IPoetry Slam è una competizione in cui i poeti recitano i loro versi, gareggiando tra loro. È una forma poetica declamatoria, praticata nei luoghi pubblici, che utilizza una recitazione a ritmo serrato. Nasce a Chicago negli anni ottanta ma arriva in Italia molto più tardi: il primo slam italiano viene organizzato nel 2001 all’interno del Festival Romapoesia. Solo dodici anni dopo, viene fondata la LIPS, Lega Italiana Poetry Slam, ed arriva in Campania nel 2013 grazie a Francesca Mazzoni. Il Poetry Slam ha delle regole precise: iscrizione aperta a tutti; esibizione a cappella; assenza di riempimenti musicali, luci e abbigliamento particolari; libertà d’espressione; versi propri; tempo di esibizione che non deve superare i tre minuti. Grazie al Poetry Slam, ogni posto diventa adatto a far ascoltare poesia. La gara coinvolge molto il pubblico. Infatti “Poetry Slam” in inglese significa “colpo di poesia”, proprio perché deve colpire l’attenzione dello spettatore, che, se fortunato, può anche diventare giudice della gara. Infatti, i poeti sono valutati da una giuria composta da cinque elementi estratti a sorte tra il pubblico. Ho chiacchierato con Nello Luciano, in arte Eddie Verso, poeta, giornalista, appassionato di Poetry Slam.

La poesia, in generale, è necessaria al mondo. Allo stesso tempo, però, constatiamo che le persone leggono sempre meno e sono sempre meno interessate alla poesia. Secondo te, come si può superare questo scarto?
«Hai ragione, si legge pochissima poesia. Il problema, oltre al decadimento culturale che c’è stato negli ultimi venti anni in Italia, è che forse la poesia conserva un’immagine atavica, viene considerata roba da vecchi, probabilmente perché si pensa alla poesia classica, in rima o con uno stile declamatorio di un certo tipo. A livello accademico, grazie agli avanguardisti e a varie scuole di pensiero, o a poeti come Edoardo Sanguinetti, uno dei miei preferiti, è stata superata questa forma di poesia, ma a livello popolare non ancora: coinvolgere le persone in eventi poetici resta molto difficile. Il Poetry Slam è un ottimo compromesso tra classicità e modernità, perché ribalta il concetto di poesia classica come qualcosa legata esclusivamente ai banchi di scuola e mantiene una valenza poetica, perché ogni verso è ben studiato e le tematiche sono molto varie: sociali, amorose, giocose».

Cosa puoi dire per cercare di avvicinare più persone possibili al Poetry Slam e farlo conoscere?«Insieme al collettivo, abbiamo cercato di far avvicinare le persone alla poesia, organizzando il Demo Slam, uno slam dimostrativo, quindi non una gara vera e propria, in varie città della Campania. Abbiamo operato molto per il sociale, organizzando laboratori di poesia performativa, con persone con disturbi psichici o che scontano una pena alternativa. Continueremo a organizzare eventi non solo per far sentire la nostra voce, ma anche per aiutare chi ne ha bisogno. Io ho scoperto questo genere poetico innovativo quasi per caso ben otto anni fa. Da allora, non ho più smesso di partecipare a queste gare, insieme agli altri poeti che fanno parte del collettivo CASPAR».

Come nasce il CASPAR?
«Il “CASPAR – Campania Slam Poetry” nasce nell’autunno 2017, all’indomani della finale regionale LIPS (Lega Italiana Poetry Slam), dall’unione, del tutto spontanea, tra le poetesse e i poeti, gli artisti e i performer ivi presenti. Al momento siamo dodici componenti: io, Andrea Maio, Francesca Mazzoni, Vittorio Zollo, Eugenia Giancaspro, Francesca Saladino, Daniela Allocca, Maria Pia Dell’ Omo, Claudio Lamberti, Stella Iasiello, Paolo Varricchio e Massimiliano Mazzei. Quest’anno siamo particolarmente orgogliosi perché abbiamo raggiunto un grande traguardo: siamo stati il quarto collettivo più attivo in Italia. Abbiamo organizzato oltre 20 slam in giro per la Regione, e ciò ci ha permesso di portare 2 campani in finale nazionale (Francesca Mazzoni e Mena “Dop Amina” Saracino) più la nostra Eugenia, qualificatasi come miglior poetessa in Abruzzo».

Parteciperai ad altre gare e in futuro?
«Certamente. Continuerò a gareggiare, inoltre vorrei creare uno spettacolo di poesia e musica elettronica improvvisata, evidenziando come la parola veicoli anche il suono. E poi, insieme al CASPAR, vorremmo portare il Poetry Slam nelle scuole, per aiutare bambini che hanno problemi di tipo cognitivo, bambini autistici o con BES».

di Eleonora Pacifico

Tratto da Informare n° 184 Agosto 2018