La scuola non è il virus: tutti contro De Luca

Scuole chiuse fino al 30 ottobre. È questa la sentenza di De Luca, attaccata sia da genitori e insegnanti che dal governo centrale.

Di fronte all’aumentare dei contagi in Campania il Presidente della Regione ha sacrificato la didattica in presenza, proprio quella che, secondo molti, doveva rappresentare una priorità.

“Chiudere subito in blocco le scuole è una soluzione che sembra a portata di mano e molto facile, ma anche dal punto di vista delle scelte, degli indirizzi politici e dei segnali che diamo sull’importanza dei nostri ragazzi non è il miglior segnale che stiamo dando.” ha affermato il Presidente del Consiglio Conte, invitando i governatori delle regioni ad affrontare questa crisi con spirito collaborativo.

La ministra dell’Istruzione Azzolina attacca ancora più duramente questo provvedimento d’emergenza, sostenendo che le scuole, anche in caso aumentasse il disagio, dovranno essere le ultime a chiudere.

“Ad oggi guardo i dati che ci dicono che le scuole sono i posti più sicuri rispetto ad altri luoghi. Alla scorsa settimana erano stati lo 0,080% gli studenti contagiati. De Luca ha chiuso le scuole ma oggi quegli studenti campani dove sono? Sono nei centri commerciali, in strada, nei negozi che non credo siano luoghi più sicuri di altri”

Le critiche arrivano anche dal sindaco De Magistris, che si esprime senza riserve nei confronti della decisione presa dall’amministrazione regionale senza nessun consulto: “Basta dire che questa è una situazione inaspettata. E’ da giugno che aumentano i contagi. E De Luca non ha fatto niente: non ci sono medici o infermieri in più, niente tamponi o nuovi posti letto. Assistenza domiciliare completamente assente. Cosa è stato fatto in tutti questi mesi di proclami e lanciafiamme? E’ venuta fuori tutta l’inadeguatezza della sanità pubblica della regione. Gli ospedali sono già in tilt.”

Da venerdì 16 ottobre rappresentanze di studenti, genitori e insegnanti si sono riuniti di fronte Palazzo Santa Lucia per protestare in difesa del diritto all’istruzione, che non può di certo esaurirsi nella didattica a distanza, che non è scuola ma quello che definiscono un surrogato che esclude definitivamente i più deboli e impoverisce miseramente ogni processo di crescita. 

“Nessuno si azzardi a chiamarci negazionisti: vediamo bene l’emergenza sanitaria e sociale e proprio per questo abbiamo chiesto fin da marzo più tamponi, più prevenzione, interventi seri sui trasporti pubblici, maggiori investimenti ed interventi straordinari per sanità e scuola. Ma niente di tutto questo è stato realizzato.(…) Se oggi la scuola chiude non ci sentiamo più al sicuro ma solo derubati dell’ennesimo diritto fondamentale. Non accettiamo la finta contrapposizione tra diritto all’istruzione e diritto alla salute e diciamo chiaramente che i due diritti vanno tutelati congiuntamente.” scrivono gli organizzatori del presidio.

di Marianna Donadio

 

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