La povertà educativa minorile nell’era Covid

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In un periodo di enorme fragilità per tutto il Paese, l’impatto sui bambini e la loro crescita sociale è tutt’altro che trascurabile. Le restrizioni adottate per affrontare l’emergenza e la sospensione delle attività didattiche in presenza hanno inevitabilmente impattato sulle possibilità di accesso dei minori a opportunità fondamentali per la crescita e per la riduzione dei gap legati al territorio, al contesto sociale e familiare. Ma hanno soprattutto messo a nudo le debolezze strutturali del nostro sistema, costringendoci a confrontarci con le forti diseguaglianze economiche, sociali e digitali. L’istituto Demopolis e l’impresa sociale Con i bambini hanno prodotto, nell’ambito del Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorileun’indagine per mettere in evidenza proprio i riflessi che la pandemia ha avuto sui processi educativi 
Dai dati raccolti emerge una chiara consapevolezza sul prezzo dell’emergenza che i minori dovranno pagare nel lungo termine, dovuto non solo alla maggiore povertà materiale delle famiglieLe principali preoccupazioni riguardano le disuguaglianze, lo scarso apprendimento scolastico, l’abbandono, il rischio di isolamento e riduzione della vita socialeAd essere mancatele attività ludiche e ricreative, i laboratori, le palestre e i centri sportiviMentre principali difficoltà riscontrate sono la scarsa capacità di attenzione nel contesto della DaD e la mancanza di dispositivi informatici e connessioni idonee: un dato che cresce enormemente se si guarda al Sud.
Informareonline- Povertà educativaTra le questioni emerse anche la formazione degli insegnanti, o meglio la capacità di maneggiare con familiarità gli strumenti digitali e il tema del supporto necessario ai bambini per usufruire delle nuove modalità. Il 65% dei genitori ritiene che la scuola garantisca l’uguaglianza di opportunità “solo in parte, con livelli di qualità differenti”. Un dato importante che, in un paese che affronta l’emergenza dagli ultimi posti per digitalizzazione e accesso a internet delle famiglie, mette in evidenza il ruolo ancor più debole della scuola nel garantire la mobilità sociale e nell’attrezzare i bambini e i ragazzi a sottrarsi, da adulti, a povertà e marginalità. 

Si tratta di una tendenza che riguarda l’intero Paese, ma che come per ogni fenomeno presenta forti divari territorialitra Nord e Sud ma anche tra regioni, tra comuni e tra quartieri di una stessa città. La Campania è purtroppo la prima regione in Italia per povertà educativa e la terza per dispersione scolastica; prima per rapporto tra presenza di minori e rischio di povertà ed esclusione sociale; prima per la quota di famiglie che dichiarano di vivere in abitazioni troppo piccole e in cattive condizioni.

La situazione è particolarmente drammatica in provincia di Napoli, ai primi posti per quota di famiglie in disagio economico potenziale, e nei quartieri più fragili. Sanità, Quartieri Spagnoli, Scampia. In questi contesti la chiusura delle scuole, accompagnata spesso alla mancanza di strumenti informatici adeguati, di supporto da parte della famiglia e di spazi idonei allo studio, rischia un’impennata dei dati, già preoccupanti, di abbandono scolasticoSecondo le stime, più della metà degli studenti, soprattutto in età preadolescenziale, risulta adesso “disperso”, non è stato rintracciato e non frequenta le lezioni a distanza.  

Immerso nelle preoccupazioni sanitarie, lo Stato sta reagendo con ritardo e incertezza, facendo giocare la partita decisiva alla miriade di organizzazioni sul territorio che tentano di offrire alla comunità la possibilità di continuare a godere, pur con i limiti imposti dal distanziamento, dei servizi sociali essenziali e di iniziative volte ad alleviare le difficoltàA Napoli si è potuto contare ancora una volta (e per fortuna) su una comunità creativa, filantropica e solidale.

Informareonline-Povertà educativa-2-minNei Quartieri spagnoli si va dalla scuola alternativa della Fondazione Foqus alla “Didattica dai balconi” del maestro Antonino Stornaiuolo che ha portato la scuola nelle strade del quartiere e direttamente fuori alle case degli studentiNella Sanità, i bambini la DaD la seguono dalla Casa dei Cristallini (Con i bambini) dove sono affiancati da operatori che li aiutano con i supporti informaticiMentre “Batti il Cinque” si occupa di fornire materiale informatico e di creare percorsi dedicati all’educazione digitale e al sostegno allo studio. Scampia, invece, il progetto Ip Ip Urrà (coordinato da Chi rom… e chi nounisce associazioni, famiglie e territorio per creare spazi di comunità in cui i ragazzi possono sentirsi protetti, sperimentare la ricchezza del fare con e per gli altri. Occasioni artistiche, culturali e laboratoriali accessibili gratuitamente alle famiglie, soprattutto quelle normalmente escluse dai servizi e dai circuiti educativi perché chiuse nelle periferie delle città e dei quartieri.  
In un periodo di enorme fragilità per tutto il Paese, l’impatto sui bambini e la loro crescita sociale è tutt’altro che trascurabile: chi era a rischio prima, lo è ancora di più oggi e lo sarà ancora di più in futuro. L’attività del terzo settore si è rivelata fondamentale, ma non può essere sufficiente. La sfida è andare oltre la logica emergenziale, attraverso politiche pubbliche più adeguate, per concepire una nuova quotidianità che metta al centro i ragazzi e i bambini.

di Giorgia Scognamiglio

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