percorso di redenzione e di reinserimento sociale.

La dottoressa nel parlarci denuncia il carattere cerimoniale della visita del Governo a SMCV “Alla cerimonia era assente il protagonista di questa storia, perché mancava una delegazione di detenuti e una delegazione di familiari che potesse parlare sia con la Cartabia che con Draghi… I detenuti sono stati presi alla sprovvista, sono stati informati in ritardo della visita e non hanno avuto modo di preparare domande adeguate da rivolgere al Premier o alla Ministra”. Inoltre, ci racconta la misura cautelare sia stata vissuta dagli stessi detenuti e dalle loro famiglie. Aggiunge “È giusto tutelare i detenuti trasferendoli in istituti e sedi diverse, ma non è giusto per loro e per le loro famiglie che vengano mandati in luoghi così lontani. Questa misura è stata recepita come un ulteriore punizione nei loro riguardi”.

Infine, ci riporta le parole della parte opposta, quella degli agenti. Attraverso la mediazione di Belcuore, gli agenti della polizia penitenziaria chiedono giustizia e sollecitano gli inquirenti ad andare in fondo alla questione: cercano di raccontare come le loro azioni siano state dettate anche dalla paura per la situazione contingente, ma soprattutto tengono a precisare di essere stati gli esecutori di un comando partito altrove “È vero che noi siamo stati il braccio ma cercate anche la mente”.

Ora, vorrei tirare alcune mie conclusioni partendo proprio da quest’ultimo punto, ovvero dalle parole e dai pensieri pronunciati da alcuni di questi agenti. Sinceramente mi spaventa pensare che dagli alti gradi del sistema militare possano arrivare ordini di tal genere. Dall’altro canto ciò che ancor di più mi terrorizza è l’assenza di coscienza di coloro i quali non si sono sottratti a tali ordini: anche Adolf Eichmann si considerava un funzionario ligio, ma sappiamo tutti che la banalità del suo male consisteva appunto nell’incapacità di valutare criticamente e con senso morale e umano le leggi e le azioni dello Stato nazista. Ma con i miei discorsi non intendo generalizzare e considerare marcio il lavoro di tutto il corpo di Polizia, anzi. Proprio perché credo nel valore della giustizia e nella forza sana delle forze dell’ordine, credo in chi ogni giorno si alza dal letto con l’ambizione di rendere la nostra nazione un luogo più sicuro e un luogo più felice in cui vivere.

di Nicola Iannotta

Print Friendly, PDF & Email
Pubblicità