La Via Francigena è un fascio di strade antiche che unisce Canterbury, la diocesi a Nord più lontana da Roma, a Gerusalemme, attraversando anche la Valle Caudina.  Sigerico, arcivescovo di Canterbury del X secolo, l’aveva percorsa e descritta nel suo diario come una vera e propria guida per i pellegrini, in cui consigliava strade sicure da percorrere a piedi per ragioni di penitenza. In esso citava locande, monasteri e chiese che potevano offrire ospitalità ai viaggiatori. Dal 1994 la Via Francigena è stata dichiarata “Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa”, assumendo una dignità sovranazionale.

Da qualche anno la parte italiana della Via Francigena è totalmente percorribile e si sta rivelando un tesoro dal punto di vista turistico grazie al fascino che esercita sui fedeli. Spiega di più a riguardo il Cavaliere Francesco Barbato, di Montesarchio, studioso di storia locale, autore del libro “Il ruolo della Valle Caudina nel contesto della Via Francigena”.

Il pellegrino aveva delle necessità e si muoveva in base ad esse. Con quale criterio sceglieva quali strade percorrere?

«Nella Valle Caudina ci sono tre percorsi che fanno parte della Via Francigena: i paesi a Nord della Valle, i paesi al Sud e la Via Appia.

Quest’ultima era, nel Medioevo, la strada più corta ma anche la più pericolosa: c’erano foreste in cui i pellegrini potevano essere aggrediti, derubati e talvolta anche uccisi. Per questo motivo preferivano le strade più trafficate. La loro sicurezza era data anche dalla presenza di castelli e torri di controllo».

Se il pellegrino era un cavaliere, poteva avventurarsi anche sul percorso più pericoloso perché non era mai da solo, ma sempre con uno scudiero e un palafreniere, cioè chi si occupa del benessere del cavallo: tre persone armate atte alle armi in grado di difendersi una volta attaccate. Il semplice pellegrino si armava di coraggio e bordone, il bastone tipico del pellegrino, e attraversava i sentieri a vista.

Anche le donne andavano in pellegrinaggio?

«Sì, per loro era ancora più pericoloso, a causa della loro vulnerabilità. Se appartenevano a famiglie nobili partivano con una scorta di guerrieri armati, altrimenti si travestivano da uomo o da lebbrose».

Sulle mappe sono segnati dei percorsi privilegiati e luoghi di accoglienza. Qual è stato il più frequentato della Valle Caudina?

«Un luogo di passaggio per più di mille anni è stato l’Ospitale di Montesarchio. Nel 1750 fu innalzata la Torre dell’orologio, ancora oggi visibile».

Tutte le religioni hanno un luogo sacro. Questo ha conferito al pellegrinaggio un ruolo esclusivamente religioso?

«Il pellegrinaggio è stato ed è ancora oggi un modo per avvicinarsi alla divinità, per riscattarsi dalla vita miserabile e assicurarsi la salvezza eterna. Ma non solo: sulle strade insieme a pellegrini e commercianti circolavano idee, usi e costumi provenienti da tanti paesi diversi. Un concetto che oggi chiamiamo “globalizzazione”».

Il pellegrinaggio era sempre diretto in Terra Santa?

«La Via Francigena poteva essere attraversata da vari tipi di pellegrini, a seconda della loro meta: i romei si fermavano a Roma, i gerosolimitani proseguivano fino a Gerusalemme, scendendo lungo la penisola per imbarcarsi al porto di Brindisi. Entrambi indossavano simboli di riconoscimento: i primi delle chiavi, gli ultimi una palma sul cappello e la croce cosmica».

di Eleonora Pacifico
Tratto da Informare Magazine Gennaio 2019