Il cielo dentro di noi. Con questo tema lo Spazio Nea affronta con coraggio ed entusiasmo la fase post-covid riaprendo al pubblico con un nuovo progetto espositivo, visionario, quasi profetico.

L’installazione proposta dall’artista Gianfranco De Angelis, in arte 8ki, a cura di Marzo Izzolino che già in origine voleva essere presentata “sottovoce”, dopo il lockdown è stata ripensata “chiusa” per approdare verso una modalità nuova e sperimentale di fruizione dell’opera d’arte. La visita è stata rimodulata secondo un nuovo format che consente la fruizione dell’opera da parte del visitatore singolo, fuori dal clamore, dal glamour e dalla folla del vernissage. Così, l’opening si trasforma in un enclosing, racconta il gallerista Luigi Solito, spiegando che questa nuova modalità di visita dona l’opportunità al visitatore di fruire della mostra in forma esclusiva, privata, e diretta. Una mostra che si pensava di posticipare in autunno, ma poi abbiamo capito che è proprio questa la sua natura: esistere in questo periodo, essere visitata in semi isolamento. 

Enclosing time 5-7minuti. La galleria diviene un vero e proprio “gabinetto delle arti”, ambiente dedicato alla fruizione personale: per ogni visitatore vengono ipotizzati 5-7 minuti per un contatto intimo con l’opera, per poi confrontarsi al termine del percorso, se desidera, con artista, curatore, gallerista, e responsabile editoriale ai desk tematici.

L’artista è Gianfranco De Angelis – 8ki, classe 1974, che in questo progetto si avvale tanto del linguaggio visivo dell’immagine quanto di quello verbale. Le due forme convivono sullo stesso supporto. L’installazione consiste in 190 tavole di carta cotone su MDF, dipinte ad acquerello; le tavole nero e oro presentano tra la carta e il colore anche una superficie trattata con foglia oro. La tecnica scelta non è casuale, poiché l’acquerello simbolicamente rappresenta la congiunzione di terra e acqua; e l’acqua affinché il colore resti impresso sul supporto deve necessariamente evaporare.

Acquerello e carta sono elementi totalmente naturali che interepretano la bellezza del cielo così come lo leggiamo in natura.

Ma così come in natura, anche nel progetto entra in gioco la chimica: gli agenti chimici presenti nell’aria, gli stessi che respiriamo, si depositano mediante un acronimo, una sigla sul supporto naturale esattamente come sulla nostra pelle e penetrano, più in profondità, dentro di noi. I cieli azzurri mostrano le sigle dei composti chimici presenti nell’aria, mentre i cieli neri e oro mostrano le sigle delle corrispondenti malattie che ne derivano.

L’autore racconta che il progetto è il tentativo di riposizionare il superficiale in superficie, mettendolo su un piano comunicativo proprio, per lasciare che il dialogo avvenga in una struttura morfologica omogenea. Portare tutto a galla, dove gli acronimi conversano tra loro su un terreno comune.

Si legge nel testo del curatore Marzo Izzolino: la parola usata da poeti, la parola che da sola ha condotto rivoluzioni, oggi, per sue insuperabili e meravigliose caratteristiche plastiche, si fa plasmare dal mondo contemporaneo, diventa sms, slide, post, scrittura compressa e veloce. Invade in pochissimo tempo il nostro modo di comunicare, di leggere e di interagire con il mondo. Pian piano la parola si svuota, si nasconde. Viene puntata, abbreviata, resa acronimo, sigla, in poche lettere bisogna dire tanto, troppo, tutto. Sigla orfana della parola troncata all’origine acquista una sua vita autonoma, diviene ella stessa parola, ma muta e in questo processo perde di valore, di verità, diventa superficie.

Completa l’installazione dunque, la riflessione sul concetto di neolingua, già indagato da George Orwell nel romanzo 1984. Ogni parola contiene in se stessa il suo opposto (ad esempio, la parola buono ha il suo opposto in sbuono, che rende superflua la parola cattivo) e lo scopo principale a cui tende la neolingua, laddove è stata adottata, è stato quello di restringere al massimo la sfera d’azione del pensiero.

Scriveva in 1984 Orwell: «La Neolingua, infatti, era distinta da quasi tutte le altre lingue dal fatto che il suo vocabolario diventava ogni giorno più sottile invece di diventare più spesso. (..) più piccolo era il campo di scelta e più limitata era la tentazione di lasciar spaziare il proprio pensiero».

La mostra vuole anche essere un invito a riflettere su quanto la nostra vita sia influenzata da tutti gli agenti naturali e artificiali che sono presenti nell’aria che respiriamo: un invito a comprendere l’intima e delicata connessione che esiste tra il cielo fuori e il cielo dentro di noi.

Quello che si ritrova in questa wunderkammer esiste già nel mondo intorno a noi. Il visitatore viene invitato a far parte integrante di un’esperienza, in un unicum di sensazioni, e il cielo che osserva è lo stesso che porta dentro di sé, mentre il confronto con gli attori dello Spazio Nea dopo la mostra apre di nuovo verso la parola vis à vis e verso la sfera d’azione più estesa del pensiero.

La mostra sarà visitabile fino al 18 giugno.

di Mina Grasso

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