La Casa di Carta o “La Casa de Papel, per chi è fermamente contrario all’ adattamento dei titoli in italiano, è la storia di un fallimento. Niente giudizi o cose del genere, è realtà, è un dato di fatto. Tutto inizia nel 2017, quando una rete televisiva in chiaro spagnola, inizia a trasmettere la prima stagione della storia ideata da Alex Pina. “La banda del Professore” – gruppo dei personaggi protagonisti – parte col piede giusto, 4 milioni e mezzo di spettatori. Seconda batteria di episodi: male, a tratti malissimo. Audience dimezzata, pubblico in netto calo, telecamere spente. La serie morì, le riprese erano terminate. Quando però si cade, per rialzarsi c’è bisogno di una mano amica e se il braccio che te la pone si chiama Netflix, allora più che mettersi di nuovo in piedi, si fa un balzo vero e proprio. Il colosso dello streaming acquista le prime due stagioni già trasmesse in Spagna e le inserisce  nel catalogo generale tra i tanti titoli presenti, senza un lancio pubblicitario, niente di niente. Tutto d’un tratto, i profili social degli attori vengono inabissati di follow, la Casa de Papel fa il giro del mondo, in un attimo tutto cambia, era ora di riunire la banda. 

Los Simbolos

Che Netflix abbia inciso sul successo non c’è dubbio. Il pubblico però è esigente, non regala nulla, e allora c’è qualcosa, anzi più di una cosa, che fa della Casa di Carta un fenomeno globale: i simboli. La serie ha un inno, uno stemma e un colore. “Bella Ciao, la musica che accompagnò la resistenza dei partigiani italiani, la maschera di Dalì, le tute rosse. Tre elementi capaci di creare una potenza iconografica impossibile da non riconoscere. Il legame con gli spettatori va oltre l’intrattenimento. È quasi “filosofico”. Il pubblico si connette con le virtù e debolezze di ogni personaggio. È facile entrare in empatia, anche con il cattivo. È  intrigante seguire le mosse geniali del Professore, capo di una banda di rapinatori e allo stesso tempo sociopatico, timido e impacciato nelle relazioni, un ladro decisamente atipico. Altra mossa vincente: la veracità. Può sembrare assurdo ma molti dei problemi incontrati dai personaggi sono quelli che si incontrerebbero nella realtà e le soluzioni funzionerebbero davvero !. Alla creazione di alcune scene hanno partecipato ingegneri, sul set compaiono forni industriali reali, in un episodio recita un chirurgo che cuce un punto di sutura sulla pelle di un attore. Anche Neymar non ha resistito. Fan accanito della serie, ha vestito i panni di un monaco, pur di conoscere il Professore e i suoi compagni, chiamati ognuno con un nome di città diverso, altra scelta decisamente azzeccata. 

La Resistenza  

A Firenze, il primo ciak della terza stagione è stato accompagnato da migliaia di fan che seguivano gli attori per le vie di Piazza del Duomo. Prima di Netflix, si girava per lo più a Madrid, adesso invece se serve un isola privata nel Pacifico, basta chiedere. Grazie all’affetto del pubblico, hanno ottenuto l’ autorizzazione del governo spagnolo per girare una scena nel centro della capitale, bloccando il traffico per alcune ore e facendo “piovere banconote” dal cielo. Le maschere compaiono al carnevale di Rio, la tuta rossa è indossata per le proteste sociali, la musica di “Bella Ciao”, intonata dai profughi all’arrivo dell’Open Arms a Lampedusa nel 2019, un coro liberatorio che stava per “abbiamo resistito e ce l’abbiamo fatta”.  

In classifica

Nel 2018 vince un Emmy Award per la migliore serie drammatica ma con il lancio della quarta stagione, è arrivata al secondo posto nella principale classifica mondiale di tutte le serie della storia. È la produzione Netflix più vista di sempre in Italia e in Francia. Secondo la Parrot Analytics, un’azienda che analizza la performance dei contenuti televisivi, dal 3 al 5 aprile, La Casa de Papel 4 è stata 31,75 volte più richiesta rispetto a serie come Game of Thrones e The Walking Dead, oltre a primeggiare come serie tv più vista al mondo. Numeri impressionanti per una storia che dal fallimento si è trasformata in un successo senza precedenti.  

 di Pasquale di Sauro

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