La ‘Ndrangheta tra i maggiori mali italiani
Il Procuratore Gratteri: «La politica è assente sui territori»

Un’economia da 44 miliardi di euro, il suo fatturato rappresenterebbe il 2,9% del Pil italiano, è considerata tra le mafie più pericolose al Mondo: la ‘ndrangheta, tra i maggiori mali italiani. Tutti ne abbiamo sentito parlare, un’organizzazione criminale che prende le sue origini dalla Calabria, dall’Aspromonte. Ecco, proprio in uno dei territori più poveri d’Italia risiede un’organizzazione mafiosa capace di avere infiltrazioni estremamente redditizie in tutti i continenti. Sembrerebbe un controsenso, illogicità, eppure è questo il primo preoccupante dato da analizzare nello studio delle mafie, le quali, ovunque nascano e si diffondano, arrecano povertà e disastri socio-economici.

L’altro pugnale nelle mani della ‘ndrangheta è un impressionante controllo del territorio.
Per anni (e probabilmente tutt’ora) i clan hanno avuto un potere che potremmo definire massimo sulla gestione comunale, uno su tutti si ricorda il caso del comune di Rosarno, costretto alla convivenza con uno dei clan di spicco della mafia calabrese: il clan Pesce. Il controllo in determinati comuni è tale da allontanare completamente sia i cittadini che i partiti dalla vita politica, è il caso del comune di Platì che, nel 2015, non ha visto nessun candidato a Sindaco. È proprio questo che spaventa della ‘ndrangheta, la capacità di giostrare, spesso, la politica locale e fatturare miliardi inserendosi perfettamente nei più grandi circuiti dell’economia legale.

«Negli ultimi vent’anni abbiamo notato che la politica si rivolge sempre di più alla ‘ndrangheta» – a parlare è Nicola Gratteri, Procuratore della repubblica di Catanzaro, sotto scorta dopo i duri colpi inflitti all’organizzazione criminale – «Questo è dovuto al fatto che la politica dà sempre meno risposte ed è sempre meno presente sul territorio, mentre il capomafia garantisce una presenza sul territorio di 365giorni l’anno».

Ciò che ci racconta Gratteri è un duro colpo allo stomaco, soprattutto quando ci fa notare che “anche un piccolo lavoro, magari a nero, procurato al cittadino dal boss, ecco: la ‘ndrangheta dà risposte che la politica non dà”.

Il Dott. Gratteri continua svelando ciò che è stato scoperto negli ultimi due anni: «Abbiamo documentato come alcuni capimafia sono in grado addirittura di proporre e imporre i candidati a Sindaco. Questo è un ulteriore salto di qualità, che prova la totale gestione mafiosa della Cosa Pubblica». Ma cos’è che fa così ricca quest’organizzazione? La maggior parte della mole di denaro proviene dal traffico di droga, particolarmente da quello della cocaina.

Negli anni sono stati dimostrati rapporti internazionali della ‘ndrangheta con organizzazioni come le AUC (Autodefensas Unidas de Colombia, braccio armato del narcotraffico sudamericano), un segnale importante che ci mostra un monopolio immenso del traffico. Su quest’argomento Gratteri ha precisato che: «La ‘ndrangheta da almeno quaranta-cinquant’anni ha broker che vivono stabilmente in Sudamerica, precisamente in Colombia, Bolivia e Perù; ovviamente il tutto è finalizzato al trasporto di tonnellate di cocaina in Europa. È l’unica mafia che compra la cocaina in Colombia per mille euro al chilo, mentre le altre l’acquistano a milleottocento euro».

La ‘ndrangheta ha saputo muoversi efficacemente nel mercato, mostrando il suo volto più moderno ma che dà grosso valore anche all’aspetto tradizionale, ed è forse proprio qui che risiede la sua impenetrabile forza: nella natura stessa dell’organizzazione. Parliamo di una mafia genericamente orizzontale, fatta eccezione di alcune micro organizzazioni interne che, in determinati periodi, avevano importanti ruoli di mediazione o decisionali. Un esempio è la “Santa”, un gruppo di ‘ndranghetisti che nacque per avvicinarsi al potere politico ed imprenditoriale tramite la massoneria. È una criminalità a conduzione familiare, ed è proprio questa caratteristica che porta ad un numero estremamente misero di collaboratori di giustizia, crea la condizione per cui chi si pente è costretto ad accusare i suoi cari, sua madre, suo padre, suo fratello.

Ci si domanda se a tutte queste forze agenti, per natura o per abilità, sulla ‘ndrangheta, non influisca anche un limite del legislatore, su questo Gratteri ci dice che: «Il fatto è che io non ho ancora visto una politica che abbia la vera volontà di cambiare le regole del gioco, non ha la volontà di creare un sistema giudiziario forte e tale da dare risposte alla collettività. Tutto sta nel creare un sistema proporzionato e proporzionale a questa realtà criminale. Purtroppo, eliminato il lato morale ed etico, possiamo dire che ora in Italia è conveniente delinquere».